Azazel – (The fallen)

Ieri Lisa ha pubblicato il post The fallen.

Leggerlo mi ha ispirato il disegno che vedete, mia particolare interpretazione di Azazel, angelo caduto.

(si Azazel era maschio, e allora?)

Ringrazio Lisa per l’ispirazione, il disegno ovviamente è dedicato a lei.



Azazel, quando vide che i figli di Caino cominciarono a essere attratti dalle donne mortali e a contaminare la loro essenza giacendo indiscriminatamente con vergini, uomini e animali, chiese a Dio: “Signore, il giorno della creazione non ti avevo forse messo in guardia che l’uomo sarebbe stato indegno del tuo mondo?”.

Dio rispose: “ma se distruggo l’uomo che ne sarà del mio mondo?”.

Azazel replicò, “potremmo abitarlo noi, angeli perfetti”.

La risposta di Dio fu secca, “Forse che, discesi sulla terra, non pecchereste peggio degli uomini?”.

Allora gli angeli lo pregarono, “Lasciaci vivere là per un poco e santificheremo il tuo nome”.

Dio allora li mise alla prova permettendogli di discendere sulla terra ma gli angeli non impiegarono troppo tempo per deluderlo, infatti furono subito attratti dalle belle figlie di Eva: Shemhazai ebbe due figli mostruosi, Hiwa e Hiya mentre Azael inventò i cosmetici e gli ornamenti utilizzati dalle donne per sedurre gli uomini.

Dio allora minacciò minacciò di liberare le acque e di distruggere tutti gli uomini e gli animali e Shemhazai pianse amaramente dato che, anche se i suoi figli non avrebbero potuto annegare per la loro elevata statura, sarebbero però morti di fame: per cui si pentì.

Azael invece continuò a offrire alle donne ornamenti e vesti molto colorate per sedurre gli uomini. Per questo motivo nel giorno dell’espiazione i peccati di Israele vengono imputati all’annuale capro espiatorio che viene lanciato al di là di una rupe e offerto ad Azazel.

P.s.
Ricordate dunque, cosmetici, collane, braccialetti e ninnoli vari sono figli del Demonio! Così dice il Levitico. Riflettete e traetene le vostre considerazioni.

Tolkieggiando – Addendum


Aragorn

“Io sono Aragorn, figlio di Arathorn, mi chiamano Elessar, gemma elfica, Dúnadain, erede di Isildur di Gondor, figlio di Elendil. Ecco questa è la spada che fu rotta ed è stata riforgiata.”

“Non tutto quel ch’è oro brilla,
Né gli erranti sono perduti;
Il vecchio ch’è forte non s’aggrinza,
Le radici profonde non gelano.
Dalle ceneri rinascerà un fuoco,
L’ombra sprigionerà una scintilla;
Nuova sarà la lama ora rotta,
E re quel ch’è senza corona.”

Questo per rispondere a una richiesta e a una sfida di Nora.

Tolkieggiando – 7 di 7

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Fangorn o Barbalbero

Sembrava vi fosse dietro le pupille un enorme pozzo, pieno di secoli di ricordi e di lunghe, lente e costanti meditazioni; ma in superficie sfavillava il presente, come sole scintillante sulle foglie esterne di un immenso albero, o sulle creste delle onde di un immenso lago.

Non so, ma era come se qualcosa che cresceva nella terra quasi in letargo, o consapevole soltanto della propria presenza tra la punta delle radici e quella delle foglie, tra la profonda terra ed il cielo, si fosse improvvisamente destato e ci stesse considerando con la stessa lenta attenzione che aveva prestato ai propri problemi interiori per anni ed anni

Dedicato a Mela e alle sue simpatie.

Tolkieggiando – 6 di 7

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Gollum o Sméagol o Trahald

Gollum: Sméagol… Perché piangi, Sméagol?
Sméagol: Uomini crudeli ci fanno male. Il padrone ci ha ingannati!
Gollum: È naturale. Te l’avevo detto che ingannava. Te l’avevo detto che era falso.
Sméagol: Il padrone è nostro amico. Nostro amico.
Gollum: Il padrone ci ha traditi.
Sméagol: No! Non sono affari tuoi! Lasciaci in pace!
Gollum: Luridi piccoli Hobbit! Ce l’hanno tolto, rubato!
Sméagol: No, no.
Faramir: Cos’hanno rubato?
Gollum: Il mio… tesoro! Aaah!

Tolkieggiando – 5 di 7

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Gli Argonath

«Mirate gli Argonath, le Colonne dei Re!», gridò Aragorn.

Le grandi colonne parvero ergersi come torri incontro a Frodo, trascinato verso di esse dalla corrente. Egli ebbe l’impressione di vedere dei giganti, grandi, grigi e massicci, muti e minacciosi.

Ma poi si accorse che le rocce erano effettivamente scolpite e modellate: l’arte e la forza antiche le avevano lavorate, ed esse conservavano ancora, attraverso le intemperie di lunghi anni obliati, le possenti sembianze che erano loro state date.

Su grandi piedistalli immersi nelle acque due grandi re si ergevano: immobili, con gli occhi sgretolati e le sopracciglia piene di crepe, fissavano corrucciati il Nord.

La loro mano sinistra era alzata, con il palmo rivolto verso l’esterno, in segno d’ammonimento; nella mano destra reggevano un’ascia; in testa portavano un elmo e una corona corrosi dal tempo.

Erano rivestiti ancora di una grande potenza e maestà, silenziosi guardiani di un regno scomparso da epoche immemorabili.

Tolkieggiando – 4 di 7

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Galadriel, Dama di Lórien, custode di Nenya

«Tu mi daresti l’Anello di tua iniziativa! Al posto dell’Oscuro Signore vuoi mettere una Regina. Ed io non sarò oscura, ma bella e terribile come la Mattina e la Notte! Splendida come il Mare ed il Sole e la Neve sulla Montagne! Temuta come i Fulmini e la Tempesta! Più forte delle fondamenta della terra. Tutti mi ameranno, disperandosi!».

Levò in alto una mano, e l’anello che portava irradiò una gran luce che illuminava solo lei, lasciando tutto il resto al buio.

In piedi innanzi a Frodo pareva adesso immensamente alta, e il fascino della sua bellezza era insostenibile.

Ma poi lasciò ricadere il braccio, e la luce scomparve, e improvvisamente rise, e si rimpicciolì: tornò ad essere un’esile donna elfica, vestita di semplice bianco, dalla dolce voce morbida e triste.
“Ho superato la prova”, disse. “Perderò i miei poteri, e me ne andrò all’Ovest, e rimarrò Galadriel”».

Tolkieggiando – 3 di 7

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Gandalf

Il vecchio chinandosi si sedette su una bassa pietra piatta. Fu allora che il suo manto grigio si aprì, ed essi videro senza dubbio possibile che l’abito sotto era completamente bianco.
“Saruman!”, gridò Gimli balzando avanti con l’ascia in pugno. “Parla! Dici dove hai nascosto i nostri amici! Che cosa hai fatto di loro? Parla, o lascerò che il tuo cappello una traccia che anche uno stregone riuscirà difficilmente a cancellare!”

Il vecchio fu più rapido di lui. Saltò in piedi, e con un balzo salì su di una grande roccia. Ivi si eresse improvvisamente, giganteggiando. Il cappuccio e gli stracci grigi giacevano in terra, e le bianche vesti brillavano.

Levò il bastone, e l’ascia sgusciò via dalle mani di Gimli, cadendo con fragore sul terreno. La spada di Aragorn, rigida nella sua mano paralizzata, sfavillò di fuoco improvviso. Legolas lanciò un urlo e scoccò una freccia in alto verso il cielo: scomparve in una vampata di fiamme.

“Mithrandir!”, gridò. “Mithrandir!”
Bentornato, ti ripeto, Legolas!”, disse il vecchio.
Lo guardavano tutti stupefatti. La sua capigliatura al sole era candida come neve, e la sua veste bianca e splendente; gli occhi sotto le folte sopracciglia erano luminosi, penetranti come raggi di sole; in mano aveva lo strumento del potere.
Paralizzati dalla meraviglia, dalla gioia e dal timore, rimasero senza parole.

Infine Aragorn si scosse “Gandalf!”, disse. “Al di là di ogni speranza tu giungi a noi nel momento del bisogno! Qual velo copriva i miei occhi? Gandalf!”

Gimli non parlò ma cadde in ginocchio portando una mano alla fronte.

“Gandalf”, ripeté il vecchio, come se avesse ritrovato fra vecchi ricordi una parola da tempo in disuso. “Sì, era questo il mio nome io ero Gandalf”.

 

A tutte le donne della mia vita

8 marzo 2017

A tutte le donne della mia vita, quelle che mi sono state accanto, che mi hanno nutrito, stregato, aiutato e ferito.

A quelle che mi hanno reso quello che sono, a tutte quelle che mi hanno plasmato e a tutte quelle che si sono fatte plasmare.

A tutte quelle che mi hanno cresciuto e compreso. Anche quando non era facile.

A tutte quelle che mi hanno insegnato, sgridato, motivato. A quelle che mi hanno fatto capire quanto sia importante cedere alle proprie passioni.

A tutte quelle che credendoci mi hanno detto ti amo, a tutte quelle a cui l’ho detto io.

A tutte quelle che mi hanno dato un bacio anche se ora forse non lo ricordano quasi più.

A tutte quelle che non potrò mai dimenticare.

A tutte quelle che doveva essere per sempre e per sempre non è stato, ma abbiamo camminato assieme.

A tutte quelle che mi hanno donato la loro amicizia, le loro confidenze ed hanno ascoltato le mie.

A tutte quelle che si sono fidate di me.

A tutte quelle con cui ho giocato, scherzato e con cui ho provato sensazioni.

A tutte quelle che mi hanno dato tutto e per poco non lo hanno distrutto.

A tutte quelle che mi hanno regalato le gioie più grandi della mia vita.

A te.

A tutte le donne della mia vita… grazie.



A tutte le donne

Fragile, opulenta donna, matrice del paradiso
sei un granello di colpa
anche agli occhi di Dio
malgrado le tue sante guerre
per l’emancipazione.
Spaccarono la tua bellezza
e rimane uno scheletro d’amore
che però grida ancora vendetta
e soltanto tu riesci
ancora a piangere,
poi ti volgi e vedi ancora i tuoi figli,
poi ti volti e non sai ancora dire
e taci meravigliata
e allora diventi grande come la terra
e innalzi il tuo canto d’amore.

Alda Merini