Nikolaevka

sexy-ragazza-nuda-campo-grano-6

Il bianco accecante della neve gli ferì gli occhi, lo trafisse come lame di luce. Ma non provava dolore, come non gli accadeva da tanto tempo. Tutto era vago, soffice, leggero, come la neve. Si guardava ma non riusciva a tastare le proprie membra, aveva perso il proprio corpo.

Era nudo… e volava.

Volava su quella splendida coltre bianca, gelata. Non aveva freddo, non aveva sensazioni. Come se la pace avesse preso possesso di ogni fibra del suo corpo.

Poi vennero le formiche, tante formiche scure che camminavano sul ghiaccio, come impazzite. Una lunga fila di formiche che marciava. Dall’alto le vedeva, sapeva che avrebbe dovuto avere pena per loro… lo sentiva… lo desiderava… ma non provava nulla. E poi le formiche diventarono corpi, corpi vestiti di scuro, dai volti disfatti, contorti dalla fatica e dalla sofferenza. Corpi morti e gelati nella neve.

Le lacrime gli scendevano sulle gote, ma dentro rimaneva impassibile, un’anima di giaccio persa tra la pianura infinita.

Poi venne il grano maturo, giallo, vitale e forte. Il sole lo fece sciogliere, era una nuvola. Ma la terra, quella che lui sentiva come la sua terra era riarsa, secca, spaccata. E lui piovve sulla sua terra. La dissetò con il proprio essere, si sentiva un tutt’uno con le zolle brune, ora era fango, caldo umido e portatore di vita.

E poi vide sua moglie, nuda in quel campo di grano dorato, sola davanti a quella casa che non riconosceva, che non sentiva più sua. La abbracciò da dietro, dolcemente. La strinse, con le sue mani callose, da contadino. La strinse, sentì il suo calore e prese ad accarezzarla, a toccarla. La strinse ancora più forte e percepì la sua paura. Ancora più forte, sentiva che le faceva male, ma non poteva smettere. La prese così con forza, con violenza. Tutto il male, l’odio, il dolore che aveva dentro lo inondarono, come un torrente in piena. La passione divenne ira, l’ira cieca furia animale.

In quell’istante si ricordò che non sapeva più che viso avesse sua moglie. La voltò. Non era il suo viso, era quella di una ragazza pallida e dai freddi occhi chiari. Era il viso di quella ragazza che giorni prima gli diede un pezzo di pane nero e una tazza di zuppa fumante. Era il viso di quell’ultimo barlume di umanità e di calore umano che aveva provato prima che l’inferno lo inghiottisse del tutto.

Urlò la sua rabbia e suo tormento.

Tutto attorno a se era buio, la puzza di sporco e di vomito si mischiavano. Il gelo lo schiacciava, i ricordi erano di nuovo presenti: il gelo, i morti, la guerra. Lo scarpone del tenente lo colpì sulla schiena.

“Sveglia animali, in piedi! Oggi si marcia fino a Nikolaevka”.

Annunci

44 thoughts on “Nikolaevka

  1. Mi hai ricordato un sergente che dopo smontato da una guardia mentre dormivo venne a svegliarmi prendendo a calci la mia branda…io poi presi a calci lui e 14 giorni di consegna mortacci sua…

    Liked by 1 persona

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...