La rabbia e l’amore

Ex-Manicomio-di-Mombello-7

Dedicato a Gintoki, alla sua casa meravigliosa e ai suoi post che trovo fantastici.

In quei pomeriggi ancora caldi di inizio autunno la natura era rigogliosa, buona, come una madre che lo accudiva, che lo accarezzava con lievi tocchi di foglie morbide, lo coccolava con profumi di fiori, lo rassicurava con la sua voce di vento attraverso gli alberi. La madre che lui non aveva mai avuto. La mancanza di tutta la sua vita, la mancanza che lo aveva reso quello che era.

Non aveva mai avuto nessuno accanto, era sempre stato solo, dimenticato. Ma in quel parco di quella grande villa la Madre le aveva regalato lei, il suo amore. Tutti i giorni aspettava trepidante di uscire in giardino per cercarla, ed era sempre li che lo aspettava. Passeggiava nel grande parco con lei, cinta solo da un lenzuolo bianco. Non aveva bisogno di parlare, solo qualche parola sussurrata. Lui sapeva che che lo capiva, comprendeva i suoi pensieri che per gli altri spesso non avevano senso, significato.

Anche quando arrivavano i suoi giorni cattivi, la parte di lui che odiava, che cercava con tutte le sue forze di scacciare, ma che regolarmente vinceva, lei gli stava vicino, non lo giudicava, non lo compativa. La sua presenza lo calmava, leniva il dolore e la rabbia che lo trasformava. La dolcezza contro l’ira, il suo amore contro il vuoto dell’anima.

Non si curava mai degli altri mentre passeggiava in sua compagnia, anche se commentavano, parlavano, correvano, urlavano. Silenzioso e lento passava loro accanto fissando negli occhi il suo Amore. Non si erano mai toccati, sfiorati, ma si amavano. A lei bastava così. Lui non aveva più bisogno di quelle cose, aveva rinunciato ai piaceri della carne tanto tempo fa, non ricordava neppure quando, ma ricordava il perché.

Ricordava i suoi sogni impuri su quella madre che non aveva mai conosciuto, come la immaginava, come la desiderava. Ricordava il tormento che non riusciva a sopportare, con cui non voleva e non poteva convivere. Ricordava il suo lui cattivo, di cosa lo costringeva a fare, Ricordava la vergogna per i suoi atti che tutti dicevano contro natura. Ricordava dell’unica volta che aveva vinto contro l’altro, infliggendosi quella mutilazione che lo aveva straziato.

Ricordava l’ambulanza, i medici, l’affannosa e disperata corsa contro il tempo per salvarlo… e ricordava che avrebbe voluto urlare, fermarli… Lasciatemi morire, che l’altro muoia con me.

La sera i medici lo venivano a prendere quando doveva rientrare nel grande ospedale psichiatrico. Dalla finestra della sua stanza, prima di dormire, si affacciava al finestrone che dava sul giardino. La figura del suo grande Amore, che solo lui poteva vedere lo attendeva in piedi brillando alla luce della luna.

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99 thoughts on “La rabbia e l’amore

      1. Assolutamente no, caro Ali, è un libro che scorre facile, molto ironico, assolutamente non pesante, parla di un pazzo rinchiuso in un manicomio che “modifica” la realtà suonando il suo tamburo, uno spasso 😀

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      1. E non caschi manco male secondo me eh…. mica come quelle uscite al liceo in cui il tuo amico voleva limonare, ma quella aveva un’amica cessa e dovevi togliergliela dai maroni 🙂

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      2. Lo so e ti rispetto per questo, considerato che sono i miei e non i tuoi! Ma confida pure nel fatto che quando sarò veramente famoso ti trascinerò nel mondo dei famosi, quindi insomma a pippare cocaina nei privè insieme ai calciatori 😀

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