Kathmandu

Dedicato ai sogni di Demonio e a una città meravigliosa.

Le vette innevate stregavano il suo sguardo. Ci erano voluti quasi 30 giorni per arrivare, un viaggio estenuante e difficile. Man mano che si allontanava da quello che aveva, da quello che era, il suo spirito si svuotava, si liberava. Ora si sentiva nuovo, puro… Durbar Square lo accolse come in un abbraccio, come in un utero caldo fatto di colori, di profumi di spezie e di merda, di fiori putrefatti sotto le statue di Shiva e di nuvole di hashish.

Si avvicinò a un gruppo di ragazzi che condividevano col lui il sogno di un mondo diverso. Uno gli porse un cilum e un vecchio zippo. L’odore delle pagine del suo passaporto che bruciavano mischiate a quelle della droga lo stordirono. La voce roca di Bob Seger gli pulsava nelle tempie, la chitarra tagliente di Jimi Hendrix gli scavava la pelle.

Quando infine il sole si arrese dietro il tetto della stupa una mano lo prese e lo condusse attraverso i vicoli di Kathmandu fino a una porta. La mano aprì e lo aiutò a sedersi su un tappeto lercio. Sotto gli occhi di Ganesh che lo fissavano da una piccola mensola altre mani gli portarono delle ciotole con del cibo e dell’Orange Sunshine. Dove era la sua mano… lo aveva lasciato solo?

La sua mano riapparve, lo prese e lo portò nel cortile. Tante mani lo attendevano, mani e corpi. Mani che accarezzavano, che penetravano, che grondavano. Corpi che si intrecciavano, si univano e godevano. I corpi insieme parevano un’animale, che si muoveva con le sue dieci, cento, mille parti, bocche, vagine, peni e culi. Dalla gola dell’animale uscivano rantoli e fiato, umori e vomito. E la sua mano divenne un corpo intrecciato al suo e insieme divennero parte dell’animale.

Essere l’animale andava oltre ogni capacità immaginativa: era la cosa più dolce che una mente divina potesse concepire. Dei, animali, personaggi di ere lontane, creature dei boschi, puttane, corti orientali, mitologie dei mari più profondi, tutto veniva attraversato dai flussi di desiderio che trasformavano i corpi continuamente, in un percorso in cui non riescono mai a percepirsi separatamente, un unico corpo è stato creato, un corpo che gode di se stesso e della propria autosufficienza. Sì, è stato partorito l’Ermafrodito,  le piccole menti partecipavano della sua unità, menti che ormai abitano nello stesso corpo.

Chiuse gli occhi e gridò: “Come siamo perfetti così! (cit.)

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29 thoughts on “Kathmandu

  1. Ho letto e …ho ricordato il sogno di stanotte…che botta!
    Non ho sognato nessun “grande animale” 🙂 ma ho sognato di essere ad una festa in maschera dentro il tendone di un circo…la festa era una grandissima orgia, a cui io non partecipavo…cercavo A., l’A dei miei post.

    Buon sabato Ali di Velluto

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      1. Potrei scrivere un libro sui miei sogni…ho imparato alcune abilità riguardo i sogni, a volte so “dirottarli”, sognare quello che voglio, a volte mi sveglio e poi riesco a rientrare nel sogno. 🙂

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      2. un’abilità interessante quanto inquietante 🙂 non so se vorrei davvero controllare i miei sogni. Mi riesce di essere particolarmente fantasioso quando sogno, possono essere un buono spunto per la mattina 😉

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