La ricetta

Come già trattato da m3mango e da Domenico Mortellaro, ecco il mio contributo sull’affascinante tema dell’identità.

Ripasso la ricetta, anche se la conosco a memoria, mi preparo gli ingredienti, li ordino sul tavolo con attenzione, ho un mio schema, perché so bene che un singolo errore sarebbe fatale. Amo vederli disposti in file. Il candore della farina, il pungente profumo del lievito, il dorato colore dell’olio.

Trovo qualcosa di sensuale nel cucinare. I colori, i profumi. Il maneggiare il cibo, sentire le consistenze, le morbidezze, la vellutata farina sulle mani. Amo soprattutto panificare. Quando inizio a cucinare non penso, i gesti si fanno meccanici. La mente è sgombra e rilassata. Mescolare, unire le sostanze tra loro, vedere come si sciolgono, fondono, mischiano. Osservare come poco per volta la pasta prenda forza.

E se la pasta verrà bene lo capisci fin da subito, da quando la modelli e la senti viva. Da come la metti sotto a quel canovaccio spesso e ruvido a lievitare. Dal vederla crescere lentamente. Perché a volte basta poco, troppa farina, poca acqua o lievito, una differenza anche di pochi grammi perché il tutto non funzioni. E il lievito che non deve mai toccare il sale, dannazione!

E se potessimo vedere i nostri ingredienti ben allineati sul tavolo, ordinati in piccole ciotole di vetro e porcellana, nelle giuste quantità ci sapremmo riconoscere? A volte penso a quale sia la nostra ricetta. La carne, le emozioni, il sesso, le incazzature, l’amore, l’anima, le gioie e gli affanni. Tutto mischiato, amalgamato per diventare quello che siamo. Questo è la nostra identità? Un insieme di ingredienti che ci sono stati donati o assegnati da chissà chi e chissà perché a cui altri si sono uniti nel corso degli anni?

Chi li ha scelti? Quale cuoco umano o divino ha deciso la natura della nostra pasta grezza? O siamo stati noi che abbiamo voluto essere così? Possiamo scegliere i nostri ingredienti? Si possono ancora percepire i singoli gusti in quello che facciamo? Puoi cogliere le singole fragranze e i sapori?

Quando alzo quel canovaccio ho sempre un po’ di timore, ma sorrido perché so di aver compiuto bene il mio compito. Bianca pasta lievitata: la si stende, si divide, le si da forma in piccole pagnotte tonde, ordinatamente disposte sulla teglia, o in rotonde pizze ancora da infornare.

Siamo simili o abbiamo ricette tanto diverse?  Tu sai come sono davvero? Ti guardo, cerco di comprendere la tua, che ogni giorno gusto, accarezzo, respiro. Il tuo sapore fragrante, il dolce di certe espressioni, il gusto salato sul tuo collo d’estate, il tuo odore dopo l’amore. Mi sfamo della tua presenza e mi porgo per essere tuo pasto e tuo piacere.

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52 thoughts on “La ricetta

  1. Gli ingredienti soli, presi uno dopo l’altro hanno sapori ed effetti molto diversi, quindi no, non (cit.) ci riconosceremmo, solo guardando i nostri ingredienti.
    Il tutto è piú della somma degli addendi.
    Devo commentare la foto? 😉

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  2. Per un periodo, purtroppo breve, della mia vita ho fatto un lavoro davvero bello e creativo. Mi occupavo proprio di creare qualcosa da “ingredienti” scelti con cura. Era una sorta di messa laica, un rituale, eppure il risultato poteva cambiare, innumerevoli le variabili da controllare. Tutto assumeva l’aspetto di un piccolo miracolo, ogni volta. Anche noi siamo più della somma dei nostri ingredienti, le variabili, l’interazione con l’altro. Il ventaglio di possibilità è infinito.

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  3. per creare una bella pietanza da assaporare e gustare gli ingredienti devono essere maneggiati con cura e poi impastati a volte anche con vigore… gli ingredienti da soli non formano nulla… gli ingredienti compatibili e aggreganti si cercano e si calamitano tra di loro… eh già ali eh già…

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  4. Perdona il mio commento lungo e stonato..È un piacere quando gli ingredienti sono in armonia con quello che siamo ….in contatto con i nostri talenti..intensamente immersi nella realtà ma sempre malleabili..per allinearsi ..di volta in volta alle diverse circostanze che la vita ci offre.. dispiegare le proprie Ali partendo dal centro più profondo di noi stessi ecco il movimento che permette di esprimere la nostra unicità e di conoscere quella degli altri..e di rimettere sempre il nostro destino nelle nostre mani…non attori della nostra vita ma solo coautori perché siamo in costante negoziato tra ciò che è e ciò che siamo..c’è un equilibrio come farina lievito sale acqua olio da trovare sempre…tra accettazione e perfezionismo..l’impasto ti viene bene perché noi siamo spesso sempre tutto ciò che sappiamo fare ma anche ciò che vogliamo fare..tra attitudine a essere bravi ad impastare e motivazione alla riuscita c’è sempre un interazione ..un alchimia che fa sì che molto spesso vadano nella stessa direzione..più lievitiamo più acquisiamo strumenti e più allarghiamo la possibilità di sceglierci le risposte più opportune alle diverse situazioni della vita……

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