La fine

cavallo

Correva a perdifiato verso il rosso del sole che tramontava. I muscoli tesi allo spasmo, le narici dilatate dallo sforzo, rivoli di sudore che colavano lungo il suo manto di un nero lucido.

Ora che i suoi zoccoli potevano nuovamente calpestare la soffice erba verde e non più quelle odiose strisce di asfalto grigio poteva esprimere tutta la sua potenza.

Arrivato alla radura ove la mandria si era accampata per passare la notte, si diresse subito verso il grande albero che dominava un piccola collina dove il generale Nahar si stava radunando con i suoi i suoi luogotenenti.

“Quali notizie mi porti Asaluf?”

“Tutta l’area intorno alla città è sgombra mio signore!
Abbiamo incontrato solo qualche sparuto gruppo di pellebianca che cercava di scappare.
Quasi nessuno era armato.
Hanno avuto quello che meritavano!”

L’ultima frase fu come un nitrito sommesso, che emise con soddisfazione osservando le macchie scure di sangue incrostato sui suoi zoccoli.

Ancora ricordava come era iniziato tutto, il glorioso “Giorno del Nitrito”, così lo chiamavano. All’inizio erano pochi, ma la mandria man mano si ingrandiva e aumentava di numero. Quale spettacolo erano, vederli uscire dai boschi e riempire la pianura come una marea scura.

Ma i pellebianca non facevano nulla, minimizzavano, nascondevano la testa sotto la sabbia. Come non potevano vedere la loro fine che si avvicinava?

Pavide creature, non volevano far crescere in loro la paura, avrebbero dovuto combattere invece, o almeno provarci, almeno avrebbero avuto una morte onorevole.

Solo quello desiderava, se fosse arrivata la fine, la sua fine. Voleva morire combattendo come un vero stallone! Non sarebbe scappato davanti al nemico, lo avrebbe affrontato, fino alla fine.

E invece i pochi tra i pellebianca che avevano compreso la portata del pericolo che li stava minacciando venivano trattati come pazzi, gli altri ridevano di loro pensando che stessero scherzando, e nessuno dava loro ascolto. Alla fine anche questi rinunciarono e smisero di provare ad avvertire gli altri.

Finito il consiglio di guerra il generale Nahar congedò i suoi luogotenenti e salì sulla cima della collina. La sua figura si stagliava imponente nel rosso del sole morente. Lanciò un forte nitrito, tutta la mandria ammutolì rivolgendosi verso di lui.
“Domani attaccheremo la città!”

Un forte nitrito riempì l’aria.

Il cielo livido di quel mattino prometteva una giornata gloriosa. Dall’alto della collina dove si trovava poteva vedere l’orda.

Milioni di cavalli raspavano la terra con gli zoccoli pronti a partire all’attacco. Oggi avrebbero preso la città.

Il rumore degli zoccoli lanciati al galoppo copriva qualsiasi altro suono, la terra tremava come squassata dalla loro potenza, i nitriti acuti erano urla di vittoria.

Solo per un attimo Asaluf vide il luccichio provenire da una finestra. Sapeva cos’era. Un raggio di sole aveva colpito il mirino di un fucile da cecchino. Vi era ancora qualcuno dunque nella città che credevano deserta.

Non aveva paura della fine, anzi, la desiderava. Si lanciò con ancora maggior impeto in quella direzione. Sentì la pallottola passargli vicino e sfiorargli l’orecchio destro. Il pellebianca non avrebbe avuto il tempo per un secondo colpo.

Stupido, inutile essere! – pensò. In quel momento capì che non avrebbe avuto la morte gloriosa che desiderava.

Andate a leggere la versione dei pellebianca sul sito di Ysingrinus.

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