Azazel – (The fallen)

Ieri Lisa ha pubblicato il post The fallen.

Leggerlo mi ha ispirato il disegno che vedete, mia particolare interpretazione di Azazel, angelo caduto.

(si Azazel era maschio, e allora?)

Ringrazio Lisa per l’ispirazione, il disegno ovviamente è dedicato a lei.



Azazel, quando vide che i figli di Caino cominciarono a essere attratti dalle donne mortali e a contaminare la loro essenza giacendo indiscriminatamente con vergini, uomini e animali, chiese a Dio: “Signore, il giorno della creazione non ti avevo forse messo in guardia che l’uomo sarebbe stato indegno del tuo mondo?”.

Dio rispose: “ma se distruggo l’uomo che ne sarà del mio mondo?”.

Azazel replicò, “potremmo abitarlo noi, angeli perfetti”.

La risposta di Dio fu secca, “Forse che, discesi sulla terra, non pecchereste peggio degli uomini?”.

Allora gli angeli lo pregarono, “Lasciaci vivere là per un poco e santificheremo il tuo nome”.

Dio allora li mise alla prova permettendogli di discendere sulla terra ma gli angeli non impiegarono troppo tempo per deluderlo, infatti furono subito attratti dalle belle figlie di Eva: Shemhazai ebbe due figli mostruosi, Hiwa e Hiya mentre Azael inventò i cosmetici e gli ornamenti utilizzati dalle donne per sedurre gli uomini.

Dio allora minacciò minacciò di liberare le acque e di distruggere tutti gli uomini e gli animali e Shemhazai pianse amaramente dato che, anche se i suoi figli non avrebbero potuto annegare per la loro elevata statura, sarebbero però morti di fame: per cui si pentì.

Azael invece continuò a offrire alle donne ornamenti e vesti molto colorate per sedurre gli uomini. Per questo motivo nel giorno dell’espiazione i peccati di Israele vengono imputati all’annuale capro espiatorio che viene lanciato al di là di una rupe e offerto ad Azazel.

P.s.
Ricordate dunque, cosmetici, collane, braccialetti e ninnoli vari sono figli del Demonio! Così dice il Levitico. Riflettete e traetene le vostre considerazioni.

Omaggio a Cecilia Gattullo

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Ci sono delle persone eccezionali, che pur vedendole solo per un paio di volte, ti trasmettono tanto, per la loro umanità e la loro arte.

Una di queste è Cecilia Gattullo.

E poi ci sono io, e i miei disegni, che una volta tanto ho l’onore di vedere a fianco di un lavoro di un artista vera.

Non potrò mai fare concorrenza a Romeo e alle sue foto ai calzini, ma vi assicuro che la soddisfazione è grande.

Grazie Cecilia.

 

Moon over Bourbon street

Tanto tempo fa Lisa mi chiese di disegnarle un lupo.

Diciamo che questo post è la riprova che nella vita non si deve mai perdere le speranze.

So che lei avrebbe abbinato al disegno una canzone degna.

Per me la scelta è stata facile con un bel pezzo jazz di Sting ispirato al romanzo di Anne Rice “Intervista con il vampiro”.

There’s a moon over Bourbon Street tonight
I see faces as they pass beneath the pale lamplight
I’ve no choice but to follow that call
The bright lights, the people, and the moon and all
I pray everyday to be strong
For I know what I do must be wrong
Oh you’ll never see my shade or hear the sound of my feet
While there’s a moon over Bourbon Street

It was many years ago that I became what I am
I was trapped in this life like an innocent lamb
Now I can never show my face at noon
And you’ll only see me walking by the light of the moon
The brim of my hat hides the eye of a beast
I’ve the face of a sinner but the hands of a priest
Oh you’ll never see my shade or hear the sound of my feet
While there’s a moon over Bourbon Street

She walks everyday through the streets of New Orleans
She’s innocent and young, from a family of means
I have stood many times outside her window at night
To struggle with my instinct in the pale moonlight
How could I be this way when I pray to God above?
I must love what I destroy and destroy the thing I love
Oh you’ll never see my shade or hear the sound of my feet
While there’s a moon over Bourbon Street

 

Rosa – Omaggio a “I disegnini di Andrea”

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Tra i tanti blog di disegni, schizzi e zozzerie varie che seguo, alcuni meritano sicuramente menzione.

Uno di questi è I disegnini di Andrea, un artista che realizza bellissime illustrazioni.

Ispirandomi al suo stile (ma con tecnica decisamente più rozza) gli dedico questo tributo (come lui li dedica a veri artisti).

Se ancora non lo conoscete correte a visitare il suo blog.

 

∞ – Il collaborazione con Orso Romeo

Si dice che l’orso perda il pelo ma non il vizio. E così Orso Romeo ed io abbiamo ritrovato il piacere di collaborare. Il tutto nasce da un mio disegno un po’ matto che è servito da spunto per queste sue meravigliose righe. Un immenso grazie Romeo!

Le gambe che con fatica trascina. La malattia che ha consumato lentamente le sue ossa. La danza finita per sempre, oramai una vecchia foto, non un jpg, ma una polaroid datata. Un anno ancora, diagnosticato dai medici. È questione di un attimo. Sulla terrazza delle lenzuola stese. E salta, come se stesse ballando sulle note di Ciajkovskij, con l’eleganza di un cigno. E mentre precipita vede qualcosa attraverso le finestre.

Ottavo piano. Il suo primo orgasmo, raggiunto da sola, violando quel buco.
Settimo piano. Il primo viaggio all’estero, in Irlanda, con tutti i suoi compagni di liceo.
Sesto piano. I genitori che le sorridono.
Quinto piano. Il suo diploma con il massimo dei voti all’Accademia Nazionale di Danza.
Quarto piano. Una stanza vuota. Il figlio che non è mai arrivato.
Terzo piano. La prima volta, deludente, per come si è consumata e perché non era l’uomo giusto.
Secondo piano. Il primo applauso, per il suo ruolo da protagonista, al Teatro La Scala.
Primo piano. L’amore di Luca, per vent’anni al suo fianco.

E poi tutto nero. È bastato un attimo per dimenticarsi ogni cosa e quando il corpo arriva a terra, le ossa si frantumano e dalla sua bocca esce uno strillo. E guarda quel corpo disteso a terra, che fatica a ricordare. E comincia a volare, sempre più su.

Primo piano. Alla ricerca del nido da costruire.
Secondo piano. Le trappole evitate di chi pretendeva di chiuderla in uno zoo.
Terzo piano. Quella deliziosa lepre da mangiare, dopo giorni di digiuno.
Quarto piano. La vista acutissima, sempre in allerta per avvistare pericoli.
Quinto piano. Lei e il suo maschio, fedeli per la vita, in cerca di un habitat accogliente.
Sesto piano. I proiettili evitati, per non finire imbalsamata in un museo.
Settimo piano. Il dolore nel depositare le uova.
Ottavo piano. La felicità nel vederle schiudersi alla vita.

E poi un volo maestoso verso il blu.

La fine

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Correva a perdifiato verso il rosso del sole che tramontava. I muscoli tesi allo spasmo, le narici dilatate dallo sforzo, rivoli di sudore che colavano lungo il suo manto di un nero lucido.

Ora che i suoi zoccoli potevano nuovamente calpestare la soffice erba verde e non più quelle odiose strisce di asfalto grigio poteva esprimere tutta la sua potenza.

Arrivato alla radura ove la mandria si era accampata per passare la notte, si diresse subito verso il grande albero che dominava un piccola collina dove il generale Nahar si stava radunando con i suoi i suoi luogotenenti.

“Quali notizie mi porti Asaluf?”

“Tutta l’area intorno alla città è sgombra mio signore!
Abbiamo incontrato solo qualche sparuto gruppo di pellebianca che cercava di scappare.
Quasi nessuno era armato.
Hanno avuto quello che meritavano!”

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Samurai – Ogni promessa è debito

Dedicato a Orso Romeo e ai suoi paragoni improbabili

Concludo questa mini serie dedicata ai samurai (a meno che non mi venga qualche altra idea, mai dire mai) con questa “imitazione” (per non scrivere copia che fa più brutto) di una copertina di un numero del manga “Sasuke, il piccolo ninja”.

Nel primo post, che si è poi trasformato in tutto questo, Orso Romeo comparava i miei disegni a quelli del manga e cartone Sasuke.

Perfettamente conscio del fatto che i miei disegni non sono lontanamente paragonabili a quelli di maestri che hanno fatto la storia dell’animazione (ma si sa che Romeo è sempre troppo buono con me), ma non per questo non riuscendo a trattenermi dal pisciarmi sotto dalla felicità per tale paragone, gli ho promesso che avrei provato a disegnarlo.

I manga sono fottutamente difficili da fare (almeno per me), hanno poche linee, ma nonostante questo riescono a rendere delle espressioni.

Il risultato comunque devo dire che mi soddisfa.

Postilla per quelli che si chiederanno cosa significhino gli ideogrammi.Semplice, サスケ, Sasuke!

Giusto per completare l’opera vi includo anche il link alla sigla, che ovviamente ho canticchiato tutto il tempo disegnando!

Samurai – Itto Ogami

Dedicato a Mela, a Lisa e a tutti quelli che condividono alcune mie passioni.

Appena qualche giorno fa ho pubblicato un post su un samurai.

Nei commenti Mela mi ha ricordato di una serie che guardavo da bambino.

Pensavo di essere uno dei pochi che la ricordasse, ma a volte tendo a dimenticare che qui su WP si incontrano persone straordinarie. Al Club si è poi unita anche Lisa, del cui Dojo ho avuto l’onere più volte di fare parte e magari qualcun’altro si paleserà.

La serie narrava le gesta di un samurai senza padrone, un rōnin, chiamato Itto Ogami, interpretato da Kinnosuke Yorozuya, che aveva le espressioni più “giapponesi” che si possano immaginare.

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Samurai – per una persona speciale

A volte la vita sa riservarti delle sorprese. E così da una “scatola” può emergere una persona speciale, con cui è piacevole conversare, come vecchi amici, anche se è la prima volta che ci si incontra davvero.

Si parla delle passioni comuni, dei viaggi, dei lavori e della candida. E la si trova in molte cose diversa da come lei si vuol definire, dopo poco non avverto timidezza, ma solo un meraviglioso paio di occhi chiari.

“Ti ho portato un regalo!”, te lo dice così, senza che tu te lo possa aspettare. Un pensiero fantastico. E scopri che fa gli origami come i tuoi, con la stessa carta.

“Ora puoi disegnare un bel samurai!”

Non so se sia bello, visto il poco tempo a disposizione, ma te lo regalo con piacere, misero modo di sdebitarmi.

Grazie di tutto.

Ali

Le formiche

 Per Mela e per la sua curiosità.

Stavo cercando di convincere Mela a lanciarsi nel magico mondo del disegno. Ovviamente non lo facevo per gentilezza, ma per cercare di irretire qualcun altro in questa passione che da un po’ occupa tutti i miei rari momenti liberi e che mi frega le poche ore di sonno che ancora potrei avere.

La donzella, non accettando i miei consigli, cercava di nascondersi dietro un dito, dicendo che io disegnavo già da ragazzino ricordandosi del mio paperino incazzoso.

In realtà gli unici veri disegni che ricordi, a parte schizzi preadolescenziali che non meritano menzione, sono proprio tutta una serie di paperini e le formiche dal pisellone.

Visto che queste ultime hanno acceso la curiosità di Mela ve ne racconterò la genesi.
Al tempo, non so se solo nella mia classe o dappertutto, scoppiò la mania delle formiche  di Fabio Vettori, che i più attenti di voi ricorderanno (ammesso che abbiate l’età per poterlo fare).

E così, in special modo tra le fanciulle, fu tutto un fiorire di magliette, diari, quaderni e portapenne con le dannate formiche. In particolar modo la fanciulla più carina della classe, tal Giorgia, era una vera appassionata.

Per cercare di far colpo sulla suadente biondina, non potendo contare su auto, motocicli o un fisico scultoreo, iniziai a lasciare sul suo banco disegnini ispirati proprio alle sue adorate formiche, ovviamente reintepretandole a mio modo. I bigliettini erano all’inizio rigorosamente anonimi, perché la curiosità sa essere davvero carogna ed è un arma che va sfruttata.

Fatto sta che dopo due mesi di formiche e di corteggiamento serrato la fanciulla capitolò e tra noi nacque una meravigliosa storia d’amore della durata, se non ricordo male, di 4 o 5 giorni. ma tant’è!

Da allora non disegnai più formiche e tornai al tema paperini.

Per soddisfare la curiosità di Mela ho provato a ridisegnarle, scavando nei ricordi di 35 anni fa. Non so se fossero proprio così, ma io almeno così le ricordo. La cosa strana è che ricordo più le formiche che il volto di Giorgia.