Ci sono cose a cui non so resistere

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Il disegno può essere contagioso, io ben lo so. Una persona, che molti di voi conoscono per le sue capacità nello scrivere, ha iniziato a disegnare.

In realtà era già decisamente brava, ma ha iniziato ad esercitarsi con più assiduità. Mi ha fatto il piacere di inviarmi alcuni suoi disegni e vi assicuro che sono molto belli.

Ieri mi ha mandato un disegno di Totoro. Era delizioso.

E si… ci sono cose a cui non so resistere.

Pur sapendo che un confronto tra me e Hayao Miyazaki, che con i suoi film e lo Studio Ghibli ha fatto la storia dell’animazione, non è neppure immaginabile, potevo resistere alla tentazione di cimentarmi anch’io con Totoro e Nekobasu.

… e no… non vi dirò il nome della persona che mi ha mandato i suoi disegni 🙂

Moon over Bourbon street

Tanto tempo fa Lisa mi chiese di disegnarle un lupo.

Diciamo che questo post è la riprova che nella vita non si deve mai perdere le speranze.

So che lei avrebbe abbinato al disegno una canzone degna.

Per me la scelta è stata facile con un bel pezzo jazz di Sting ispirato al romanzo di Anne Rice “Intervista con il vampiro”.

There’s a moon over Bourbon Street tonight
I see faces as they pass beneath the pale lamplight
I’ve no choice but to follow that call
The bright lights, the people, and the moon and all
I pray everyday to be strong
For I know what I do must be wrong
Oh you’ll never see my shade or hear the sound of my feet
While there’s a moon over Bourbon Street

It was many years ago that I became what I am
I was trapped in this life like an innocent lamb
Now I can never show my face at noon
And you’ll only see me walking by the light of the moon
The brim of my hat hides the eye of a beast
I’ve the face of a sinner but the hands of a priest
Oh you’ll never see my shade or hear the sound of my feet
While there’s a moon over Bourbon Street

She walks everyday through the streets of New Orleans
She’s innocent and young, from a family of means
I have stood many times outside her window at night
To struggle with my instinct in the pale moonlight
How could I be this way when I pray to God above?
I must love what I destroy and destroy the thing I love
Oh you’ll never see my shade or hear the sound of my feet
While there’s a moon over Bourbon Street

 

La dea – in collaborazione con Kinkynora

Le collaborazioni sono sempre molto piacevoli e se a scrivere è Kinkynora, che ringrazio, il risultato è assicurato. Dopo il suo racconto per Gola di velluto abbiamo deciso di riprovarci. Questo è il risultato, frutto della sua capacità narrativa e di un mio disegno.

Apre gli occhi e si ritrova in un ambiente sconosciuto, oscuro, sente gli arti legati, prova a muoversi ma non riesce. Riprende coscienza di sé lentamente e capisce di essere legata ad un letto, un bavaglio le chiude la bocca, solleva appena la testa per controllare il suo corpo e si intravede completamente nuda, ai polsi e alle caviglie delle corde che la trattengono agli angoli del letto. Si guarda intorno, sopra di lei un lussuoso baldacchino adornato di pesanti drappi color porpora trattenuti da nastri neri di raso. La stanza è in penombra, solo una piccola lampada illumina l’ambiente, le finestre sono oscurate da lunghe tende. La stanza è vuota, anonima, forse una stanza d’albergo ma non ha memoria di come ci sia arrivata e chi l’abbia legata al letto.

La donna in silenzio le porge un corsetto di pizzo nero. si alza dal letto e le va incontro, lo prende tra le mani e in un attimo lo ha già sul suo corpo. Le stringe la vita, si sente a disagio in quel pizzo, il corpo della donna davanti a sé è molto più sinuoso ed elegante, piacevole alla vista avvolta in una morbida vestaglia dai motivi orientali, lunghi spacchi sui fianchi mostrano le sue gambe candide, lunghe e affusolate, impreziosite da autoreggenti scure, deve essere una Dea. Le loro immagini riflesse nello specchio. Il confronto con quel fisico statuario la intimorisce, non ha il coraggio di guardarla in volto. La donna sbatte nervosamente il frustino sul palmo della mano opposta. Lei sente il suo sguardo addosso, si sente studiata, misurata, analizzata. Il disagio è insopportabile. Si volta di schiena e nasconde il volto fra le mani.

Carponi sul letto, pronta a ricevere la sua punizione. Davanti ai suoi occhi un uomo dal viso deforme la fissa e ride, può vedere solo il suo volto dall’altro lato del letto, ride sguaiato e la sua risata fa crescere in lei un moto di sdegno, di disprezzo profondo. Sente scivolare sulla pelle nuda il frustino, freddo e liscio. Scivola piano sulla sua schiena, segue la linea curva dei glutei esposti, si infila nella piega fra le natiche e indugia sul suo sesso. Il contatto con l’oggetto si perde per un attimo, il colpo arriva netto, feroce e inaspettato. Il suo corpo si irrigidisce, il dolore arriva veloce al cervello come un lampo, si espande caldo e violento, quasi liquido fra le sue gambe. Trattiene a malapena un gemito. Seguono altri colpi, veloci e ravvicinati, violenti e imperterriti a colpire sempre la stessa parte. Le lacrime scivolano senza controllo sul suo viso, i singhiozzi echeggiano nella stanza.

Inginocchiata sul letto osserva la Dea avvicinarsi. Le parla ma le sue labbra non si muovono, sente la sua voce soave scioglierle qualcosa dentro. Ti toglierò tutta la tua libertà, tutta. La guarda in viso, un viso dolce e materno, solo gli occhiali la rendono più austera. La sua voce è miele che scivola vischioso e si attacca alle pareti del suo animo. Richiedo disciplina. Occorre tempo. Occorre che io ti entri dentro. La Dea arriva alle sue spalle, il frustino ora è solo una lieve carezza sul suo petto, la cinge, la protegge. Lei si abbandona alla sua Dea, chiude gli occhi e si lascia andare.

Il buio.

Il vuoto.

Si sente cadere nel vuoto.

Atterra pesantemente. Riapre gli occhi di scatto. Nel suo letto, nella sua stanza. Il sole entra prepotente dalle fessure delle persiane. Una mano fra le gambe, dentro le mutandine, dentro di lei due dita strette nella sua calda umidità, strette ancora fra gli ultimi spasmi del piacere.

Rosa – Omaggio a “I disegnini di Andrea”

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Tra i tanti blog di disegni, schizzi e zozzerie varie che seguo, alcuni meritano sicuramente menzione.

Uno di questi è I disegnini di Andrea, un artista che realizza bellissime illustrazioni.

Ispirandomi al suo stile (ma con tecnica decisamente più rozza) gli dedico questo tributo (come lui li dedica a veri artisti).

Se ancora non lo conoscete correte a visitare il suo blog.

 

Intercity notte – Gola di velluto #14

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Una blogger, che preferisce rimanere anonima, mi ha inviato questa sua storia / fantasia.  Mio il tentativo di illustrarla con un disegno ispiratomi dalla lettura.


Salendo sull’Intercity notte per Torino non avrei immaginato che mi sarei trovata alle due del mattino chiusa in uno scompartimento con le gambe aperte, gli slip abbandonati alle caviglie e due dita di donna, non mie, tra le gambe, infilate completamente nella figa, bagnata e gonfia e calda da ustione e aperta dalla voglia di accogliere ben altre dimensioni, mentre una bocca, stessa proprietaria delle dita, mi copriva, succhiandolo, il capezzolo liberato in fretta dal reggiseno abbassato.

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Ma allora davvero dobbiamo cercare la giusta prospettiva?
Anche quando i rapporti si fanno tesi, quando si stenta a riconoscersi e a ritrovarsi?

Mi sono chiesto come farlo molte volte, ancora mi capita di farlo.

Ma forse alla fine l’unica soluzione è girare intorno e vedere tutto dall’altra parte.

Non è sempre facile, ma da questa angolazione tutto diventa diverso e a volte più chiaro.

Come disegnare tutto dalla prospettiva opposta.

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Oggi un’amica mi ha detto: “Pianificare è diventata la parola del secolo”.

Pianifichiamo le attività, il lavoro, gli impegni, la vita.

So che per alcuni è una necessità, un modo di trovare la sicurezza nelle proprie azioni.
Pianificheremo anche cosa fare nel caso salti la nostra pianificazione?

Siamo sicuri di voler prevedere davvero tutto?

La prospettiva giusta sarà davvero questa?

L’inaspettato, anche quando ci ferisce, non sarà quello che ci rende davvero vivi?

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Ci sono cose che vorremmo non cambiassero mai.

Ci sono cose che ci paiono immutate fin che non ci accorgiamo che abbiamo solo smesso di guardarle dalla giusta prospettiva per vedere e capire quanto stessero cambiando.

Ci sono cambiamenti a cui decidiamo di adattarci e ci sono cambiamenti che a volte non accettiamo.

A volte siamo solo noi a cambiare.

Ci sono cose che indipendentemente da come sono cambiate e dalla prospettiva da cui le guardiamo restano sempre bellissime.

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Devi cercare di vedere le cose dalla giusta prospettiva!

Non ditemi che non vi hanno propinato questa meravigliosa “massima” un bel po’ di volte nella vita. Io, giusto per cadere nella banalità più assoluta, ho cercato di propinarmela anche da solo.

Credo però di essermi stufato di tentare di dare la giusta prospettiva ad alcune cose, ma aver iniziato ad accettare i fallimenti in quanto tali e essere riuscito a dare il giusto valore ai successi.

Forse la giusta prospettiva non bisogna cercarla, ma semplicemente goderne quando ce ne capita una buona davanti e se proprio siamo stufi di aspettare quella perfetta, possiamo disegnarla.

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