Sconosciuti – Gola di velluto #7

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Una blogger, che preferisce rimanere anonima, mi ha inviato questa sua storia / fantasia.


Non so niente di te, e non voglio sapere niente, so solo che da quando ti sento al telefono mi provochi un ‘eccitazione incontenibile, che se penso al nostro incontro ti voglio nuda, e mia.
Voglio averti.
Al buio nella tua stanza alle 17.
Io e te sconosciuti.

Rimasi a fissare quella mail per qualche minuto, la rilessi e la rilessi ancora. E più la leggevo, più nella mia testa era la sua voce a pronunciare quelle parole.
Dallo stupore (un pazzo?) passai allo sdegno (come si permetteva), per passare al pensiero di un contratto sfumato e la rabbia per il tempo perso (vaffanculo stronzo!) poi esplosi in una risata (era uno scherzo?) e infine, in maniera del tutto inaspettata, mi ritrovai eccitata.
Quella morsa intensa al basso ventre, e alla bocca dello stomaco, il sesso che si contraeva, un brivido lungo la schiena e la sensazione che gli slip fossero intrisi di desiderio.
Echeggiava la sua voce nella mia testa, non più dati e termini tecnici, ma le parole di quella assurda mail.

Cosa volevo fare? Mandare tutto a puttane e fare una follia al limite del pericoloso?
Non potevo!
Mi ritrovai a guidare verso il b&b come sotto ipnosi, eccitata e spaventata da questa voglia.
Quando arrivai, trovai una gentile signora che mi accompagnò nella mia stanza, sbrigammo in pochi minuti le formalità e rimasi sola.
La stanza era accogliente e ben arredata, stavo seduta lì sul letto che ancora non sapevo che fare.
Non so quanto rimasi li ferma, a un certo punto mi ritrovai sotto il getto caldo della doccia, ero avvolta dal vapore e accarezzavo la pelle trasportata da pensieri erotici. L’eccitazione prendeva il sopravvento sulla ragione. Non sapevo neanche che faccia avesse come potevo pensare di farci sesso? Eppure questa cosa mi eccitava sempre più.
Uscita dalla doccia diedi uno sguardo al telefono mancavano 10 minuti alle 17 e lui non aveva scritto altro.
Mi avvicinai alla finestra chiusi la persiana, tirai la tenda, rimase accesa solo la luce della piccola abat-jour sul comodino.
Mi risedetti sul letto in accappatoio, presi il telefono, le 17, e scrissi la mail di risposta:
La porta è aperta.
Tolsi l’accappatoio, lo poggiai sulla sedia allungai la mano e spensi la luce.

Mi mancava il fiato, mi sentivo il sangue ribollire sotto la pelle, intorno a me il buio, solo la luce che filtrava da sotto la porta lasciava intravedere le sagome di ciò che avevo intorno.

Ero seduta sul letto davo la schiena alla porta, nuda.
I minuti che trascorsero sembravano infiniti.
Sentii la maniglia e il cigolio della porta aprirsi, non mi voltai, entrò e con lui pochi istanti di luce, di nuovo buio.
Disse solo non parlare.
Sentivo il suo respiro, sentivo che si spogliava e non vedevo l’ora di essere toccata.
Il letto si abbassò come lui si sedette accanto a me.
Le narici si riempirono del suo odore.
Sentii il dorso della sua mano scorrere sul mio braccio, tenevo gli occhi chiusi, arrivò alla spalla e poi sul collo, avvicinò le labbra e mi baciò, sentivo il suo respiro profondo, non capivo più niente.
Mi sussurrò ti desidero
Sempre con gli occhi chiusi mi voltai verso di lui iniziammo a baciarci.
Mentre mi baciava, le sue mani presero i miei seni, sussultai, non desideravo altro che sentire quelle mani addosso.
Continuava a baciarmi, la sua lingua avvolgeva la mia, la guidava, l’accarezzava, leccava le labbra e io leccavo le sue, afferrai il labbro inferiore tra i denti e strinsi appena.
Lo stavo bramando.
Mi fece distendere sul letto, le sue labbra e la sua lingua iniziarono a scorrere su di me, ovunque. Di nuovo un sussurro lasciami fare.
Avevo il respiro corto, mi sentivo fuori di me, completamente stravolta dai sensi, non riuscivo a pensare a niente se non alla sua lingua che tormentava i miei capezzoli che si inturgidivano sempre di più, quasi mi facevano male, li mordeva, li baciava, li leccava, li stringeva fra le mani, li avvolgeva. Iniziò la discesa sul ventre, sui fianchi, mi afferrava, aveva delle mani forti ma delicate, la sua bocca mi mangiava.
Quando arrivò al pube, liscio e caldo si fermò, e io andai in apnea, impaziente, la sentivo completamente bagnata, come se mi fossi fatta la pipì addosso.
Con il polpastrello del pollice iniziò a massaggiarla, movimenti lenti e rotatori, a tratti la schiudeva per affondarci il dito, per poi toglierlo e metterselo in bocca, non lo vedevo ma capivo ogni suo gesto.
Girati
Ubbidii, mi misi a pancia sotto, ma volevo sentire la sua lingua tra le gambe.
Ricominciò a baciarmi e leccarmi, sta volta iniziò da dietro il collo, scostando i ciuffi di capelli scappati all’elastico, era una sensazione ai limiti del estasy essere completamente sua.
Giù per la schiena, le braccia, le mani, mi succhiò le dita, di nuovo la schiena. Quando arrivò alla curva del sedere sentii come un solletico doloroso ma piacevole, lo ignorò e scese lungo le cosce, le gambe, l’istinto mi spingeva ad aprirle, lo desideravo. Le caviglie, i piedi. Di nuovo su, lungo le gambe. Mi accarezzava il culo, lo palpava come aveva fatto sul seno. Sentii la sua lingua tra le natiche, mi sollevò il bacino, ero quasi a carponi, mi leccava e io ansimavo e gemevo, non riuscivo a trattenermi.
Sta volta senza parlare mi rigirò e andò direttamente lì tra le le mie gambe. Finalmente le aprì e iniziò a leccarmi.
Strozzai i gemiti nella gola, L’eccitazione mi esplodeva nel petto, nella testa, lui che mi scopava con la lingua al buio, senza sapere chi fosse e a questo punto neanche m’importava. Tutto questo era incontenibile, mi sentivo come mai mi ero sentita, libera, porca, troia, senza freni.
Passavo le dita tra i suoi capelli, li tiravo quando sentivo le fitte del piacere, accompagnavo la sua lingua con piccoli movimenti, la seguivo. Sentivo il suo naso affondare nei miei umori, mi tormentava il clitoride, lo succhiava, infilava le dita, ero un lago. Volevo non smettesse più e volevo sentirlo dentro di me.
Persi il conto degli orgasmi che mi diede.
Non so se si accorse che ero stremata, ma non sazia, iniziò a rallentare, si fece più delicato, rallentò e ripercorse il mio corpo all’inverso fino alla mia bocca, sentivo il mio sapore, il mio odore sul suo viso, mi piaceva, era su di me, sentii il peso del suo corpo, sentii il calore della sua eccitazione, la volevo.
Finalmente parlai. Scopami. Dammi il tuo cazzo

Sei la mia troia sconosciuta

Mi sollevò le gambe e con colpo secco mi penetrò, rimase fermo qualche secondo come a voler assaporare il calore della mia figa, a sentire come pulsava attorno al suo cazzo.
Iniziò a muoversi lentamente era piacevolmente straziante, desideravo essere sbattuta, desideravo la foga del suo desiderio desideravo sentirlo esplodere dentro di me.
Iniziò a darmi colpi secchi e decisi, sempre più forte, sempre più veloce.
Godevo, sentendolo dentro di me, godevo ancora di più nel sentirlo gemere, ansimare, soffocavo la voce in gola, volevo urlare. Mi aggrappavo al copriletto come a voler trattenere il piacere che provavo, oppure mi arrampicavo sulle sue braccia, conficcandogli le unghie sulla pelle.
Finalmente sentii arrivare l’onda del mio orgasmo e quasi simultaneamente il suo, sentii il calore del suo sperma invadermi, sentii il suono del suo piacere dalla sua bocca.
Si abbandonò su di me, tremammo ancora qualche istante, come se quel piacere non smettesse d’invaderci il corpo.

Poi fu silenzio, calma, i respiri si regolarizzarono.

Mi baciò. Scivolò fuori dal letto, sentii che si rivestiva in silenzio. Non fiatai. Non disse una parola.

Aprì la porta, vidi la sua sagoma e poi di nuovo buio.

L’indomani gli inviai una mail

Ho lasciato il contratto alla proprietaria del B&B. Direi che puoi rinviarmelo firmato in ufficio.


Se volete mandarmi la vostra storia o la vostra fantasia vi ricordo che potete farlo scrivendomi una mail a alidivellutoblu@yahoo.it o, in modo assolutamente anonimo, tramite questo form.

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51 thoughts on “Sconosciuti – Gola di velluto #7

      1. eh si…! purtroppo…sto scrivendo poco! Mi dispiace non sai quanto….! Ma appena esco da questo cavolo di ospedale…mi rimetto in marcia! 🙂 ❤

        Liked by 1 persona

  1. Molto bello ..ma il tizio proprio sconosciuto non era ..come hanno sottolineato ..ma il supermercato degli incontri può essere pericoloso ..perché non dimentichiamoci come nella vita di tutti i giorni ..occorre sempre stare in guardia da chi non si conosce..lo so Alì sono una nota stonata ..

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