Roma, caput mundi.

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Dedicato a m3mango e al suo amore per Roma, una città meravigliosa.

Era pomeriggio tardi e da molte ore era in piedi sotto il rovente sole estivo, alle sue spalle l’imponente mole dell’anfiteatro Flavio.

Il pesante elmo crestato di rosso gli premeva sul capo e sul collo, rendendo la calura estiva insopportabile. L’armatura muscolata scintillava agli ultimi raggi del sole e un pesante gladio pendeva dal suo fianco.

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Nesea

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Lui e il mare erano sempre stati una cosa sola. Inspirò profondamente fino a che la salsedine non gli penetrò nei polmoni. Il suo respiro era un tutt’uno con quello del mare, il suo petto si muoveva ritmico assieme alle onde mentre il sole tramontava in un rosso di sangue e di passione. Sapeva che stanotte lei sarebbe venuta da lui.

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Le strade del ricordo

A volte ti pare di tornare indietro, di rivivere degli attimi, degli istanti e di risentire dentro tutto quello che sono significati.

Stamattina mi sono ritrovato sulle nostre strade, quelle che ho fatto 1000 volte, 1000 anni fa. Quando ci si vedeva due volte alla settimana, quei giorni lì, e non altri.

Quando venivo io, perché tu stavi in quel paesino e la sera c’era la nebbia. Quando si andava in birreria, e ci si guardava, e la cena era fatta con la le patatine e gli occhi sulle tue tette.

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La foto

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Alzò distrattamente il telefono appoggiato sul lucido tavolo in mogano della sala riunioni.

+33576965542 ti ha inviato un’immagine

E chi è, pensò. Con un gesto meccanico fece scorrere lo schermo verso destra. Le apparve la foto di un ragazzo nudo, sdraiato su un letto disfatto. Chiuse immediatamente il telefono.

Iniziò a guardarsi attorno nervosa. Qualcuno aveva notato qualcosa? Gli altri partecipanti alla riunione continuavano a discutere, ma a lei sembrava che tutti la osservassero con fare malizioso, si sentiva gli occhi di tutti addosso. Le sue guance arrossarono impercettibilmente.

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La gomma pane

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Mi ricordo ancora il mio astuccio della prima elementare. Era di quelli rigidi, con degli elastici blu per tenere a posto i vari oggetti.

Mi ricordo delle mie matite della Giotto, perfettamente allineate e ordinate per colore. Con la loro scritta dorata rivolta verso l’alto. Perché la sera me le riordinavo e amavo disporle per gradazione di colore, come sulla foto della scatola, che avevo conservato per ricordarmi la sequenza che alla fine conoscevo a memoria.

E quando una matita era troppo corta la sostituivo, perché la forma è importante, e quell’azzurro o quel rosso così corto mi disturbava. E andavo da mio nonno che adoravo e che ancora oggi, a tanti anni dalla sua morte, la sera a volte penso ancora, e gli chiedevo di fare cambio. Lui mi sorrideva e dalla scrivania ne prendeva una nuova. Allora non mi chiedevo come facesse ad averne sempre una da darmi, lui era mio nonno, lui poteva tutto.

Il temperino era in acciaio, lucido. Ma la punta alle matite me la faceva lui, mio nonno, con un piccolo coltellino nero. Mi diceva sempre che era un regalo di un suo commilitone in Africa che non era tornato. Io non capivo cosa per lui volesse dire, ma guardavo rapito le piccole scaglie di legno volare sul tavolo. Quando fui più grande me lo regalò e allora sapevo quanto quel regalo fosse importante. La punta alle matite la faccio ancora così, anche qui in ufficio, con quello stesso coltellino.

E poi c’era la gomma pane. La gomma pane non aveva un posto nell’astuccio. Li c’era quella bianca e quella a due colori, rossa e blu. Era l’unica che non aveva una forma, per cui non c’era un elastico in cui metterla. La tenevo nella tasca del grembiule, dentro un piccolo fazzoletto di stoffa bianca con le iniziali di mio nonno ricamate perché non si sporcasse. Perché lui mi diceva sempre che se si fosse sporcata poi non sarebbe più servita. E io la conservavo, come un piccolo tesoro, anche se non capivo a che servisse e non la usavo mai.

E oggi quando parliamo con una sincerità che forse non abbiamo mai avuto e a volte pare che tu sia infastidita a sentire certe cose e te lo si legge sul volto, ma lo fai perché mi ami, mi ritrovo nervosamente a mettere la mano in tasca come a cercare quel pezzo di gomma pane, per cancellare tutto e per portare via le mie paure.

E chissà se dopo tutti questi anni sarebbe ancora pulita dentro al suo fazzoletto candido e se cancellerebbe ancora.

Le scatole cinesi

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Dedicato ad Avvocatolo, a Ysingrinus che mai lo vorrebbe vedere morto e a tutti quelli che leggo e a cui non sono ancora riuscito a dedicare un post.

Era uscito dal lavoro stanco come al solito e, come al solito, più tardi di quanto avesse previsto perché i megaboss gli avevano piazzato una riunione inaspettata  alle 18:45. E questa volta non c’erano state notizie, ecografie o parti imprevisti a salvarlo. Doveva correre, come sempre.

Avvocatolo percorreva i lunghi viali sabaudi di quella città dove si era trasferito pensando solo ad arrivare a casa. Lo aspettava la seconda parte della giornata, quella che lo rendeva più felice.

Il piccolo si stava addormentando durante l’ultima poppata e la sua principessa le saltò in braccio. “Ti aspettavo papà, mi racconti ancora di Luce che corre?”

Accanto al lettino le raccontava la storia di Luce, la bambina che correva sulle braccia.

Lei lo interrompeva, chiedeva e tutte le volte che lui sbagliava qualcosa lo correggeva.

“No papà, ieri mi avevi detto che…”.

Lui la guardava e la amava.

“E Luce l’hai messa in quel tuo libro papà?”.

Lui sorrise vedendola addormentare.

…..

Il Faraone di periferia raccolse i fogli su cui erano raccolte le idee che aveva raccolto per scrivere quel post su Avvocatolo come se lo avesse scritto Avvocatolo senza esserlo1. Scriveva sempre prima su carta.

Essendo lui Faraone, ma anche Scriba del Faraone2, rilesse ciò che la sua mente aveva prodotto senza infrangere i suoi schemi mentali.

Ne era soddisfatto. Trovò nel suo scritto una fonte di ispirazione per un disegno a pastelli oleosi che rendesse l’amore che provava a scrivere dell’amore di Avvocatolo3 su licenza Creative Commons ALI-DI-VL.


  1. Fingere di essere quello che non si è e come esserlo per davvero?. 
  2. Perché il Faraone può essere scriba, ma lo scriba non può essere Faraone. 
  3. Un amore concentrico. 

…..

Sento la chiave nella serratura, sei tornata a casa. Adoro il rumore dei tuoi tacchi sulle scale. Alzo gli occhi dal computer su cui sto finendo un post in cui scrivo come fossi YSI che scrive come fosse Avvocatolo.

Sei bella da togliere il fiato. Chiudo lo schermo del mac con uno scatto.

“Mi sei mancato amore!”

“Anche tu”

I nostro occhi si bramano, i nostri corpi si attraggono.