Pagine d’amore – Kavvingrinus

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Scritto per il Kavvingrinus di Ysingrinus, Avvocatolo e Kalosf che ringrazio di cuore.

Ho sempre avuto grandi amori, amori travolgenti e totalizzanti. Amori con cui ho trascorso le mie notti insonni, i miei intervalli. Amori per cui cercavo di finire in fretta e male i compiti, o i lavori per i clienti, per tornare da loro. Amori che ho quasi sempre tradito.

Parlare dei miei amori è bello, li ricordo tutti, migliaia di pagine lette e rilette che mi sono rimaste dentro. Di tutti i miei amori alcuni furono più struggenti e di questi conservo un ricordo speciale.

Il primo amore, quello che dicono non si scordi mai fu per Jules Verne, o Giulio Verne come c’era scritto sulle mie copertine di allora. Ero piccolo, mi immaginavo mondi fantastici e misteriosi. Per me erano libri difficili, da grande e li amavo. Andavo e venivo tra la mia camera da letto e la cucina, per chiedere a mio nonno le parole che non capivo. “Cos’è un pappafico? e un boccaporto? e un narvalo?”. Con lui sono sceso nelle viscere della terra alla ricerca di Arne Saknussemm, ho volato sino alla luna, ho solcato i mari con il capitano Nemo su quel sottomarino che oggi farebbe tanto steampunk, ho viaggiato con Robur sul suo vascello volante e soprattutto ho sognato. Con i lego ricostruivo quelle “macchine” straordinarie e quegli aglomerati informi di mattoncini multicolori per me erano navi, auto e navicelle volanti.

Tradii anche lui, anche se era il primo vero grande amore letterario della mia vita, ma furono cose di poco conto, con qualche Topolino o fumetto di varia natura.

Poi vennero gli Urania, perchè un solo autore non mi bastava più. E le raccolte e i momanzi brevi di Brown. E li conobbi il mio secondo amore.

Isaac Asimov mi fece innamorare dei suoi robot, Gregory Powell e Mike Donovan e Susan Calvin, e quelle dannate tre leggi a cui non si poteva trasgredire. E, assieme al mio amore per la storia, quella vera, quella degli uomini, di re e popoli, che in quegli anni iniziava a nascere, mi immergevo nel suo medioevo del futuro. Fatto di grandi imperi galattici crollavano e di Hari Seldon che cercava disperatamente di salvarli con la sua psicostoria. Tutti i suoi cicli si fusero, uomini, robot e grandi imperi in rinascita.

Quelli erano anni strani, anni in cui l’ormone iniziava a battere alle porte, in cui giocavi a fare l’adolescente. In cui tradivi con Hermann Hesse, con Narciso e Boccadoro o con Siddharta. O con Anaïs Nin, perchè Il delta di venere, assieme a Bliz e a qualche copia di Le Ore che trovavi in una casetta degli attrezzi in campagna, era il massimo della perversione. Anni in cui leggevi di tutto, anche il Mein kampf e Il capitale perchè a scuola studiavi e volevi capire.

Quando il liceo finì e il latino, che avevo deciso che non mi piaceva da quella prima lezione “rosă, rosae, rosae, rosam, rosă, rosā”, non fu più un’imposizione decisi di leggere i classici. Perchè non ho mai amato le cose imposte. E ripresi il dizionario e i libri per leggerli in latino, o tradotti in latino dal greco dandomi del coglione. E lessi di viaggi e di mostri fantastici, di battaglie sotto mura imponenti, e di grandi eroi. Lessi l’Iliade e l’Odissea. Lessi le grandi imprese di Cesare e i versi di Catullo. Le tragedie e le commedie e le immaginavo interpretate in grandi teatri ricoperti di marmi. Non fu amore vero, più una fissazione, come per quella ragazza, che tutti dicono essere la più figa della scuola e quindi ti senti in dovere di corteggiarla anche tu. E alla fine ci stai anche bene con lei, ma qualcosa ti manca.

Poi venne il mondo fantastico di Tolkien, e fu di nuovo amore. Lessi tutto di lui, della terra di Arda agli anni burrascosi delle terza era. Sognavo Glorfindel e sterminati saloni di pietra nelle viscere delle montagne. Scrivevo canzoni cercando di imitarne lo stile e riempivo quaderni di rune. C’era tutto nella sua opera, amori struggenti, imprese leggendarie, letterature epica in chiave fantasy. E ancora oggi a volte vado a letto con il tomo del Signore degli anelli, perchè i grandi amori li si desidera sempre ancora un po’. E quando al cinema rividi quello che mi ero immaginato tante volte rimasi meravigliato, a volte un po’ contrariato, ma la cavalcata dei Rohirrim sotto le mura di Minas Tirith mi fece venire i brividi e quando Aragorn mi intimò: “Mirate gli Argonath, le Colonne dei Re!”, piansi commosso.

Oramai ero più grande, e cercavo qualcosa di un po’ diverso. Flirtai un po’ con Frank Herbert e il suo mondo sabbioso di Dune e con le Dragonlance, ma non nacque mai qualcosa di serio. Finchè non arrivò Philip José Farmer. Li ritrovai l’amore, l’amore per la fantascienza e per la storia. Tutto di fondeva, si mischiava in un racconto e con un modo di scrivere che trovo fantastici. Forse fu l’ultimo grande amore delle mia vita, fino ad oggi.

Provai con Murakami, lessi molto, ma non lo amai veramente. Fu più in infatuazione dovuta al mio interesse per il Giappone.

Tra le tante amanti che ebbi però alcune le voglio ricordare per ciò che mi lasciarono.

Autori di cui magari lessi un libro solo, non so neanche perchè ma che ricordo con piacere.

E li voglio citare in ordine sparso, come mi ritornano in mente, perché delle amanti, a volte, ricordi dei momenti, ma non quando avvennero. Sostiene Pereira, di Antonio Tabucchi, con il suo discorso indiretto che mi faceva impazzire. Il più grande uomo scimmia del Pleistocene di Roy Lewis che mi fece ridere. Neuromancer, Giù nel ciberspazio e Monna Lisa Cyberpunk di William Gibson che forse mi fecero amare la rete, o forse amai i romanzi perchè la rete la amavo già, non ricordo. Il cacciatore di androidi e La svastica sul sole di Philip K. Dick furono anche fantastici. La versione di Barney di Mordecai Richler fu una sveltina assolutamente appagante. La variante di Lüneburg di Paolo Maurensig è forse l’ultimo che mi viene in mante, ma che voglio comunque citare.

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55 thoughts on “Pagine d’amore – Kavvingrinus

      1. Anch’io ho fatto un percorso che ha forti analogie con il tuo: da Salgari a Verne, da Dostoevskij a Urania, fino a Bradbury e le sue Cronache marziane e a Solaris di Lem, questi due credo che siano tra i più bei racconti di sf……….

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  1. I libri…ne ho sempre uno nella borsa… Sempre.
    I libri….il profumo inebriante della carta…sproposito…in questo momento sto iniziando Il Danno di Josephine Hart…

    Ps. Sottolinei oppure alla fine della lettura il libro è come nuovo?

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      1. Io sottolineo…mi capita spesso di prendere in mano libri letti vent’anni fa, il ricordo di quelle frasi sottolineate mi attraversa ancora l’anima.
        Il profumo della carta, mi crederesti se ti dicessi che prima di acquistare un libro, lo anni di?

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      2. non stento a crederci! non sottolineo, apro le pagine piano per non rovinare il dorso. sono molto più delicato con i libri che con le donne in effetti! eheheh forse dovrei rifletterci un po’ su! eheheheh

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  2. Ma sai che ho seguito pari pari il tuo percorso d’amore per i libri e la lettura?
    Poi ho seguito i latino americani: Asturias, Neruda, Marquez, Alberti, Vargas Llosa, insomma tutti loro e adesso i giapponesi ma non Murakami che non mi appassiona. Ma nella fantascienza cosa dici di Vance? E recente tutto il ciclo di Martin? Certo che i grandi libri di fantascienza classica sono scomparsi.Per un tuffo nelò passato ti do dtre titoli din uno scrittore di fantascienza molto interessante: Jeff Vandermeer Einaudi, Annietamento,Accettazione, Autorità. Per ritornare aleggereper una volta la fantascienza. Un caro abbraccio, scusa se non conosci nei giapponesi una scrittrice eccezzionale da non perdere:Kawakami, deliziosa.

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    1. Martin ho fatto il grosso errore di iniziare a vedere la serie tv prima di provare a leggere i libri. Ho letto il primo, ma non riesco a “scollegarlo” dalla serie e ad immaginanrlo. La cosa mi disturba!. Grazie per i bei suggerimenti, li cercherò sicuramente!

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