La Festa – Gola di velluto #13

Una blogger, che preferisce rimanere anonima, mi ha inviato tempo fa questa sua storia / fantasia. 


Si trattava di una cena? Non ricordo. Mi dicesti che era una specie di festa e che avevi organizzato tutto tu.

Ti eri vestito parecchio elegante per i tuoi canoni: giacca, cravatta, calze blu lunghe fino al ginocchio, scarpe inglesi. Chi si stava festeggiando? Io che di solito lavoro dietro le quinte e mi prodigo ad organizzare eventi, mi ritrovo ad un party senza sapere che pesci pigliare? A chi facciamo la festa?

Mi dicesti col tuo fare non curante, togliti i vestiti, non ne hai bisogno, ti basti un intimo striminzito, un leggero trucco e il collare.

Ero eccitata. Sapere di essere alla tua mercè mi faceva morire.

Arrivavano gli ospiti. Uomini, donne. Alcuni eleganti, altri anche in jeans. L’aria di festa si respirava nell’aria, percepivo l’allegria, la spensieratezza. Anche la malizia.

Non era così umiliante scorrazzare dietro di te, mezza nuda. Mi guardavano, sì, ma io ero con te, cosa potevo desiderare di più? Ero il tuo giocattolo, da portare in giro, mostrare quasi indifesa. L’unica cosa che davvero mi premeva era dimostrare a tutti che ero una schiava ubbidiente, consapevole della grande fortuna di essere legata a te da un laccio di pelle. Alla fine ero io che ti avevo scelto, che ti avevo corteggiato. Quante ore dedicate a te nella speranza, sempre traballante, di pensarti mio. Che sciocca! Ma a volte ci si auto convince anche dei fatti più assurdi.

E poi tu ti accomodi sulla poltrona e mi ordini di accucciarmi accanto te. Sono disciplinata, mansueta e soprattutto calma. Seguo con gli occhi il tuo sguardo e senza parole so già cosa pensi, cosa inscena la tua mente, cosa desideri.

Ti metti a chiacchierare del più e del meno con gli altri ospiti, sprofondato in questo finto pellame, mente mi appoggi la mano sul capo. La scena la conosco: mi avvicino inarcando la schiena e con somma lentezza accompagno la zip verso il basso. In pochi secondi mi balza in bocca. Lo annuso, lo lecco, lo adoro. Mi occupo di lui mentre tu racconti chissà che aneddoto. Sembra divertente, tutti ridono. Quello che sembra la scena più assurda del mondo è la nostra normalità. Un gioco di ruoli in cui sono perfettamente a mio agio.

E tu parli, parli ed io ti accompagno all’orgasmo. Ma la vera festa non è ancora iniziata.


Se volete mandarmi la vostra storia o la vostra fantasia vi ricordo che potete farlo scrivendomi una mail a alidivellutoblu@yahoo.it o, in modo assolutamente anonimo, tramite questo form.

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Lei – Gola di velluto #12

lei

Una blogger, che preferisce rimanere anonima, mi ha inviato tempo fa questa sua storia / fantasia. E’ rimasta troppo tempo nel cassetto della mia mail, scusa.


Mi metto a cavalcioni su un cuscino, ho voglia, il mio corpo nudo mi guarda dallo specchio, vedo come si posiziona Alex dietro di me, il suo cazzo è già duro e il suo glande sfiora il mio culo, sono ammaliata dalla sua bellezza, dal suo sguardo da predatore misto a dolcezza, dal suo essere gentile sempre, preme la sua asta contro il mio buchetto, il mio sfintere si allenta e si apre un varco dentro di me, fa male, alzo il mio culo mentre stringo forte il cuscino e spingo indietro, fa molto male, prendere un grosso cazzo nel culo risulta eccitante, ma nel momento in cui sfonda all’interno ci ripensi, sapevo che sarebbe stato difficile la prima volta, ma essere scopata da lui era un desiderio, la sua mente e il suo essere sono come sangue bollente che scorre nelle vene, come morte e la morte è bella se non hai paura.

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Dal preside – Gola di velluto #11

preside

Una blogger che preferisce rimanere anonima mi ha inviato tramite il form questa sua storia / fantasia.


Era seduta di fronte a lui…la fronte corrucciata e le braccia conserte…di quell’uomo che la scrutava…cosa aveva fatto di così tanto grave per essere chiamata dal preside?…e perché la guardava in quel modo…? I suoi occhi grigi intensi la guardavano senza dire una parola…

Stava per aprire la bocca quasi a dire qualcosa..ma poi si fermò quando lui disse “vieni qui”…lei stupita da quella richiesta si alzò e si diresse dall’altra parte della scrivania…ma i loro occhi non si staccarono per un momento… “siediti sulle mie gambe a pancia in giù”…cosa aveva appena chiesto?…lei era così sbalordita ma allo stesso tempo curiosa…e poi parliamoci chiaro…il preside non era per niente male…!

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