Tum tum tum

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Camminava svelta per i vicoli deserti con i tacchi che producevano un rumore cadenzato sui ciottoli. Le capitava spesso di rincasare tardi. A quell’ora della notte le strade erano deserte. Ad un tratto si accorse dei passi che la seguivano. Era come un bussare leggero.

Tum tum tum.

Stai calma, pensò.

Accelerò il passo, colta da agitazione.

Tum, tum tum.

I passi accelerarono con lei. Svelta voltò l’angolo per cambiare strada.

Tum, tum tum.

I passi avevano svoltato, i passi la stavano seguendo. Non poteva voltarsi, incedeva più velocemente possibile sui suoi tacchi sottili. Cercava di sbirciare negli specchietti delle autovetture per guardare chi la stesse seguendo.

Sei quasi a casa, ancora due isolati.

Dall’immagine riflessa dall’unica vetrina non coperta dalle serrande abbassate vide il cappotto nero.

Tum tum tum.

Ora i passi rimbombavano nel suo cervello. La tensione si trasformava in un brivido che le correva lungo la schiena fino ad arrivare alle sue cosce.

Tum tum tum.

Mettiti a correre, perché non corri?

Ma non correva, non voleva correre, non poteva scappare.

Quel pensiero, che come sempre la sconvolgeva si faceva strada nella sua mente come un veleno. Essere presa, usata, posseduta con forza.

Vide il suo portone, estrasse velocemente le chiavi ed aprì. Si gettò all’interno e cercò di chiudere la porta, ma una scarpa lucida la bloccò. Rimase senza fiato. Il cappotto nero le mise le mani sui fianchi e la spinse contro il muro delle scale.

Appoggiò le mani contro la parete, il respiro affannoso, la testa le girava. Lui si appoggiò sulla sua schiena, con un braccio le impediva di voltarsi. Sentì le mani di lui frugargli tra le cosce. La tensione e l’eccitazione oramai erano una cosa sola. Lui gli strappò le mutandine fradice.

La liberò dalla sua stretta. Lei non si mosse, sapeva cosa stava facendo anche senza guardarlo. Sentiva che si stava abbassando i pantaloni. Quando le appoggiò la punta del suo cazzo lei iniziò ad ansimare.

Tum tum tum.

Ora i colpi non erano solo più nella sua mente, erano nel suo corpo. La squassavano, la possedevano. Era solo un oggetto nelle mani del cappotto nero e la cosa la faceva impazzire. Le mani di lui si serrarono sul suo seno. Iniziò ad urlare dal dolore e dal piacere. Quando sentì il fiotto caldo di lui venne e si accasciò al suolo.

Lui delicatamente la sollevò e la baciò sulle labbra. Lo sguardo del marito ora era dolce. Con il suo cappotto nero la avvolse. Lei sentì il suo calore.

“Ben tornata a casa amore mio! Tutto bene oggi in ufficio?”

 

 

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