La via del drago (in collaborazione con La Mela sBacata)

A volte si incontrano della persone speciali delle quali leggere i post è sempre un piacere. Per come scrivono, per quello che sanno trasmettere e donarci. Mela è forse forse il miglior esempio di tutto ciò. Da qui nasce da parte mia la voglia di questa collaborazione… e lei ha saputo ancora una volta stupirmi facendomi un regalo davvero speciale, questa sua storia. Il mio unico contributo è stato quello di provare a disegnare le atmosfere che ha creato. Grazie per questo bellissimo dono.

Finì di agganciare il reggicalze e voltò la testa verso il grande specchio a parete, per controllare che la riga delle calze di seta nera fosse diritta.

Con un sussulto di dolore palpò il contorno dell’occhio, tanto bluastro che neppure il trucco pesante riusciva a celarlo completamente.
Quella sera avrebbe dovuto indossare il cappellino con la veletta, per poter cantare al jazz club e intrattenere i coraggiosi marines in partenza per l’Europa.

Anche se dopo qualche boccale di birra sarebbero stati troppo ubriachi per notare certi dettagli, nella caligine satura del fumo di sigarette di contrabbando. Tutti tranne quel Marlowe, quell’investigatore dagli occhi di ghiaccio che sembravano spogliarla e la tenevano sveglia di notte, a rigirarsi fra le lenzuola con il sesso pulsante di voglia.

Era certa che Mickey, l’enorme buttafuori nero dal cuore di burro, l’avrebbe guardata con un’espressione di rimprovero e Betty-Lou le avrebbe porto un bicchiere di bourbon e soda, il suo personale tonico per ogni malattia, dalla tosse al cuore spezzato.

Uno sguardo al piccolo orologio appuntato alla spallina del reggipetto la informò che doveva sbrigarsi, se voleva portare a termine la sua sorpresa.
Indossò l’abito chemisier di seta rossa, stretto da una cintura nera in vita, e legò un piccolo foulard al collo, un suo vezzo fin dal liceo, così utile a nascondere i lividi dei tanti uomini sbagliati che attraeva come una calamita, fin da quando era fuggita di casa su un treno merci, con un fagotto di stracci in mano e puerili sogni di gloria in tasca.

Il trench di pelle nera, il cappello a tesa larga e i guanti già l’attendevano sulla panca d’ingresso, insieme alla borsetta insolitamente pesante.

Lo specchio del mobile bar le rimandò l’immagine di un volto pallidissimo dalle labbra scarlatte mentre, con mani tremanti, si versava un bicchierino di gin per infondersi coraggio.

Diede un’ultima occhiata alla foto incorniciata, due occhi beffardi in un volto maledettamente bello, poi la poggiò a faccia in giù sulla mensola mormorando un Bye bye, baby con la sua calda voce del sud.

Raffiche gelate di pioggia spazzavano il marciapiedi deserto della Avenue. Alzò il braccio e subito un taxi accese la luce gialla accostando silenzioso.

«Sali bellezza, dove ti porto in questa sera da lupi?»

«Hotel Palace, tra la Sesta e la Nona.»

Salendo abbassò la tesa del cappello a coprire il volto e si accese una sigaretta, soffiando il fumo sul vetro del finestrino per cancellare il suo riflesso, mentre guardava sfilare i palazzi illuminati della città che le stava bruciando l’anima.

Entrò nella hall. Il portiere di notte la riconobbe e le rivolse un sorriso complice, intascando con destrezza la banconota che gli fece scivolare tra le dita.

Prese l’ascensore ma si fermò due piani sotto l’attico, perché il rumore di quel catorcio sferragliante non annunciasse il suo arrivo, rovinando la sorpresa.
Perciò imboccò le scale di servizio, ansimando per l’agitazione e l’inciampo dei tacchi alti.

Entrò con la sua chiave, un piccolo regalo che lui le aveva fatto trovare legata a un cesto di frutta esotica in camerino, un milione di tempo e schiaffi prima.

Le luci nel soggiorno lussuoso erano ancora accese e mostravano impietose lo spettacolo di molti bicchieri, alcuni sporchi di rossetto, dei posacenere pieni di mozziconi e degli indumenti intimi sparpagliati ovunque, insieme alle pelli dei profilattici usati, simili a mute di serpente.

Dalla parete sopra il divano di pelle bianca la grande testa di drago si rifletteva superba nello specchio.

Conosceva bene quella preziosa stampa di Hiroshige e la leggenda superstiziosa che l’accompagnava. Era stato un suo regalo, faticosamente acquistato con lo stipendio di un anno al jazz club e un piccolo lavoretto di bocca nel retrobottega di un viscido antiquario. Una volta avrebbe fatto di tutto per renderlo felice, pazza che era.

Si diresse verso la camera da letto, da cui provenivano gemiti inequivocabili.
Nella penombra osservò con calma l’ampia schiena di lui che si muoveva, stantuffando con vigore tra le gambe di una ragazza rantolante di piacere come una gatta da strada.

Sui muscoli che guizzavano, lucidi di sudore, la testa del drago sembrava prendere vita e irriderla con i suoi occhi crudeli.

Il tanfo di sesso le era quasi intollerabile ma decise di lasciarli continuare finché lui, con un gemito roco, si abbatté a faccia in giù sul letto, sazio di piacere.

Attese che la ragazza si liberasse della sua stretta e si dirigesse verso il bagno, da cui dopo poco si udì lo scroscio sonoro dell’acqua che riempiva la vasca.

Si avvicinò al letto e con la lunga unghia laccata di rosso percorse le linee del tatuaggio sulla schiena, finché lui si voltò con un grugnito di fastidio.

Gli lasciò giusto il tempo di dilatare gli occhi per la sorpresa e sorrise con dolcezza mentre premeva il grilletto.

«Bye bye, baby.»

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73 thoughts on “La via del drago (in collaborazione con La Mela sBacata)

      1. Eh… i prendo la parte facile… lei scrive, ci mette l’impegno e la fantasia… io illustro!!! Furboooo… anche se in questi due mi sono messo in testa di provare a usare la prospettiva… ed è stato un bel casino

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  1. Mela è grande! Anzi grandissima! Poi quei c’è un sapore noir. Tu pure! Sei TOP! I disegni mi piacciono entrambi …. ma fingiamo di essere a un reality e devo scegliere. Scelgo questo perchè il culo mi distrae ….. 😀 😉

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      1. Oggi non ci capiamo :-/ avevi detto di averlo fatto apposta. Ho anche cliccato per sbaglio il segui e per un attimo non ti ho seguito, ma ti ho riacchiappato subito… che smaltita 😉

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