No questo non è YSI! – Ricaduta di un drogato

Dedicato a Mattia de Padova, i cui disegni mi piacciono davvero molto. Se non lo conoscete, seguitelo!

Draghi… ancora draghi? E basta! Adesso inizierai di nuovo con i racconti fantasy (1, 2, 3)? No ti prego, direte voi. Ma non puoi ricominciare a scrivere cose zozze come all’inizio? Mi sa che avete pure ragione, ma in questo periodo non mi vengono. Vi rassicuro comunque, questo non è il drago Ysi, e non ricomincerò con storie fantasy.

La sua “genesi” è del tutto diversa. Purtroppo (o per fortuna a seconda dei punti di vista), un paio di giorni fa, mi sono imbattuto nel post di Mattia “Il Drago è arrivato“. Credo che l’effetto sia stato molto simile alla ricaduta in una dipendenza.

E visto che la dipendenza da fumo non mi era sufficiente sono andato a cercarmene un’altra. In fondo bevo poco e mi drogo saltuariamente, poteva andare molto peggio!

Ok, ammettiamolo, il disegno da dipendenza, a me da dipendenza. Credo che se esistesse un gruppo di disegnatori anonimi potrei tranquillamente parteciparvi.

Paziente: “Ciao, sono Ali. Sono tre settimane che non disegno e mi sento abbastanza bene”

Applausi

Dottore: “Cosa hai in tasca?”

Paziente: “Una matita e una gomma, ma non le uso, le porto solo dietro… davvero!”

Dottore: “Prima o poi dovrai lasciarle… lo sai…”

Paziente: “Si lo so dottore… lo farò…”

Dottore: “E con i video… come andiamo?”

Paziente: “Bene, bene… eh… diciamo molto meglio…”

Dottore: “Solo porno come avevamo deciso?”

Paziente: “Eh… veramente ieri ho guardato un tutorial su come disegnare i piedi… ma solo uno dottore. Ed era due settimane che non lo facevo”

Dottore: “Ricordati quanto sia facile ricadere nella dipendenza! Ne basta uno… Mi raccomando!”

Paziente: “Va bene, ci starò attento. Grazie dottore”

Dottore: “Facciamo un bell’applauso ad Ali che sta provando a smettere!”

Applausi

E invece è bastato il suo post per ricadere. Visto che ho promesso a Mattia, nel caso fossi riuscito a realizzare qualcosa di bello, che lo avrei pubblicato, ecco la mia testa di drago!

Sapete qual è la cosa peggiore? Che come un vero dipendente sono appagato. Come tutte le volte in cui in testa mi passa l’idea di smettere di fumare e reprimo il pensiero con la boccata di sigaretta migliore della giornata.

L’idea di smettere con il sesso fortunatamente non mi è mai passata per la testa!

La grande onda Z


Il possente corpo d’acciaio sorge dal mare davanti a Kanagawa, solo in parte nascosto dalla grande onda.

Non so resistere al bello, mi intrappola e mi rapisce. Credo di essere un’esteta alla fin dei conti. E’ successo molte volte, in visita a città e musei, che davanti a opere d’arte resti estasiato, in immobile ed assorta ammirazione. Ed è necessario che qualcuno, di solito stufo di aspettarmi o di vedermi imbambolato, venga a portarmi via a forza. Un inizio di sindrome di Stendhal credo.

Non ho particolari preferenze, “soffro” un po’ di tutto: quadri, palazzi, sculture, ma anche ponti e strade a volte.

La maschera di Agamennone e quella di Tutankhamon, la stele di Rosetta, il grattacielo Chrysler a New York, il museo Picasso a Barcellona, le opere futuriste di Balla e il Grande Nocchiere di Thayaht sono solo alcuni esempi che mi vengono in mente.

Anche il tuo culo nella penombra, appena illuminato della prima luce del mattino che filtra dalle persiane mi rapisce spesso, ma questa è una categoria a parte.

Riflettendoci, l’effetto “rapimento” mi succede solo vedendo le cose dal vivo. Foto, libri e ricostruzioni digitali non sortiscono lo stesso effetto. Questa sicuramente è una fortuna, impedendomi di rimanere inchiodato per ora davanti a una cartoleria che incautamente ha esposto in vetrina dei block notes con una quadro di Monet sulla copertina.

Un posto d’onore quindi lo riservo sicuramente a La grande onda al largo di Kanagawa, di Katsushika Hokusai. Un’opera splendida.

Quando andai al Mao, qui a Torino, non sapevo ne avessero una copia… e anche in quell’occasione mi ci dovettero portare via! Per quanto sia famosissima, è forse la più conosciuta dell’arte figurativa giapponese, vista dal vero toglie davvero il fiato.

La mia passione per il Giappone ben la conoscete e da qui è partito lo spunto per il disegno che vedete sopra. Spero che maestri del calibro di Katsushika Hokusai e Gō Nagai (di cui già altre volte ho stuprato le opere) mi potranno perdonare.

Per la realizzazione ho depredato tutto quello che avevo in casa, matite, pastelli, pennarelli e chine. Devo ammettere che l’effetto finale mi soddisfa alquanto.

Vespetta… eccomi!

Chiave inglese e cacciavite. Riattaccare i cavi della batteria alla vespetta sancisce in modo ufficiale il termine delle mie vacanze. Il motore tossisce, sbuffa dopo un mese di sosta forzata in garage. Ogni volta c’e’ un po’ di patos, chissà se vorrà saperne di ripartire o se mi toccherà spingerla dal garagista / elettrauto sotto casa che, con sguardo sornione e salopette blu d’ordinanza, sta appoggiato al muro dell’officina in attesa di donzelle da salvare e clienti da spennare.

Ma stamattina no, dopo un paio di tentativi si avvia, è andata bene.

Dopo due settimane e 2000 km di auto sono felice di tornare sulla mia vespa. E come al solito mi fa uno strano effetto potermi nuovamente muovere agile e guardare le facce sconvolte degli automobilisti, con cui condivido probabilmente il destino del primo giorno di rientro dalle vacanze. Anche la mia di faccia deve essere un po’ come la loro, ma il rientro dopo tutto non è stato così traumatico.

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Saluti e teaser

Anche se a volte ho dubitato di farcela, anche quest’anno sono arrivato alle ferie. E domani… fan culo al lavoro, ai casini, alla rete. Domani parto.

Per un po’ vi sarò lontano, mi staccherò dal pc, dal iphone, dalle mail. Ne ho bisogno.

Niente internet, wifi, dll, if, for e while. E niente blog. Mi mancherete, lo so. Ci rivediamo a settembre, dove spero di essere un po’ più presente che in questo ultimo periodo.

Ci sono tante cose che vorrei fare. Pubblicare di nuovo qualche racconto, scrivere qualcosa a 4 mani con qualcuno di voi, riprendere qualche progetto che è finito mio malgrado nel dimenticatoio e iniziare qualcosa di nuovo.

Ricominciare con la rubrica Gola di Velluto, a cui siete stati così gentili da mandare fantastici racconti, alcuni dei quali non ho ancora pubblicato e me ne scuso.

Sono stati tempi difficili, a volte burrascosi e so che mi aspetterà un autunno impegnativo.

Un periodo per rigenerarmi, con te vicina. Per conservarti per quando non ci sarai.

Ci vediamo dunque e grazie di tutto quello che mi avete dato.

 

Samurai – Ogni promessa è debito

Dedicato a Orso Romeo e ai suoi paragoni improbabili

Concludo questa mini serie dedicata ai samurai (a meno che non mi venga qualche altra idea, mai dire mai) con questa “imitazione” (per non scrivere copia che fa più brutto) di una copertina di un numero del manga “Sasuke, il piccolo ninja”.

Nel primo post, che si è poi trasformato in tutto questo, Orso Romeo comparava i miei disegni a quelli del manga e cartone Sasuke.

Perfettamente conscio del fatto che i miei disegni non sono lontanamente paragonabili a quelli di maestri che hanno fatto la storia dell’animazione (ma si sa che Romeo è sempre troppo buono con me), ma non per questo non riuscendo a trattenermi dal pisciarmi sotto dalla felicità per tale paragone, gli ho promesso che avrei provato a disegnarlo.

I manga sono fottutamente difficili da fare (almeno per me), hanno poche linee, ma nonostante questo riescono a rendere delle espressioni.

Il risultato comunque devo dire che mi soddisfa.

Postilla per quelli che si chiederanno cosa significhino gli ideogrammi.Semplice, サスケ, Sasuke!

Giusto per completare l’opera vi includo anche il link alla sigla, che ovviamente ho canticchiato tutto il tempo disegnando!

Samurai – Itto Ogami

Dedicato a Mela, a Lisa e a tutti quelli che condividono alcune mie passioni.

Appena qualche giorno fa ho pubblicato un post su un samurai.

Nei commenti Mela mi ha ricordato di una serie che guardavo da bambino.

Pensavo di essere uno dei pochi che la ricordasse, ma a volte tendo a dimenticare che qui su WP si incontrano persone straordinarie. Al Club si è poi unita anche Lisa, del cui Dojo ho avuto l’onere più volte di fare parte e magari qualcun’altro si paleserà.

La serie narrava le gesta di un samurai senza padrone, un rōnin, chiamato Itto Ogami, interpretato da Kinnosuke Yorozuya, che aveva le espressioni più “giapponesi” che si possano immaginare.

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Samurai – per una persona speciale

A volte la vita sa riservarti delle sorprese. E così da una “scatola” può emergere una persona speciale, con cui è piacevole conversare, come vecchi amici, anche se è la prima volta che ci si incontra davvero.

Si parla delle passioni comuni, dei viaggi, dei lavori e della candida. E la si trova in molte cose diversa da come lei si vuol definire, dopo poco non avverto timidezza, ma solo un meraviglioso paio di occhi chiari.

“Ti ho portato un regalo!”, te lo dice così, senza che tu te lo possa aspettare. Un pensiero fantastico. E scopri che fa gli origami come i tuoi, con la stessa carta.

“Ora puoi disegnare un bel samurai!”

Non so se sia bello, visto il poco tempo a disposizione, ma te lo regalo con piacere, misero modo di sdebitarmi.

Grazie di tutto.

Ali

Nozze d’argento – in collaborazione con Orso Romeo

strapon

Tempo fa Orso Romeo mi inviò questo meraviglioso racconto, ispirato da questo mio disegno. La sfida nasceva dal provare a scrivere qualcosa riguardo all'”altra metà del cielo”. Un periodo incasinato ha fatto si che questo testo rimanesse troppo tempo nella mia mail. E’ tempo di donarlo a voi come lui l’ha donato a me. Un immenso grazie a Romeo!

Avevano venticinque anni quando hanno deciso di sposarsi. Lei stava terminando l’università, lui aveva appena trovato un lavoro. Non c’era nessun figlio in arrivo, era la passione che decideva. Avrebbero potuto fare un update al kamasutra, erano come il cubo di Rubik, capaci di scombinare i propri colori, senza avere la minima idea di come rimetterli a posto, ma in un battito di ciglia i colori tornavano in ordine sulle sei facce del cubo.

Se i contrari si escludono a vicenda, gli opposti invece si generano e si rigenerano, e loro erano così, avevano bisogno l’uno dell’altro per esistere. Se le narici e le sue orecchie avessero avuto l’apertura della sua vagina, lei avrebbe permesso al suo cazzo di penetrare anche quegli orifizi. E in quelle scopate, sette giorni su sette, capivano che insieme erano una cosa sola.

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Horse with no name

Ci sono dei giorni in cui mi sveglio con una canzone in testa e, per quanto provi a scacciarla, lei resta li. Mi ritrovo a canticchiarla mentre vengo al lavoro, al bar mentre faccio colazione, mentre accendo il pc.

Quando inizio a lavorare è il momento fatidico. O scompare per magia, sostituita dalle righe di codice e dalle rotture quotidiane, o capisco che me la porterò dietro fino a sera. Allora mi arrendo, la cerco su youtube e la canto allo sfinimento.

Da stamattina è Horse with no name degli America che mi martella le meningi. E dunque, per rimanere coerenti, ho passato la pausa pranzo a disegnare qualcosa in tema (che poi tanto in tema non è, ma questo vi basti).

Forza, il link a youtube ve l’ho messo, il testo lo trovate qui sotto. Fissate negli occhi il cowboy (o il cavallo, come preferite) e cantatela con me.

On the first part of the journey
I was looking at all the life
There were plants and birds and rocks and things
There was sand and hills and rings
The first thing I met was a fly with a buzz
And the sky with no clouds
The heat was hot and the ground was dry
But the air was full of sound

I’ve been through the desert on a horse with no name
It felt good to be out of the rain
In the desert you can remember your name
‘Cause there ain’t no one for to give you no pain
La, la

After two days in the desert sun
My skin began to turn red
After three days in the desert fun
I was looking at a river bed
And the story it told of a river that flowed
Made me sad to think it was dead

You see I’ve been through the desert on a horse with no name
It felt good to be out of the rain
In the desert you can remember your name
‘Cause there ain’t no one for to give you no pain
La, la

After nine days I let the horse run free
‘Cause the desert had turned to sea
There were plants and birds and rocks and things
there was sand and hills and rings
The ocean is a desert with it’s life underground
And a perfect disguise above
Under the cities lies a heart made of ground
But the humans will give no love

You see I’ve been through the desert on a horse with no name
It felt good to be out of the rain
In the desert you can remember your name
‘Cause there ain’t no one for to give you no pain
La, la

Le formiche

 Per Mela e per la sua curiosità.

Stavo cercando di convincere Mela a lanciarsi nel magico mondo del disegno. Ovviamente non lo facevo per gentilezza, ma per cercare di irretire qualcun altro in questa passione che da un po’ occupa tutti i miei rari momenti liberi e che mi frega le poche ore di sonno che ancora potrei avere.

La donzella, non accettando i miei consigli, cercava di nascondersi dietro un dito, dicendo che io disegnavo già da ragazzino ricordandosi del mio paperino incazzoso.

In realtà gli unici veri disegni che ricordi, a parte schizzi preadolescenziali che non meritano menzione, sono proprio tutta una serie di paperini e le formiche dal pisellone.

Visto che queste ultime hanno acceso la curiosità di Mela ve ne racconterò la genesi.
Al tempo, non so se solo nella mia classe o dappertutto, scoppiò la mania delle formiche  di Fabio Vettori, che i più attenti di voi ricorderanno (ammesso che abbiate l’età per poterlo fare).

E così, in special modo tra le fanciulle, fu tutto un fiorire di magliette, diari, quaderni e portapenne con le dannate formiche. In particolar modo la fanciulla più carina della classe, tal Giorgia, era una vera appassionata.

Per cercare di far colpo sulla suadente biondina, non potendo contare su auto, motocicli o un fisico scultoreo, iniziai a lasciare sul suo banco disegnini ispirati proprio alle sue adorate formiche, ovviamente reintepretandole a mio modo. I bigliettini erano all’inizio rigorosamente anonimi, perché la curiosità sa essere davvero carogna ed è un arma che va sfruttata.

Fatto sta che dopo due mesi di formiche e di corteggiamento serrato la fanciulla capitolò e tra noi nacque una meravigliosa storia d’amore della durata, se non ricordo male, di 4 o 5 giorni. ma tant’è!

Da allora non disegnai più formiche e tornai al tema paperini.

Per soddisfare la curiosità di Mela ho provato a ridisegnarle, scavando nei ricordi di 35 anni fa. Non so se fossero proprio così, ma io almeno così le ricordo. La cosa strana è che ricordo più le formiche che il volto di Giorgia.