Buon anniversario – Gola di velluto #10

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Una blogger o un blogger mi ha inviato tramite il form questa sua storia / fantasia.


Sto preparando la cena per il nostro anniversario, qualcosa di veloce e stuzzicante prima di andare al cinema. È passato tanto tempo dall’ultima volta che abbiamo fatto qualcosa insieme, sei sempre in viaggio o perso in riunioni ed è diventato difficile riuscire a vederci. Per questo abbiamo pianificato la serata con largo anticipo.

Sento sbattere la porta d’ingresso, ti arrivo alle spalle, mi appoggio alla tua schiena, infilo le mani dentro i pantaloni e ti accarezzo. Sei al telefono, mi fai un gesto brusco di rifiuto e continui a parlare.

Torno in cucina con un sospiro di delusione e dopo poco arrivi, spettinato, la cravatta allentata sul collo della camicia stazzonata, uno sguardo perplesso negli occhi che diventa un lampo di contrizione quando ti ricordi del nostro impegno.

Inizi a balbettare una serie di scuse su di una conference call, che ti terrà impegnato per buona parte della serata con un interlocutore oltreoceano.

Deglutisco con calma, spengo il fuoco sotto la pentola, slaccio il grembiule e lo piego con cura appoggiandolo sulla sedia.

Mi piazzo davanti a te, sollevo le mani dietro la schiena per tirare giù la lampo del vestito che scivola in un mucchietto fluido ai miei piedi. Slaccio il reggiseno, lo lascio cadere a terra, poi sfilo il perizoma di pizzo, lo piego a triangolo e te lo infilo nel taschino della giacca.

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∞ – Il collaborazione con Orso Romeo

Si dice che l’orso perda il pelo ma non il vizio. E così Orso Romeo ed io abbiamo ritrovato il piacere di collaborare. Il tutto nasce da un mio disegno un po’ matto che è servito da spunto per queste sue meravigliose righe. Un immenso grazie Romeo!

Le gambe che con fatica trascina. La malattia che ha consumato lentamente le sue ossa. La danza finita per sempre, oramai una vecchia foto, non un jpg, ma una polaroid datata. Un anno ancora, diagnosticato dai medici. È questione di un attimo. Sulla terrazza delle lenzuola stese. E salta, come se stesse ballando sulle note di Ciajkovskij, con l’eleganza di un cigno. E mentre precipita vede qualcosa attraverso le finestre.

Ottavo piano. Il suo primo orgasmo, raggiunto da sola, violando quel buco.
Settimo piano. Il primo viaggio all’estero, in Irlanda, con tutti i suoi compagni di liceo.
Sesto piano. I genitori che le sorridono.
Quinto piano. Il suo diploma con il massimo dei voti all’Accademia Nazionale di Danza.
Quarto piano. Una stanza vuota. Il figlio che non è mai arrivato.
Terzo piano. La prima volta, deludente, per come si è consumata e perché non era l’uomo giusto.
Secondo piano. Il primo applauso, per il suo ruolo da protagonista, al Teatro La Scala.
Primo piano. L’amore di Luca, per vent’anni al suo fianco.

E poi tutto nero. È bastato un attimo per dimenticarsi ogni cosa e quando il corpo arriva a terra, le ossa si frantumano e dalla sua bocca esce uno strillo. E guarda quel corpo disteso a terra, che fatica a ricordare. E comincia a volare, sempre più su.

Primo piano. Alla ricerca del nido da costruire.
Secondo piano. Le trappole evitate di chi pretendeva di chiuderla in uno zoo.
Terzo piano. Quella deliziosa lepre da mangiare, dopo giorni di digiuno.
Quarto piano. La vista acutissima, sempre in allerta per avvistare pericoli.
Quinto piano. Lei e il suo maschio, fedeli per la vita, in cerca di un habitat accogliente.
Sesto piano. I proiettili evitati, per non finire imbalsamata in un museo.
Settimo piano. Il dolore nel depositare le uova.
Ottavo piano. La felicità nel vederle schiudersi alla vita.

E poi un volo maestoso verso il blu.

Il mio pisello “stregato” – #zozzolerci

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Da tanto, troppo tempo, non vi parlo del mio pisello. Da quando il progetto #zozzolerci ha trovato la sua conclusione o forse la sua giusta evoluzione, il mio pisello non è più apparso su questa pagine.

Ma in questo periodo ha ritrovato nuovo smalto e la voglia di apparire nuovamente su questo blog.

Si sta preparando per la grande festa delle streghe, Halloween, e giustamente, per non fare brutta figura, dovrà indossare la maschera migliore.

Ne ha provate ben quattro, da mummia, da vampiro, da mostro di Frankenstein e da classico Jack o’ lantern. A causa del suo spiccato narcisismo non sa scegliere quale sia l’outfit (solo per mettere una parola che fa fiko) migliore per questa importante occasione mondana, visto che si sente molto bello con tutti e quattro.

Ancora una volta quindi si rivolge fiducioso a voi per avere consiglio e commenti.

Eccolo dunque il nuovo set di stickers per la nota app di messaggistica telegram firmati da Alidivelluto dedicato alla festa di ognissanti.

Voi che custodite gelosamente nel vostro smart phone il mio pisello o tutti quelli che ancora non lo hanno, non perdete l’occasione di sfoggiarlo la notte più “mostruosa” dell’an(n)o.

Per farlo basterà cliccare qui (o sull’immagine all’inizio del post) dal vostro smart phone con telegram e poi su “aggiungi stickers” o andate direttamente all’indirizzo:

https://telegram.me/addstickers/aliween

Grazie a tutti quelli/e che lo scaricheranno e lo condivideranno con parenti e amici.

Donati un Halloween indimenticabile in compagnia del mio pisello!

P.S.
Per quelli che ancora non hanno il mio pisello sul proprio cellulare (e spero siano davvero pochi) ora potete ovviare a questa mancanza cliccando qui direttamente dal vostro smart phone con telegram e poi su “aggiungi stickers” o andate all’indirizzo:

https://telegram.me/addstickers/Alidivelluto

Non lo ero – Gola di velluto #9

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Un blogger, che preferisce rimanere anonimo, mi ha inviato questa sua storia / fantasia.


Non ero ubriaco.

No, affatto.

Qualche bicchiere di vino, sì. Poco da mangiare, sì. Ma non lo ero. Nemmeno un po’. Un mese appena, di conoscenza. Colleghi di lavoro, in qualche modo, non direttamente ma insomma, si può dire colleghi.

Poi, una sera a vedere una partita a casa sua. Finita male, peraltro, per noi. Sul divano, in una calda serata. Un vino, sì. Fresco, buono, andava giù. E poi? Poi non so, poi ci vediamo qualche foto? Va bene, con il portatile sulle gambe, foto di vacanze, per farmi capire com’è bello quel posto di mare, foto di amici, di amiche. Poi foto di un’amica, sua. La sua amica, la sua compagna. Si incazzerebbe se sapesse che me le fai vedere? Forse sì, forse no. Io comunque non glielo dico. Che ne pensi? Che ne penso? È bellissima. Continua. Ti piace? Sì. Vuoi un altro bicchiere? Sì. E poi, altre foto. Sue. Al mare. Chi le ha fatte queste? Lei, ci piace fotografarci. Ti dà fastidio se vado avanti a mostrartele? No, affatto. Non so se a lei darebbe fastidio. Allora facciamo che non ti faccio più vedere lei. Va bene. Va bene. Non farmi vedere lei. Cosa mi fai vedere? Mi fa vedere lui. Di schiena allo specchio. Nudo. Le spalle. Nude. Il petto, nudo. Che dici? Che devo dire, niente, guardo. Ma non aggiungo che mi piace guardare, che mi piace, sì. Non sono ubriaco. Per niente. Sono solo eccitato. Nudo, di fronte. Sorridente, con il cazzo di fuori. Non duro. No. Nudo. Se ti dà fastidio non vado avanti, dice. Vai avanti, non mi dà fastidio.

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Sulla panchina – Gola di velluto #8

Kinkynora, che ringrazio, mi ha promesso un suo racconto per la mia rubrica a patto che io “facessi la mia parte”. Potevo forse rifiutare? Per capire quale fosse questa parte non vi resta che leggere il racconto qui sotto. Non ve ne pentirete.

Il problema di Nora e gli appuntamenti. Cerca di uscire sempre almeno mezz’ora prima di quanto farebbe una persona normale per arrivare con congruo anticipo e non rischiare ritardi, ci possono sempre essere dei contrattempi, no? Beh a volte i contrattempi sono a favore: niente traffico, tutti semafori verdi ed ecco che ora è sul luogo dell’appuntamento con più di un’ora di anticipo. Sono la solita, che cazzo ci faccio qui alle tre del pomeriggio, l’appuntamento è alle 16.15… Posso sfruttare il tempo per finire di leggere quel romanzo, mi mancano poche pagine

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Sconosciuti – Gola di velluto #7

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Una blogger, che preferisce rimanere anonima, mi ha inviato questa sua storia / fantasia.


Non so niente di te, e non voglio sapere niente, so solo che da quando ti sento al telefono mi provochi un ‘eccitazione incontenibile, che se penso al nostro incontro ti voglio nuda, e mia.
Voglio averti.
Al buio nella tua stanza alle 17.
Io e te sconosciuti.

Rimasi a fissare quella mail per qualche minuto, la rilessi e la rilessi ancora. E più la leggevo, più nella mia testa era la sua voce a pronunciare quelle parole.
Dallo stupore (un pazzo?) passai allo sdegno (come si permetteva), per passare al pensiero di un contratto sfumato e la rabbia per il tempo perso (vaffanculo stronzo!) poi esplosi in una risata (era uno scherzo?) e infine, in maniera del tutto inaspettata, mi ritrovai eccitata.
Quella morsa intensa al basso ventre, e alla bocca dello stomaco, il sesso che si contraeva, un brivido lungo la schiena e la sensazione che gli slip fossero intrisi di desiderio.
Echeggiava la sua voce nella mia testa, non più dati e termini tecnici, ma le parole di quella assurda mail.

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