Da bambino ero molto sensibile – Gola di velluto #6

_frate

Per troppo tempo i racconti che mi avete inviato sono rimasti chiusi nelle mie mail. Come già vi dicevo a luglio, me ne scuso, ma ora si ricomincia!

Un blogger, che preferisce rimanere anonimo, mi ha inviato questa sua storia / fantasia.
Piccoli refusi presenti nel testo sono stati da me volontariamente lasciati.

Già quando ero piccolo mostravo dei caratteri che poi si sarebbero resi più evidenti crescendo. Ricordo che non socializzavo bene con gli altri bambini, infatti mi divertivo di più da solo. I miei non capviano perché mi comportassi così oppure non volevano capire.
Sta di fatto che per me l’infanzia è stata sempre molto turbolenta, incasinatissima, un periodo veramente brutto!

Non riuscivo a integrarmi, non mi sono mai integrato. Così quando è arrivato il momento di scegliere ho pensato che la mia strada poteva essere quella del convento. Lì ho conoscuito i momenti più belli della mia vita.

Chiuso nello studio e nell silenzio, tra persone per bene, con gli stessi interessi miei…… Ero finalmente LIBERO!! LIBERO di esprimere quello che mi piaceva e di essere come ero, perché tutti i miei amici là dentro erano come me. Onon mi dicevano nulla se non ero come loro. D’altronde si sa, scaglia la prima pietra chi è senza peccato!

Il primo anno di studio è stato veramente bellissimo! Le lezzioni erano tutte belle ed ilavori tanto e quindi non avevo tempo per distrarmi. Poi però, al seoncdo anno, è successo il problema…..

C’era un professore molto bravo, piacevano a tutti le sue lezzioni, tanto che anche quegli delle altre classi andavano a vedere le sue lezzioni, c’era tanto tanto da imparare. Io però non risucivo a concentrarmi come avrei voluto. Il professore, un uomo che aveva da poco superato i 50, era un uomo robusto e corpulento, ma con una voce dolce e melodiosa….voce che usava per farsi ascoltare da tutti noi studenti desiderosi di apprendere. Le sue mani erano grandi come pale, le sue braccia dei tronchi ed il suo cervllo…. ahhh, il suo cervello era un nettare che mi nutriva l’anima incendiandolmela però al tempo stesso.

Io ero un ragazzino bruttoccio, mingherlino, che si voleva divertire e gli piaceva stare con gli amici si, ma niente di più. Lui era l’uomo più bello che avessimo mai visto tutti noi alunni. Tanti avevano fanstasitcato su di lui, io lo sentivo quello che dicevano i colegghi più grandi. Alcuni dicevano addirittura che l’avevano baciato!

Baciato lui! Impossibile, non poteva essere vero, figuriamoci che uno come lui che si dedica a quie 4 sfigati….

Però il dubbio c’era, e non se ne andava. E se l’avavano baciato per davvero? Cosa avevano loro più di me? Perché loro si ed io no???
Doveva essere mio!! DOVEVA!!! dopo una vita passata a sognare era giunto finalmente il momento di osare!

Così un giorno mi avvicinai a lui, lui non sapeva cosa stava per succede, così ho voluto prima vedere come stavano le cose. Cominciai a parlare dle più e del meno, così, come se fossi stato un alunno qualunque. Abilmente indagai sui suoi sentimenti e le sue passioni.

Lui non voelava darlo a vedere ma in realtà gli piacevo. E pure parecchio. Solo che non poteva fare niente, io ero solo uno studente e lui un professore in vista…. così feci finta di neinte, lo salutai ma pensando che presto avrei fato il primo passo. Di fronte all’evidenza sarebbe dovuto cedere.

Un paio di settimane dopo era il momebti che tanto avevo aspettato, cerano le vacanze e noi nella struttura rimanevamo in pochi. In quelle vacanze doveva rimanere nache lui a fare la guardia a noi studenti, si sa come sono i giovani, così dopo cena andai da lui, lo salutai sorridendo e gli chiesi se poteva spiegarmi la lezione della settimana scorsa con la scusa che era molto difficile e non tutti noi avevamo la sua perfetta prerparazione.

Lui rispose di sì e mentre si girava per prendere un libro io lo abbraccia da dietro dichiarandogli tutto il moi amore. Non potevo vivere sapendo che ci amavamo e che lui era costretto a nascondere tuto, potevamo scappare insieme!!!

Lui cercò di liberarsi ed essendo molto più grande di me ci risucì facilmente, io allora, in preda lala rabbia con le lagrime agli occhi, feci quello che avevo pensato di fare se le cose non andavano come dovevano andare.

Mi ero portato un sasso omlto pesante nello zaino e mentre lui si avvicinava per cacciarmi io rapidamente lo colpii con lo zaino, sulla testa. Tale fu la botta che cadde come un sasso, c’era un rivolo di sangue sulla fronte. Una commozzione celebrale, ne ero sicuro.

Avevo colpito il mio professore, quello che doveva insegnarmi quello che amavo. Oramai ero perduto ma non potevo ancora andare via senza la soddisfazione. Così lo tirai faticosamente a letto, con le lenzuola feci delle corde e ce lo legai a pancia in giù tenendoli le gambe bene aperte. Strappai i suoi pantaloni neri e con tutto l’amore che avevo per lui lo penetrai, dolcemente dolcemente, con amore, sognando il sogno che non si era potuto avverare e che mai si sarebbe avverato. Si risvegliò così, con il mio cazzo dentro il suo culo, che spingevo e spingevo piangendo dalla commozzione perché stavo facendo sesso per la prima volta. Lui urlò, io venii.

Ci trovarono incastrati l’uno nell’altro, entrambi che piangevamo….

 

Se volete mandarmi la vostra storia o la vostra fantasia vi ricordo che potete farlo scrivendomi una mail a alidivellutoblu@yahoo.it o, in modo assolutamente anonimo, tramite questo form.

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41 thoughts on “Da bambino ero molto sensibile – Gola di velluto #6

  1. E’ un dramma di una potenza rara, Shakespeariano, per usare un paragone comprensibile. C’è tutto: l’ingresso nella vita adulta, l’eros, la passione, l’amore sacro, l’amore profano, la violenza di un’identità che non riesce ad uscire dal guscio se non tramite uno strappo terribile, liberatorio e fatale.
    Per citare Hesse: “L’uccello lotta per uscire fuori dal suo guscio; l’uovo rappresenta il mondo; chi vuole rinascere deve distruggere il vecchio mondo precedente.” E qui di uccello ce n’è parecchio!

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