Quel biglietto di andata e ritorno offerto da Ciajkovskij – In collaborazione con Orso Romeo

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Tanto tempo fa inviai a Orso Romeo il disegno di una ballerina. Lui ci creò attorno un post meraviglioso. Provando a sperimentare con la matita sanguigna ne è venuta fuori un’altra ballerina. Potevo non mandarla nuovamente a lui? Questa volta ne è uscito un racconto dalla bellezza struggente che mi ha commosso. Grazie Romeo, davvero!


Sono arrivato.

Forse questa è l’occasione giusta. È la prima volta, da quel maledetto giorno, che riesco a giungere fino alla stazione.

Oggi forse posso finalmente partire anch’io per il mio viaggio.

Corro. Prima che sia troppo tardi. Sento il cuore esplodere nel mio petto. Mi sembra di vedere la camicia andare avanti e indietro, che segue il tempo indispettito del mio battito cardiaco. Sento della musica. Cerco il binario. Quel treno che mi porti via da questa città, da queste buche nell’asfalto, dalla puzza di questi medicinali, da questi cassonetti stracolmi d’immondizia, da questa mia immobilità. Poi mi fermo di colpo. Guardo a un tratto una lunga fila di formiche che hanno fiutato l’odore di gocce di sciroppo d’acero tracimate dal sandwich di un bambino obeso e capriccioso e accanto una ballerina che cammina sulle punte dei piedi, con delle scarpette sporche, e con il dito m’invita a salire sul treno.

Il treno è pieno, ma da alcuni finestrini scorgo dei posti liberi. Mentre sto per salire la musica finisce e una voce improvvisamente spezza l’incantesimo.

“Allora ti è piaciuto? Secondo me sì. Ciajkovskij è meraviglioso. Domani ti porto qualcos’altro. Ok?”

È la voce di Laura. Sento le sue labbra poggiarsi sulla mia guancia.

Sono tornato. Non sono riuscito a partire nemmeno questa volta. Sono amareggiato, ma lei non lo sa. Mia moglie è l’unica che si ostina a crederci. Viene qui ogni giorno a farmi ascoltare della musica, a parlarmi della vita, dei nostri figli, degli amici. È l’unica a essere convinta che le cose cambieranno, che io ritornerò quello di prima, che ritornerò in ufficio, come prima che mi accartocciassi come un foglio di carta stagnola in quell’incidente stradale. Nessuno sa se sento le loro voci, se provo delle emozioni, se ho dei pensieri, se sono in grado di sognare, se soffro o se sono felice, se la mente ha il tasto on o off. Non lo sa il primario, che legge la mia cartella clinica con lo stesso scetticismo di uno scienziato che legge l’oroscopo. Non lo sanno nemmeno le infermiere che lavano la mia intimità, il mio cazzo moscio, prosciugato di sperma, il mio corpo inerte, pieno di piaghe, che puzza di frutta andata a male. Nemmeno loro ci credono. Solo Laura ci crede. Lei continua a farmi ascoltare la musica.

Il cielo è terso. Nell’aria aleggia un odore di albicocche fresche. Mi manca quel sapore. Il mio sguardo è rivolto alla finestra. Immobile, come il mio corpo. Aspetto il mio domani. Aspetto Laura che tornerà a raccontarmi del mondo che gira, dei panni stinti nella lavatrice, della polvere sui mobili, dei piccioni che cagano sul balcone, dei bambini che non vogliono andare a scuola, delle sue ricerche di una cura su google, della vita che malgrado tutto va avanti, mentre io qui sono fermo, che aspetto la ballerina, che mi indichi la via, sulle note sparse del pentagramma di un altro compositore che vorrà offrirmi quel viaggio che sogno, con un biglietto di sola andata.

Giorni

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Ci sono giorni speciali.

Ci sono ricordi di giorni speciali.

Una bella giornata di sole, emozioni, viaggi che iniziano, sguardi, attese e arrivi.

Macchine aperte, amici, stanchezza e felicità.

Ci sono giorni che prepari, sperando che tutto sia perfetto.

Ci sono giorni che perfetti lo sono.

Ci sono giorni che per un attimo pensavi che non sarebbero mai arrivati.

Ne sono passati tanti di giorni. Correndo, costruendo, inciampando, piangendo, stringendosi, amandosi.

E ci sono giorni, che dopo così tanto tempo, ti chiedi se rifaresti e ti rispondi di si.

Ci sono giorni che sono stati tra i più belli della tua vita.

E poi ci sei tu.

Gola di velluto – Fine

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Da tempo avevo preparato questo post. La conclusione di un progetto.
Da tanto tempo ho aspettato a pubblicarlo, come il non voler concludere qualcosa che ti ha dato tanto.
14 di voi si sono fidati al punto da confidarmi, magari in segreto o in anonimato, le loro fantasie.
14 di voi mi hanno regalato un loro sogno.
14 storie diverse.

Ho voluto elencarle sotto. A vederle così, tutte assieme, mettono i brividi.
Grazie. E’ stato stupendo.
Manca solo l’ultima storia.


So quello che voglio e non tollererò errori. Ti ho fatto delle richieste ben precise, non accetto sbavature, variazioni ed omissioni. Ho pensato a un copione ben stabilito, cosa dovrai fare e come. Ti ho spiegato i miei gusti e quello che voglio da te. Non ti ho taciuto nulla.

Ti ho specificato l’abbigliamento, fin nei minimi dettagli. Non mi interessa cosa dovrai comprare. Questa è la mia fantasia di cui tu sarai l’attrice.

Ho preteso che mi mandassi una foto del tuo corpo. Solo il corpo, non il viso. Tu sarai solo un corpo, l’oggetto del mio piacere. Non ci saranno baci, sorrisi o parole.

Abbiamo concordato il giorno, l’ora e il prezzo, ma sai bene che se qualcosa non seguirà le regole non avrai nulla.

Suoni alla porta. Apro e ti attendo seduto sul letto. Sento i passi dei tacchi sulle scale, nel corridoio. Sulla porta ti fermi e lentamente fai scivolare via l’impermeabile nero.

Sei come ti volevo, le scarpe, le autoreggenti, l’intimo, al collo il collare di pelle lucida. Sei stata attenta e scrupolosa, hai seguito ogni mio dettame. Sapevo di essermi affidato a una professionista.

Ti accucci a quattro zampe, procedi verso di me. Mi porgi il guinzaglio dorato. Non mi guardi negli occhi, non osi farlo, sai che non devi farlo.

“Ecco la tua cagna, mio padrone.”

“Non ho mai visto una cagna senza coda!”

Prendi lentamente il plug ornato da una morbida coda. Lo inumidisci leccandolo sensuale e lo te lo infili… inizi a leccarmi i piedi. Sali lungo le gambe. Mi sporgo sul bordo del letto in modo che con la lingua tu possa riservare attenzioni alle mie palle e al mio culo.

Mi lecchi l’uccello, con la mano dietro la nuca ti do il tempo.

Con uno strattone del guinzaglio ti costringo ad alzarti. Ti allargo le gambe e inizio ad accarezzarti il clitoride. Sei fradicia, posso sentire il tuo odore, il tuo sapore sulla mia lingua. Ti sento ansimare, gemere, non puoi muoverti lo sai.

Ti passo il vibratore viola.

“Inizia il tuo spettacolo! Vieni per me!”

Con movimenti dapprima lenti, poi sempre più veloci ti masturbi davanti a me. Vedo il cazzo di plastica che entra ed esce da te mentre con l’altra mano continui a torturarti il clitoride.
La tua voce è strozzata, il tuo respiro affannoso. Il vibratore e il plug ti riempiono, si completano, li puoi sentire che sfregano dentro di te, si alternano. Le gambe iniziano a tremarti leggermente, la posizione è sempre più difficile da mantenere, sei scossa da fremiti. Mi piace vederti dover stare in piedi su quei tacchi vertiginosi.

Stai per venire, lo vedo dai tuoi occhi che si velano di piacere. Urli, le tue gambe cedono e cadi tra le mie braccia.

Ti sdraio sul letto.

“Dimmi che vuoi il mio cazzo!”
“Si lo voglio!”
“Chiedimelo, troia! Supplicami!”
“Ti prego, dammi il tuo cazzo. Ora!”

Ti tolgo il plug e mi sdraio sopra di te. Voglio che tu senta il peso del mio corpo schiacciarti, dominarti. Il mio cazzo entra facilmente nel tuo culo già dilatato. Con le mani ti stringo forte i capezzoli, quasi fino a farti male.

Il mio bacino ora da colpi vigorosi, senti i miei coglioni e il mio ventre dietro di te. Gemiamo, le parole si fanno confuse, i respiri pesanti. Vengo dentro di te. Sento il mio sperma che cola tra le tue natiche.

Mi accascio sul letto, sfatto, per un tempo indefinito.

Mi alzo, non ti guardo.

“Prendi i tuoi soldi e vattene”. Raccogli le banconote dal comodino mentre salgo le scale e mi getto sotto la doccia. Lascio che l’acqua mi scrosci addosso.

Dopo poco entri nel bagno, ci guardiamo profondamente negli occhi. Ci amiamo. Lento ti accarezzo le spalle.

“Lascia che ti insaponi la schiena amore!”

Riflettendo un po’.. – Gola di velluto #1
La cicatrice – Gola di velluto #2
The hole – Gola di velluto #3
La prima volta non è mai perfetta – Gola di velluto #4
Olive taggiasche – Gola di velluto #5
Da bambino ero molto sensibile – Gola di velluto #6
Sconosciuti – Gola di velluto #7
Sulla panchina – Gola di velluto #8
Non lo ero – Gola di velluto #9
Buon anniversario – Gola di velluto #10
Dal preside – Gola di velluto #11
Lei – Gola di velluto #12
La Festa – Gola di velluto #13
Intercity notte – Gola di velluto #14

A tutte le donne della mia vita

8 marzo 2017

A tutte le donne della mia vita, quelle che mi sono state accanto, che mi hanno nutrito, stregato, aiutato e ferito.

A quelle che mi hanno reso quello che sono, a tutte quelle che mi hanno plasmato e a tutte quelle che si sono fatte plasmare.

A tutte quelle che mi hanno cresciuto e compreso. Anche quando non era facile.

A tutte quelle che mi hanno insegnato, sgridato, motivato. A quelle che mi hanno fatto capire quanto sia importante cedere alle proprie passioni.

A tutte quelle che credendoci mi hanno detto ti amo, a tutte quelle a cui l’ho detto io.

A tutte quelle che mi hanno dato un bacio anche se ora forse non lo ricordano quasi più.

A tutte quelle che non potrò mai dimenticare.

A tutte quelle che doveva essere per sempre e per sempre non è stato, ma abbiamo camminato assieme.

A tutte quelle che mi hanno donato la loro amicizia, le loro confidenze ed hanno ascoltato le mie.

A tutte quelle che si sono fidate di me.

A tutte quelle con cui ho giocato, scherzato e con cui ho provato sensazioni.

A tutte quelle che mi hanno dato tutto e per poco non lo hanno distrutto.

A tutte quelle che mi hanno regalato le gioie più grandi della mia vita.

A te.

A tutte le donne della mia vita… grazie.



A tutte le donne

Fragile, opulenta donna, matrice del paradiso
sei un granello di colpa
anche agli occhi di Dio
malgrado le tue sante guerre
per l’emancipazione.
Spaccarono la tua bellezza
e rimane uno scheletro d’amore
che però grida ancora vendetta
e soltanto tu riesci
ancora a piangere,
poi ti volgi e vedi ancora i tuoi figli,
poi ti volti e non sai ancora dire
e taci meravigliata
e allora diventi grande come la terra
e innalzi il tuo canto d’amore.

Alda Merini

Sconosciuti – Gola di velluto #7

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Una blogger, che preferisce rimanere anonima, mi ha inviato questa sua storia / fantasia.


Non so niente di te, e non voglio sapere niente, so solo che da quando ti sento al telefono mi provochi un ‘eccitazione incontenibile, che se penso al nostro incontro ti voglio nuda, e mia.
Voglio averti.
Al buio nella tua stanza alle 17.
Io e te sconosciuti.

Rimasi a fissare quella mail per qualche minuto, la rilessi e la rilessi ancora. E più la leggevo, più nella mia testa era la sua voce a pronunciare quelle parole.
Dallo stupore (un pazzo?) passai allo sdegno (come si permetteva), per passare al pensiero di un contratto sfumato e la rabbia per il tempo perso (vaffanculo stronzo!) poi esplosi in una risata (era uno scherzo?) e infine, in maniera del tutto inaspettata, mi ritrovai eccitata.
Quella morsa intensa al basso ventre, e alla bocca dello stomaco, il sesso che si contraeva, un brivido lungo la schiena e la sensazione che gli slip fossero intrisi di desiderio.
Echeggiava la sua voce nella mia testa, non più dati e termini tecnici, ma le parole di quella assurda mail.

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Da bambino ero molto sensibile – Gola di velluto #6

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Per troppo tempo i racconti che mi avete inviato sono rimasti chiusi nelle mie mail. Come già vi dicevo a luglio, me ne scuso, ma ora si ricomincia!

Un blogger, che preferisce rimanere anonimo, mi ha inviato questa sua storia / fantasia.
Piccoli refusi presenti nel testo sono stati da me volontariamente lasciati.

Già quando ero piccolo mostravo dei caratteri che poi si sarebbero resi più evidenti crescendo. Ricordo che non socializzavo bene con gli altri bambini, infatti mi divertivo di più da solo. I miei non capviano perché mi comportassi così oppure non volevano capire.
Sta di fatto che per me l’infanzia è stata sempre molto turbolenta, incasinatissima, un periodo veramente brutto!

Non riuscivo a integrarmi, non mi sono mai integrato. Così quando è arrivato il momento di scegliere ho pensato che la mia strada poteva essere quella del convento. Lì ho conoscuito i momenti più belli della mia vita.

Chiuso nello studio e nell silenzio, tra persone per bene, con gli stessi interessi miei…… Ero finalmente LIBERO!! LIBERO di esprimere quello che mi piaceva e di essere come ero, perché tutti i miei amici là dentro erano come me. Onon mi dicevano nulla se non ero come loro. D’altronde si sa, scaglia la prima pietra chi è senza peccato!

Il primo anno di studio è stato veramente bellissimo! Le lezzioni erano tutte belle ed ilavori tanto e quindi non avevo tempo per distrarmi. Poi però, al seoncdo anno, è successo il problema…..

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Saluti e teaser

Anche se a volte ho dubitato di farcela, anche quest’anno sono arrivato alle ferie. E domani… fan culo al lavoro, ai casini, alla rete. Domani parto.

Per un po’ vi sarò lontano, mi staccherò dal pc, dal iphone, dalle mail. Ne ho bisogno.

Niente internet, wifi, dll, if, for e while. E niente blog. Mi mancherete, lo so. Ci rivediamo a settembre, dove spero di essere un po’ più presente che in questo ultimo periodo.

Ci sono tante cose che vorrei fare. Pubblicare di nuovo qualche racconto, scrivere qualcosa a 4 mani con qualcuno di voi, riprendere qualche progetto che è finito mio malgrado nel dimenticatoio e iniziare qualcosa di nuovo.

Ricominciare con la rubrica Gola di Velluto, a cui siete stati così gentili da mandare fantastici racconti, alcuni dei quali non ho ancora pubblicato e me ne scuso.

Sono stati tempi difficili, a volte burrascosi e so che mi aspetterà un autunno impegnativo.

Un periodo per rigenerarmi, con te vicina. Per conservarti per quando non ci sarai.

Ci vediamo dunque e grazie di tutto quello che mi avete dato.

 

Challenge letteraria. Day three.

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Ringrazio Lisa di

https://chezliza.wordpress.com

per avermi nominato a partecipare a questa “Challenge.”
E’ una “sfida” incentrata sulla letteratura che consiste nel pubblicare per tre giorni le nostre tre citazioni preferite e nominare, ogni giorno, tre blogger diversi che continueranno il gioco. (Non bisogna necessariamente riportare citazioni tratte dai libri. )

Ultimo appuntamento, un libro, una canzone e un film (se vi siete persi il primo e il secondo). Grazie Lisa!

E andiamo!

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Lo zerbino – in collaborazione con Orso Romeo

Qualche tempo fa Orso Romeo mi ha chiesto se riuscissi a fare un disegno per un racconto che aveva in mente. Così nasce questa collaborazione e questa bellissima storia che ha voluto regalare al mio blog. Una sola parola: Grazie!

Ed ecco che arriva il mercoledì. E il mercoledì si scopa, nel solito hotel a due stelle, in una delle zone più brutte di Roma. E il gioco è sempre lo stesso. Scopare travestiti da Batman e Robin. Sono due anni che il mercoledì è il giorno dell’appuntamento fisso. Batman paga l’albergo e decide il gioco. Lui è quello più voglioso, quello che aspetta il mercoledì con lo stesso fermento di un bambino che vuole scartare i regali di Natale. A volte è talmente famelico di sesso, che non appena Davide indossa il vestito di Robin, gli salta addosso. E in un attimo lo sbatte sul letto, a faccia in giù, gli abbassa i pantaloni e comincia a scoparlo, come un cane in calore, senza sentimenti, il cui unico obiettivo è svuotare le palle. Robin urla, si dimena, tra il piacere e il dolore, ma per il suo Batman farebbe qualsiasi cosa, anche dargli un polmone se avesse difficoltà a respirare. Quando incontri un uomo che ti entra nella mente, nel cuore e nel culo in quel modo, non riesci a farne a meno. Non riesci più a pensare di poter vivere senza di lui. Non riesci più a essere lucido, perché è lui, solo lui, che rende viva la tua giornata. Anche se è una sola giornata: il mercoledì. Anche se nel profondo sa che non potrà mai esserci un futuro tra di loro, perché saranno sempre e solo due supereroi nascosti in un hotel a due stelle, senza wi-fi, fra una moquette macchiata e un bagno incrostato.

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