Buon anniversario – Gola di velluto #10

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Una blogger o un blogger mi ha inviato tramite il form questa sua storia / fantasia.


Sto preparando la cena per il nostro anniversario, qualcosa di veloce e stuzzicante prima di andare al cinema. È passato tanto tempo dall’ultima volta che abbiamo fatto qualcosa insieme, sei sempre in viaggio o perso in riunioni ed è diventato difficile riuscire a vederci. Per questo abbiamo pianificato la serata con largo anticipo.

Sento sbattere la porta d’ingresso, ti arrivo alle spalle, mi appoggio alla tua schiena, infilo le mani dentro i pantaloni e ti accarezzo. Sei al telefono, mi fai un gesto brusco di rifiuto e continui a parlare.

Torno in cucina con un sospiro di delusione e dopo poco arrivi, spettinato, la cravatta allentata sul collo della camicia stazzonata, uno sguardo perplesso negli occhi che diventa un lampo di contrizione quando ti ricordi del nostro impegno.

Inizi a balbettare una serie di scuse su di una conference call, che ti terrà impegnato per buona parte della serata con un interlocutore oltreoceano.

Deglutisco con calma, spengo il fuoco sotto la pentola, slaccio il grembiule e lo piego con cura appoggiandolo sulla sedia.

Mi piazzo davanti a te, sollevo le mani dietro la schiena per tirare giù la lampo del vestito che scivola in un mucchietto fluido ai miei piedi. Slaccio il reggiseno, lo lascio cadere a terra, poi sfilo il perizoma di pizzo, lo piego a triangolo e te lo infilo nel taschino della giacca.

In reggicalze e tacchi alti mi dirigo verso il salotto lasciandoti allibito, con il fiato corto e gli occhi, lo so per certo, puntati dritti sul mio culo.

Mi stendo sul divano, appoggio la schiena ai cuscini, una gamba piegata e l’altra a terra. Dopo un istante ti vedo arrivare, divarico lentamente le gambe e ti guardo mentre inizi a spogliarti con frenesia.

La cravatta ridotta a un nodo scorsoio, la camicia appallottolata e gettata sul televisore, ti liberi dei pantaloni e dei boxer rimanendo in piedi con una sostanziosa erezione tumescente.

Fai per gettarti su di me ma ti appoggio il piede al petto allontanandoti. Non è così che voglio godere stasera e tu lo sai.

Ti inginocchi davanti a me, mi sfili le scarpe e le calze, prendi i miei piedi tra le mani, li baci con venerazione, la tua lingua scorre sulla pianta, sul collo del piede, si insinua tra le dita. Le mani risalgono i polpacci massaggiandoli e le cosce si rilassano sotto i tuoi tocchi sapienti, che affondano e impastano quasi volessi scavarmi solchi sulla pelle.

Schiudo di più le gambe mentre le tue dita mi allargano le labbra calde e bagnate. Sento il polpastrello che si appoggia sul clitoride, lo tormenti, ci giri intorno, lo premi come fosse un interruttore.

Infili un dito fino alla nocca, mi frughi dentro, lo tiri fuori lucido di umori e te lo porti alla bocca succhiando il mio sapore. Torni a scoparmi con due dita, la lingua trova il clitoride gonfio che inizi a leccare golosamente, mordicchiandolo, poi avverto il contorno umido della lingua che si sostituisce con prepotenza alle dita entrando dentro di me, mentre la tua barba mi solletica la pelle facendomi impazzire di piacere.

Inarco il bacino, gemo piano, ti fermi, affondi le dita, le ritiri e torni a spingerle più a fondo. Dopo qualche minuto di questo trattamento un orgasmo mi fa urlare e fremere. Mi accarezzi il ventre, i seni imperlati di sudore e i capezzoli turgidi.

Ti tiro a me, ti bacio profondamente con la punta della lingua che scorre sul palato come su un cono gelato. Mi abbasso e ti lecco i capezzoli, ti sento mugolare, la tua mano mi tiene ferma la testa e non vuoi che smetta.

Vedo il glande scoperto che brilla da quanto è arrossato e una piccola goccia ne imperla la punta. La mia fica è ancora fradicia del piacere che mi hai dato. Uso quell’umore per lubrificarti l’ano di cui accarezzo il contorno, indugiandovi mentre ti contorci sotto le mie mani.

Scendo a leccarti le palle molto lentamente, facendo scivolare la lingua sulla pelle sensibile, poi chiudo la bocca sul tuo cazzo fino a sentirlo al fondo del palato. Serro un po’ i denti sulla base, hai un lampo di paura ma ti abbandoni al mio tocco.

Con la lingua seguo il profilo del glande messo a nudo, insisto scopandoti la fessura con la punta che dardeggia, ti dimeni e cerchi di spingermelo più a fondo nella gola. Ora sei pronto a venire ma non è ancora il momento. Lo tolgo dalla bocca, è turgido, le vene gonfie quasi scoppiano, scivola tra i miei seni quasi avesse vita propria. Lo intrappolo con le mani e mi muovo su e giù finché mi implori di entrare dentro di me.

Ti salgo a cavalcioni e affondo lentamente, le mani appoggiate al divano, mi prendi i fianchi e mi impali dentro di te finché sento le palle che mi sfiorano il culo. La tua bocca trova i capezzoli, li stringe tra i denti, sento il bacino che spinge avanti e indietro. Il ritmo aumenta, appoggio le labbra sulle tue per accogliere i tuoi gemiti in bocca, come sto accogliendo tutto il resto di te.

Il punto in cui siamo uniti brucia come lava, ti sento venire a più riprese, in getti violenti e mi lascio prendere anche io dall’orgasmo.

Siamo ancora avvinghiati con i sessi in fiamme quando mi stacco bruscamente da te e mi allontano.

«Vado a farmi una doccia e poi al cinema. Da bravo, chiamami un taxi. Se hai fame arrangiati con gli avanzi in frigo. Ah, tesoro, guarda che stai già facendo tardi per la conference call».


Se volete mandarmi la vostra storia o la vostra fantasia vi ricordo che potete farlo scrivendomi una mail a alidivellutoblu@yahoo.it o, in modo assolutamente anonimo, tramite questo form.

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