il “senso” delle parole

Il vento sferza la serra e gli alberi di ciliegio che abbiamo sul balcone. Ti sento girare per casa, sento i tuoi passi mentre cammini a piedi nudi sul pavimento di legno tiepido. Ci è sempre piaciuto camminare scalzi. 

Sento la tua presenza attorno come un alone caldo. 

Dalla cucina arriva un buon profumo di pane che ho appena sfornato. Mi piace fare il pane, impastare, attendere la lievitazione, preparare le pagnotte. Per me che vivo nella rete e grazie alla rete mi sembra un lavoro antico, bello.

Arrivi e ti piazzi in piedi davanti a me, fissandomi con quel tuo sguardo che riconosco. Con tono perentorio mi dici: Ti aspetto sotto.

Oggi tocca a te comandare, ho capito.

Finisco la sigaretta e scendo le scale. La mia eccitazione è già palpabile e visibile.

Mi spoglio e ti raggiungo in camera e tu sei lì, bella da togliere il fiato, come una dea della lussuria, in quel body nero pizzi e trasparenze che esalta le tue forme.

Mi avvicino, i nostri corpi si toccano, si intrecciano, le nostre mani e le nostre lingue cercano, assaporano, penetrano. 

Con la voce rotta dall’eccitazione mi ordini:

-Vai a prendere il plug nero.

-Si amore.

-Non chiamarmi amore. Chiamami puttana!

Sei la mia estasi e la mia vita!

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