Lampo

Il sakè gli bruciava ancora in gola, come il sole mattutino di quel meraviglioso giorno di agosto. Il lucente splendore del mare interno era di una bellezza da togliere il fiato. Amava il mare, la Marina Imperiale, l’imperatore e amava Keiko.

Doveva dirglielo, il sakè lo avrebbe aiutato. Aveva fatto la strada che lo divideva dalla casa di lei tante, troppe volte, ma quella mattina tutto gli appariva diverso, più vivo, più vero. Voleva assaporare ogni cosa, inebriarsi con i colori, i profumi, le parole, non voleva dimenticare.

Quando si sedette davanti a Keiko non ci fu neppure bisogno di parlare, lei lo capì. Si alzò lentamente, il corpo ornato da quel kimono rosso, e iniziò a preparare il the.

Mentre compiva quel complesso rituale gli sussurrò: “Io ti aspetterò finché non tornerai, sarò tua per sempre”

“Io non tornerò Keiko, domani il mio spirito sarà un vento divino”

Lei non pianse, non parlò, ma lentamente sciolse l’obi e lasciò scivolare il kimono. Si inginocchiò davanti a lui: “Prendimi”

Si sfilò la divisa e la cinse da dietro. Senza parlare penetrò nel suo sogno mai colto, dapprima lentamente, poi la dolcezza lasciò il posto al piacere e infine a una foga quasi animale, come un ultimo segno di attaccamento alla vita.

Nel momento in cui insieme raggiunsero il piacere il lampo accecante della Bomba squarciò il cielo. Per loro fu una dolce morte.

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