Sei merce avariata!

Dedicato a Gintoki e alle sue richieste hard boiled!

La luce dei neon filtrava attraverso le veneziane mettendo in risalto la polvere che impregnava l’aria di quello squallido motel di periferia.

Il cadavere era steso sul letto, nudo, le gambe ancora spalancate. Dai suoi occhi sbarrati si potevano immaginare i suoi ultimi istanti di vita, quando il terrore aveva preso il posto dell’eccitazione, quando i rantoli di piacere erano stati sostituiti da grida soffocate. Ai piedi del letto disfatto il cuscino con cui era stata soffocata.

Jim osservava la scena, osservava il cadavere, quella che fino a ieri era Clare, quella che avrebbe sempre voluto che fosse la sua Clare.

“Che cazzo ci fai qui? Sai che non puoi entrare! Non hai visto il nastro giallo? C’è scritto riservato alla polizia e tu non sei più della polizia. Sparisci Jim!”

“Commissario Gordon, vedo che sei ancora lo stesso stronzo di qualche anno fa. Ho fatto bene ad andarmene! Questa era la mia Clare. Dimmi cosa avete scoperto!”

Il commissario fissò l’investigatore con sguardo torvo.

“La ragazza è venuta qui con qualcuno. Dopo essersela spassata e averla scopata l’ha soffocata con il cuscino. Non ci sono segni di violenza, lei doveva conoscere il suo assassino. Contento?”

“Bastardo!” disse sottovoce.

“Cosa sai Jim. Dimmi! Te lo leggo in faccia che sai qualcosa!”

“Io non so niente commissario Gordon, non sono più della polizia.”, detto questo alzò il bavero dell’impermeabile ed uscì. Il buio della città lo inghiottì.

***

“Dammene un altro” disse l’uomo seduto al bar scolandosi in un sol fiato il bicchiere di whisky e poggiandolo rumorosamente sul bancone.

“Le ho detto che deve alzarsi signore, questo posto è occupato.”

L’uomo sollevò il volto e fissò negli occhi il barista, lo sguardo era duro ed inespressivo.

Le note dell’orchestrina jazz si spandevano nell’aria sensuali.

Quando Mark entrò nel locale e si diresse al suo solito posto sul bancone tutti tacquero.

“Mi spiace signore, gli ho detto di alzarsi… che il posto era occupato…” si poteva leggere la paura negli occhi del barista.

“Non fa nulla Luciano, ci penso io. Questo è il mio posto, posso chiederle di alzarsi?”

“Perché? Se no mi ammazzi?”

I due si fissarono negli occhi per alcuni lunghissimi istanti. Mark era stupito, nessuno da anni aveva più avuto il coraggio di sostenere il suo sguardo.

“Io ti ho già visto da qualche parte, ma non ricordo dove” disse Mark accomodandosi accanto a lui.

“Io so chi sei, il padrone di wall street. Così ti chiamano. Un whisky?”

“Penso tu ne abbia già bevuti abbastanza.”. Il coraggio o forse la follia di quell’uomo lo incuriosivano.

“Ti piace giocare con le persone vero? Come giochi con i soldi e con le azioni! Ti è piaciuto giocare con Clare l’altra sera? Lei è sempre stata innamorata di te, fin dal tempo del college. Perché l’hai chiamata? Me lo ha detto che sarebbe uscita con te!”

Il volto di Mark si fece livido, le labbra tirate e pallide. “Chi cazzo sei? Cosa vuoi da me?”

“Non ti puoi ricordare, per te quelli come me non esistono. Sono Jim, eravamo compagni al college. Clare ha sempre pensato a te e non mi ha mai voluto.”

Jim estrasse la pistola da sotto l’impermeabile e la puntò in faccia a Mark.

“Ti credi superiore a tutto e a tutti, ma tu sei solo merce avariata! Questo è per Clare!”

Il rumore e il lampo accecante dello sparo squarciarono la fumosa aria del locale. Tutti tacquero. La musica cessò.

Jim rinfoderò l’arma lentamente, alzò il bavero dell’impermeabile e scavalcò il cadavere. Nessuno aveva il coraggio di parlare. L’orchestra jazz riempì l’insostenibile silenzio che si era creato con un nuovo motivo.

Lasciò 10 dollari stropicciati sul bancone e uscì. Il buio della città lo inghiottì.

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