Scarlett

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Ispirato alla fantascienza classica, a Fredrick Brown e al suo “La sentinella”

Quando la porta si spalancò l’odore acre dell’aria mista a polvere gli aggredì la gola. Le nuvole scure si stavano avvicinando da oriente stagliandosi chiaramente nel cielo viola della mattina. Quella notte ci sarebbe stata una tempesta di fulmini.

Quel pianeta era stato conquistato con il sangue di tanti giovani soldati. Finita la Prima Grande Guerra Galattica erano arrivati loro, gli scout. Erano passati 50 anni ma ancora si ricordava i discorsi, siete i semi da cui rinascerà l’umanità, la grande nave cargo, la costruzione della cupola.

“Dovete preparare l’avamposto per la nascita della prima città su questo pianeta, una nave di coloni vi raggiungerà. Il genere umano vi è grato!”

Poi erano partiti ed erano rimasti soli. Lui e Scarlett. Erano i signori di quello scoglio di roccia in un sistema dimenticato agli angoli della galassia che dopo così tanti anni non riusciva ancora a chiamare casa.

Era vecchio, sentiva il peso degli anni nelle ossa. Quando uscì lei lo salutò baciandolo. La sua pelle era morbida e vellutata, come sempre. Era bella come il primo giorno. Ma in cuor suo lui sapeva che anche lei era vecchia.

La vista dei crinali coltivati alla mattina era impagabile. Fece il suo giro di controllo. I robot da coltivazione parevano un esercito di formiche nere mentre incedevano sulle loro 8 zampe da insetto. Doveva richiamarli tutti prima che arrivasse la tempesta di fulmini. Qualunque cosa non fosse stata al sicuro sotto la cupola prima di allora era spacciata.

In quel momento una spia rossa sulla sua tuta iniziò a lampeggiare emettendo uno stridulo segnale. Era l’allarme 106B, Scarlett non stava bene. Gettò a terra il controllo dei robot e si lanciò di corsa verso la cupola.

Su quello schifosissimo pianeta la gravità era doppia rispetto a quella sulla terra. Gli scarponi della tuta affondavano nel fango. Il fiato tagliato dalla fatica, dalla vecchiaia e dalla paura.

“Sto arrivando Scarlett, tieni duro amore!” Amore… non la aveva mai chiamata così, non aveva mai voluto accettare la cosa, neppure dopo 50 anni assieme, ma si, ora ne era certo, lui la amava, ora non gli importava cosa avrebbero detto. Era l’unica cosa per cui ancora valeva la pena di vivere. Al diavolo i coloni, la terra, la Flotta Galattica. Tutto quello lo faceva solo per stare con lei.

Quando entrò lei era riversa a terra, in una posizione innaturale. Anche così era bellissima.

“Amore… che succede… come ti senti” Il corpo rigido, freddo.

“Aspetta, forse posso ancora fare qualcosa, ti posso curare!”. Si lanciò verso la biblioteca. Iniziò a cercare… dove lo aveva cacciato… come un ossesso frugava tra i libri gettandoli a terra. Eccolo!

Si inginocchiò su di lei, con le poca forza che ancora aveva la girò su un fianco. Era pesantissima. Aprì il manuale alle ultime pagine, lesse velocemente. Le sfilò la tuta di plastica trasparente. Svitò una vite e aprì il grande sportello posteriore… e pianse.

La sua batteria al plutonio era definitivamente esaurita. Il robot standard da piacere Scarlett IV si era spento per sempre.

“Qui Flotta Galattica, base di Alair 7, ci ricevete? Qui è la nave di coloni Argo. Siamo a solo due parsec da voi. Vi raggiungeremo tra 9 ore galattiche standard, ci ricevete?”

Lui non poté mai sentire quel messaggio, era uscito dalla cupola, verso la tempesta di fulmini.

 

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44 thoughts on “Scarlett

  1. Mi metto a pecora… non c’è altro da fare…
    Innanzitutto perchè Sentinella è un capolavoro misconosciuto che va omaggiato “a pecora” quotidianamente e poi perchè, cazzo se scrivi bene di fantascienza classica!

    Oltre al mio, da oggi smessa la promozione, leggi Perfection… c’è quell’amore di cui parli, sotteso con molta ricercatezza e con grande inventiva!
    Sui sentimenti di certi senzienti non umani dovremmo scrivere di più! Perchè secondo me li provano!

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