Lo zerbino – in collaborazione con Orso Romeo

Qualche tempo fa Orso Romeo mi ha chiesto se riuscissi a fare un disegno per un racconto che aveva in mente. Così nasce questa collaborazione e questa bellissima storia che ha voluto regalare al mio blog. Una sola parola: Grazie!

Ed ecco che arriva il mercoledì. E il mercoledì si scopa, nel solito hotel a due stelle, in una delle zone più brutte di Roma. E il gioco è sempre lo stesso. Scopare travestiti da Batman e Robin. Sono due anni che il mercoledì è il giorno dell’appuntamento fisso. Batman paga l’albergo e decide il gioco. Lui è quello più voglioso, quello che aspetta il mercoledì con lo stesso fermento di un bambino che vuole scartare i regali di Natale. A volte è talmente famelico di sesso, che non appena Davide indossa il vestito di Robin, gli salta addosso. E in un attimo lo sbatte sul letto, a faccia in giù, gli abbassa i pantaloni e comincia a scoparlo, come un cane in calore, senza sentimenti, il cui unico obiettivo è svuotare le palle. Robin urla, si dimena, tra il piacere e il dolore, ma per il suo Batman farebbe qualsiasi cosa, anche dargli un polmone se avesse difficoltà a respirare. Quando incontri un uomo che ti entra nella mente, nel cuore e nel culo in quel modo, non riesci a farne a meno. Non riesci più a pensare di poter vivere senza di lui. Non riesci più a essere lucido, perché è lui, solo lui, che rende viva la tua giornata. Anche se è una sola giornata: il mercoledì. Anche se nel profondo sa che non potrà mai esserci un futuro tra di loro, perché saranno sempre e solo due supereroi nascosti in un hotel a due stelle, senza wi-fi, fra una moquette macchiata e un bagno incrostato.

E poi arriva un mercoledì diverso dagli altri. Quando una passione diventa così travolgente, la scopata non basta più. Non è più, solo questione, di un cazzo o di un buco. Se la quotidianità è un lusso che solo la moglie di Batman può godere, quello che lui vuole è scopare senza più maschere, senza più costumi, senza superpoteri in cui nascondere le proprie fantasie. E quel mercoledì Robin gli chiede: – Ti prego guardami in faccia quando facciamo l’amore!- Ed ecco che Batman si arrabbia, e in un attimo infila il suo uccello in bocca a Robin.

Perché si è tolto la maschera? Si domanda Batman.

E mentre urla a Robin che loro non fanno l’amore, ma scopano, riempie la sua bocca di tutto lo sperma che il suo cazzo è capace di eruttare, costringendolo ad inghiottire fino all’ultima goccia. Ricordandogli che lui è “suo”. Robin è il “suo” buco. E di nessun altro.

Da allora per altri sei mesi il mercoledì si è ripresentato con le stesse modalità di sempre, ma ogni giorno che passava a Davide il costume di Robin cominciava a stare stretto. Fino a quando mercoledì scorso qualcosa è cambiato. Anche la routine più longeva, prima o poi, si sfiata, come quelle lattine di coca-cola sgasate, il cui gusto diventa alterato e stucchevole.

Gianni era già pronto nell’albergo. Aveva indossato il costume di Batman e sentiva le palle cariche di piacere. Non vedeva l’ora di svuotarle, ma il suo Robin era in ritardo. Non era mai successo in questi due anni. Prima 5, poi 10, poi 20 minuti, fino ad arrivare ad un’ora e poi due. Un primo sms, poi il secondo e poi il terzo. Nessuna risposta. Telefona. L’utente è irraggiungibile. E poi richiama. Nulla. Gianni è sulla sponda del letto. Come tutte le altre volte ha già pagato l’albergo, fino al mattino dopo, anche se non sono mai rimasti a dormire. Il tempo di togliersi il costume e rientrare a casa dalla moglie. Come se nulla fosse. Ma prima di entrare comincia a pulirsi le scarpe sopra lo zerbino, come tutti i mercoledì, in maniera ossessiva, per circa due minuti, come se avesse pestato fango o merda. E quando entra e bacia la moglie, il “suo” mercoledì oramai resta fuori la porta. Perché l’aveva sposata? Per affetto più che per amore. Perché forse era la scelta più comoda, le altre erano troppo complicate da affrontare. Con la moglie scopava, ma erano scopate dettate dalle necessità coniugali, senza piacere, senza slanci. Un atto meccanico che non vedeva l’ora di terminare. Eppure quella sera il pensiero del suo Robin era entrato in casa. Non era rimasto sullo zerbino. Forse sarebbe tornato. Forse avrebbero ricominciato. Ne era sicuro. Lui era Batman. Lui era un supereroe.

All’inizio Davide amava vestirsi da Robin. Amava quel gioco. Amava farsi fottere in quel modo. Lui ha bisogno di me. Mi scopa perché mi ama, pensava. Ma Batman non amava se stesso, come poteva amare un altro? E quel mercoledì davanti all’hotel guardava per l’ultima volta la finestra della loro camera. Sempre la stessa. E dopo aver buttato il costume nel primo cassonetto dell’immondizia, si è avventurato per la città, nei vicoli più belli di Roma, forse alla ricerca di un uomo, di un amore, di un’altra scopata o semplicemente ad ammirare l’arte e la bellezza, tra il sapore amaro di un gioco ormai finito e il retrogusto dolce di una ritrovata identità.

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54 thoughts on “Lo zerbino – in collaborazione con Orso Romeo

    1. e qua vi becco tutti e due!
      Ali, tesò, li hai fatti proprio gnocchi sti due oh! sempre piu bravo!
      Romè all’anima che bravo a scrivere racconti! dovresti scriverne qualcuno da schiaffare ogni tanto anche da te, magari in mezzo la settimana! mica sempre, quando capita!
      bravi bravi bravi!

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  1. Un bellissimo racconto: così intimistico, attento e acuto, nello scandagliare i sentimenti dei protagonisti, evidenziandone le vite e i pensieri, dando modo al lettore di empatizzare con i personaggi… Ehi, ma che stronzo questo Batman: rappresenta il classico personaggio dalla doppia vita, ma anche dalla doppia morale…
    Il disegno è anch’esso mirabile: ha una grande forza visiva e dunque un impatto consistente. Anche se, personalmente, avrei visto meglio un Robin meno corpulento e quindi in grado di esprimere meglio il contrasto non solo sentimentale tra i due personaggi: Batman intento al piacere fisico ed all’uso dell’altro come oggetto, da cui ricavare solo appagamento sessuale. In fondo una dinamica non estranea, ma propria anche nelle dinamiche etero
    Un caro saluto

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      1. Posso soltanto farti i complimenti per quanto sei bravo nel tratteggiare immagini senz’altro cariche di pathos e sensualità. Il mio voleva soltanto essere modestissimo appunto per magari un futuro lavoro…

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