La fabbrica – Gino e Ambrogio

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Quando entrò per la prima volta nel grande capannone in molti si girarono ad osservarlo. Sopra i pantaloni da lavoro indossava solo una canottiera bianca, lavata per l’occasione. Il capofficina lo accompagnava, ma soprattutto vi era la sua segretaria Clotilde. Ricci capelli mori e uno sguardo glaciale.

E’ quello nuovo, quello che viene dalla fonderia! si sentiva bisbigliare. Come è bella la Clotilde oggi, sempre più bella!

“Questo sarà il tuo nuovo posto. Spiegagli quello che deve fare!”. Detto questo il capofficina si voltò di scatto e se ne andò.

“Ciao, io mi chiamo Ambrogio”, gli porse la mano dopo essersela pulita alla belle e meglio sulla tuta blu.
“Ciao io sono Gino, piacere!”.
Da quel giorno furono amici.

“Ispezione a sorpresa! Ispezione a sorpresa! Arriva il capo con la Clotilde!”

Il capoofficina si fermò davanti a Gino e Ambrogio e gli fece le solite domande. Come va la pressa, come procede la produzione, quanti pezzi finiamo al giorno. Gino e Ambrogio rispondevano meccanicamente, lo sguardo fisso su Clotilde. Lei segnava tutto sulla sua agenda. Le mani erano lisce, le unghie laccate di rosso, lo sguardo altero.

“Che pezzo di donna. Io dovrei avere una femmina così!!
“Ma che dici Gino, quella non è per noi! Lei è una donna fine, mica come noi operai! A quella piacciono i signori!”
“Saprei come farla divertire Ambrogio, te lo dico io!”
“Tu sei scemo, quella manco sa che esisti!”

Quella sera c’era Juve – Inter. “Vedrai che gli fa sta sera Facchetti al tuo Sivori”

Uscendo incrociarono per caso Clotilde. La mezza bottiglia di barbera bevuta poco prima, di quella buona, parlò con la voce di Gino:

“Vuol venire con noi a vedere la partita signorina?”
“Io non seguo il calcio, amo di più altri tipi di giochi”
“E allora venga a giocare con noi!”
“Zitto scemo, ci farai licenziare, sei ubriaco!”

La signorina Clotilde non rispose, ma si diresse verso il capannone. Si voltò indietro con sguardo intrigante. Loro la seguirono. Mollemente si appoggiò a un lercio tavolo da lavoro.

“Non si appoggi li signorina, si sporcherà tutta”

Con una mano gli tappò la bocca e con l’altra si sbottonò la camicetta di seta bianca. Chiuse gli occhi.

Due rudi mani da operaio la spinsero sul tavolo da lavoro, accarezzarono la sua pelle e la camicetta. Non avevano mai sentito la seta.

Altre due mani le sfilarono la gonna, con forza, quasi con violenza… Ansimava… La tastavano, era fradicia… Le se infilarono nel corpo… Furono sostituite da un cazzo… Uscì, poi rientrò, poco dopo, o farse era un altro, si era l’altro.

Continuava a tenere gli occhi chiusi.

Altre mani le strinsero la nuca, la abbassarono… Sentiva la punta dura sulle labbra… Sentiva l’acre odore del sudore. Sudore di una intera giornata in catena di montaggio… Lo cinse con la bocca… lo succhiò… lo assaggiò.

Dietro le spinte si facevano più forti… le sue gambe tramavano… pulsava… urlò.

Quando riaprì gli occhi i due erano seduti, le spalle appoggiate alla grande pressa dell’officina. Tirò su la gonna stropicciata e riallacciò la camicetta sporca di grasso e di sperma. Aveva di nuovo quell’espressione altera, come durante le ispezioni quando li guardava con distacco dietro al sua agenda.

“Se parlate con qualcuno di questa sera siete licenziati!”. Si girò e se ne andò.

Gino e Ambrogio si fissarono, lo sguardo incredulo. Fu Gino a scuotersi per primo. Si alzò.

“Dai Ambrogio, andiamo. Se ci sbrighiamo ad arrivare al bar facciamo a tempo ancora a vedere il secondo tempo. Vedrai che la Juve starà già vincendo”

Davanti a due bicchieri di barbera, di quella buona ovviamente.

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46 thoughts on “La fabbrica – Gino e Ambrogio

  1. Va bene. Molto bello e nessuno svanisce.
    Qui erano ancora palesemente eterosessuali. Però con il passare del tempo, la loro amicizia s’è rafforzata sino a cambiare. La pelle cascava ma non la loro libido.
    Aspetto il momento in cui saranno due vegliardi bisessuali colti in atti amorosi omo!

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