Intercity notte – Gola di velluto #14

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Una blogger, che preferisce rimanere anonima, mi ha inviato questa sua storia / fantasia.  Mio il tentativo di illustrarla con un disegno ispiratomi dalla lettura.


Salendo sull’Intercity notte per Torino non avrei immaginato che mi sarei trovata alle due del mattino chiusa in uno scompartimento con le gambe aperte, gli slip abbandonati alle caviglie e due dita di donna, non mie, tra le gambe, infilate completamente nella figa, bagnata e gonfia e calda da ustione e aperta dalla voglia di accogliere ben altre dimensioni, mentre una bocca, stessa proprietaria delle dita, mi copriva, succhiandolo, il capezzolo liberato in fretta dal reggiseno abbassato.

Il viaggio era iniziato come ogni altro in treno, con vicini di posto impegnati per lo più a “smanettare” smartphone in una moderna forma di onanismo, e uomini che d’intraprendente avevano al massimo l’odore.

Unica nota positiva il ritrovarsi nostalgicamente in quei vecchi scompartimenti a sei posti con le porte scorrevoli sul corridoio e specchi di cortesia sul poggiatesta delle poltrone.

Con l’avanzare della notte e delle fermate la composizione dello scompartimento si era modificata più volte, ma la donna vicina al finestrino mi accompagnava e guardava sin dalla partenza. Non ci avevo fatto caso al principio, poi l’insistenza di occhiate eloquenti mi aveva incuriosita, lusingata e poi intrigata.

Tocchi casuali e leggeri di braccia e mani si erano fatti sempre più intenzionali e le nostre gambe si sfioravano spesso nel silenzio sonnecchiante degli altri due passeggeri. La sua camicetta si era aperta fino al limite consentito dalla decenza e lasciava intravedere rotondità che volevo assolutamente scoprire, toccare, succhiare con un’ingordigia resa acuta dalla frustrazione di non poterle avere.

L’idea mi eccitava talmente che avevo cominciato a bagnarmi molto prima che i due superstiti viaggiatori finalmente scendessero dal treno lasciandoci sole. L’attesa della partenza era una tortura, sospese senza far niente, tra il timore di nuovi compagni di viaggio e il piacere di potersi guardare e al primo movimento del treno lei si era alzata a chiudere la porta e tirare le tendine rimanendo ferma in quel gesto a guardarmi nella semioscurità per un attimo, poi era iniziata una frenetica ricerca di bocche e lingue e pelle sotto i vestiti e camice aperte e gonne sollevate, auto reggenti accarezzate e seni stropicciati, leccati, succhiati e capezzoli e cosce bagnate da umori ed eccoci lì, le sue due dita nella mia figa … bagnata e gonfia e calda da ustione e aperta dalla voglia di accogliere ben altre dimensioni e allargo le gambe invitante e lei capisce il desiderio e infila un altro dito e si fa largo e spinge con il quarto e quasi grido aspettando il resto quando di colpo si apre la porta dello scompartimento.

Al capotreno impietrito, non ci vuole molto per afferrare la situazione e a noi per cogliere e afferrare la sua rigidità, allungando una mano e saggiandone la consistenza sotto i pantaloni.

È un attimo poi invitarlo a entrare.


Se volete mandarmi la vostra storia o la vostra fantasia vi ricordo che potete farlo scrivendomi una mail a alidivellutoblu@yahoo.it o, in modo assolutamente anonimo, tramite questo form.

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30 thoughts on “Intercity notte – Gola di velluto #14

  1. Il disegno mi piace assai. Sposa bene la storia. Il racconto pur nella prevedibilità della storia ha una scrittura che scorre e lo rende più interessante. E niente tocca a me, tocca uscire dal torpore e partorire quella storia.

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