Il mio pisello “stregato” – #zozzolerci

halloween

Da tanto, troppo tempo, non vi parlo del mio pisello. Da quando il progetto #zozzolerci ha trovato la sua conclusione o forse la sua giusta evoluzione, il mio pisello non è più apparso su questa pagine.

Ma in questo periodo ha ritrovato nuovo smalto e la voglia di apparire nuovamente su questo blog.

Si sta preparando per la grande festa delle streghe, Halloween, e giustamente, per non fare brutta figura, dovrà indossare la maschera migliore.

Ne ha provate ben quattro, da mummia, da vampiro, da mostro di Frankenstein e da classico Jack o’ lantern. A causa del suo spiccato narcisismo non sa scegliere quale sia l’outfit (solo per mettere una parola che fa fiko) migliore per questa importante occasione mondana, visto che si sente molto bello con tutti e quattro.

Ancora una volta quindi si rivolge fiducioso a voi per avere consiglio e commenti.

Eccolo dunque il nuovo set di stickers per la nota app di messaggistica telegram firmati da Alidivelluto dedicato alla festa di ognissanti.

Voi che custodite gelosamente nel vostro smart phone il mio pisello o tutti quelli che ancora non lo hanno, non perdete l’occasione di sfoggiarlo la notte più “mostruosa” dell’an(n)o.

Per farlo basterà cliccare qui (o sull’immagine all’inizio del post) dal vostro smart phone con telegram e poi su “aggiungi stickers” o andate direttamente all’indirizzo:

https://telegram.me/addstickers/aliween

Grazie a tutti quelli/e che lo scaricheranno e lo condivideranno con parenti e amici.

Donati un Halloween indimenticabile in compagnia del mio pisello!

P.S.
Per quelli che ancora non hanno il mio pisello sul proprio cellulare (e spero siano davvero pochi) ora potete ovviare a questa mancanza cliccando qui direttamente dal vostro smart phone con telegram e poi su “aggiungi stickers” o andate all’indirizzo:

https://telegram.me/addstickers/Alidivelluto

La via del drago (in collaborazione con La Mela sBacata)

A volte si incontrano della persone speciali delle quali leggere i post è sempre un piacere. Per come scrivono, per quello che sanno trasmettere e donarci. Mela è forse forse il miglior esempio di tutto ciò. Da qui nasce da parte mia la voglia di questa collaborazione… e lei ha saputo ancora una volta stupirmi facendomi un regalo davvero speciale, questa sua storia. Il mio unico contributo è stato quello di provare a disegnare le atmosfere che ha creato. Grazie per questo bellissimo dono.

Finì di agganciare il reggicalze e voltò la testa verso il grande specchio a parete, per controllare che la riga delle calze di seta nera fosse diritta.

Con un sussulto di dolore palpò il contorno dell’occhio, tanto bluastro che neppure il trucco pesante riusciva a celarlo completamente.
Quella sera avrebbe dovuto indossare il cappellino con la veletta, per poter cantare al jazz club e intrattenere i coraggiosi marines in partenza per l’Europa.

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No questo non è YSI! – Ricaduta di un drogato

Dedicato a Mattia de Padova, i cui disegni mi piacciono davvero molto. Se non lo conoscete, seguitelo!

Draghi… ancora draghi? E basta! Adesso inizierai di nuovo con i racconti fantasy (1, 2, 3)? No ti prego, direte voi. Ma non puoi ricominciare a scrivere cose zozze come all’inizio? Mi sa che avete pure ragione, ma in questo periodo non mi vengono. Vi rassicuro comunque, questo non è il drago Ysi, e non ricomincerò con storie fantasy.

La sua “genesi” è del tutto diversa. Purtroppo (o per fortuna a seconda dei punti di vista), un paio di giorni fa, mi sono imbattuto nel post di Mattia “Il Drago è arrivato“. Credo che l’effetto sia stato molto simile alla ricaduta in una dipendenza.

E visto che la dipendenza da fumo non mi era sufficiente sono andato a cercarmene un’altra. In fondo bevo poco e mi drogo saltuariamente, poteva andare molto peggio!

Ok, ammettiamolo, il disegno da dipendenza, a me da dipendenza. Credo che se esistesse un gruppo di disegnatori anonimi potrei tranquillamente parteciparvi.

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Saluti e teaser

Anche se a volte ho dubitato di farcela, anche quest’anno sono arrivato alle ferie. E domani… fan culo al lavoro, ai casini, alla rete. Domani parto.

Per un po’ vi sarò lontano, mi staccherò dal pc, dal iphone, dalle mail. Ne ho bisogno.

Niente internet, wifi, dll, if, for e while. E niente blog. Mi mancherete, lo so. Ci rivediamo a settembre, dove spero di essere un po’ più presente che in questo ultimo periodo.

Ci sono tante cose che vorrei fare. Pubblicare di nuovo qualche racconto, scrivere qualcosa a 4 mani con qualcuno di voi, riprendere qualche progetto che è finito mio malgrado nel dimenticatoio e iniziare qualcosa di nuovo.

Ricominciare con la rubrica Gola di Velluto, a cui siete stati così gentili da mandare fantastici racconti, alcuni dei quali non ho ancora pubblicato e me ne scuso.

Sono stati tempi difficili, a volte burrascosi e so che mi aspetterà un autunno impegnativo.

Un periodo per rigenerarmi, con te vicina. Per conservarti per quando non ci sarai.

Ci vediamo dunque e grazie di tutto quello che mi avete dato.

 

Incazzoso!

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Ancora una volta ci sono cascato, ho dato retta a Ysingrinus! Ho letto della sua passione per Topolino e per  i fumetti Disney.

Come un flash mi sono ricordato di un particolare, sapete quei ricordi che ti spuntano in testa così, che pare per caso. Mi sono ricordato che ci fu un periodo, credo fosse in prima o secondo liceo, in cui passai mesi a disegnare facce di Paperino.

Tanti Paperino, anzi, tante facce di Paperino perché non disegnavo il corpo, sempre e solo incazzose. Non so perché lo facessi, forse per moda, forse perché io incazzoso non lo ero o forse perché lo ero dentro e non lo facevo vedere.

A quell’età schifosa in fondo chi davvero non lo è?

La mia smemoranda ne aveva uno sulla copertina. Su fogli, quaderni… sul mio zainetto invicta.

Li disegnavo a memoria, quasi senza guardare, con un movimento automatico.

Il becco, gli occhi con le sopracciglia aggrottate, le nuvolette. Il cappello e il farfallino per finire.

Tutto finì un triste giorno in cui, preso da estro creativo, decisi che il volto incazzato di Paperino sarebbe stato l’ornamento ideale da disegnare sulla schiena di quel giubbottino di jeans nuovo che mia madre mi aveva appena comprato.

Armato di uniposca creai uno stupendo paperino incazzoso. Ero molto fiero. Mi ci volle un intero uniposca bianco! La faccia di mia madre quando lo vide, a confronto, mi fece capire che la faccia di Paperino non era affatto incazzosa, anzi! Al massimo un po’ accigliata. E che le nuvolette di fumo non sono delle sciocche invenzioni dei disegnatori Disney per caratterizzare un’espressione. Qualcuno sa farle davvero!

E così la mia carriera da fumettista fu stroncata ancora prima di iniziare.

Eccolo lassù, in cima al post, il mio Paperino incazzoso. Ti riconosco amico mio, ti disegnavo proprio così. E’ bello rivederti dopo tanti anni, hai dormito in un angolo del mio cervello e sei venuto di nuovo a farmi visita?

Sotto permetterai che provi anche un’altra espressione, un altro personaggio. Non essere geloso, sai che loro non contano nulla, hanno solo riempito un po’ il foglio.

Scopandomi te – in collaborazione con Nyno

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Nuova puntata della collaborazione tra Nyno e me. Ancora una volta è stato lui a dover mettere la sua fantasia al servizio di un mio disegno. Buona lettura.

Ti ho notato mentre bevevo un caffè, ti ho lasciato andare, ma ti ho violentato gli occhi, ho stuprato la tua mente, ho accarezzato il tuo orgasmo, le tue labbra piangevano saliva, godevi come si gode, una puttana che dispone di passioni che poi non racconterà, per il troppo piacere.

Tutto questo in un solo sguardo, sei andata via, i nostri occhi si sono incrociati per pochi attimi, quei pochi attimi che danno il suicidio a quei pensieri che la mente costantemente fa.

Sono le 23 è la penultima corsa, il bus è come il treno, non passa sempre. Ti vedo, sei in piedi che ti tieni, non ti piace sederti, non ti piace sporcarti, non ti piace quello che tutti usano, a te piace farti usare.

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Leccatevi – in collaborazione con Nyno

Quando ho inviato questo disegno a Nyno avevo immaginato una situazione completamente diversa da quanto lui  ha scritto. Ma qui risiede il fascino dei disegni e delle collaborazioni. Ognuno ci “vede” quello che vuole, che desidera e in base a ciò lo interpreta.

Ti immobilizzo su una sedia, ho aperto la porta prima, mi guardi, ti ci porto a morire con me, te l’ho promesso.

Sorridi, ma non sai cosa ti ho preparato.

Faccio entrare un’altra donna, tu non la conosci. Si presenta, vestita bene, elegante, piena di profumi vari, ti guarda e sorride.

Tu non capisci cosa sta per accadere. Con il nastro adesivo ti chiudo la bocca. Lei si avvicina a me, comincio a spogliarla, lentamente.

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Come nasce una passione

Gli anniversari si susseguono in questi giorni. 38 anni fa in Italia usciva la prima puntata di un cartone che avrebbe fatto la storia di un genere. E che sapete quanto io ami.

Era il 4 aprile del 1978. Non lo ricordo quel giorno, ma me lo voglio immaginare.

Mi voglio immaginare davanti al televisore del salotto. Le poltrone a fiori che si tenevano sempre coperte, per non sporcarle.

Il grosso TELEFUNKEN marrone. Di quando la tecnologia era ancora grossa, ingombrante e brutta.

Mi immagino con gli occhi sgranati da bambino. Perché sullo schermo apparve qualcosa di nuovo, diverso e inaspettato. Qualcosa che arrivava dal Giappone, che non sapevo neppure bene cosa e dove fosse.

La prima puntata di Goldrake, o Atlas Ufo Robot come si chiamava da noi, uscì in Italia proprio quel giorno.

Perché subiamo il fascino di certe cose, perché le troviamo belle? E’ una domanda che a volte mi pongo. Ho avuto grandi passioni. Ho sempre affrontato tutto quello che faccio con slancio, spinto dalla pancia a cui la testa ha dovuto stare dietro.

Ho sempre amato l’oriente, i suoi posti, i suoi cibi, i suoi popoli, le sue follie. Il Giappone ha avuto sempre un posto d’onore. E chi mi legge lo sa. Ma perché?

C’e’ un filo invisibile nella mia vita che è partito da quella prima puntata? Da quando sognavo robot giganti e li costruivo, masse informi di mattoncini di lego a volte, ma che nella mia mente di fanciullo erano i dominatori della galassia?

Come diventiamo quello che siamo. Mi affascina l’argomento. In parte ne ho già provato a scrivere.

C’è un pezzo di quella puntata ancora dentro di me? Un po’ di quello che sono, di quello che mi piace, di come mi comporto viene da quelle immagini?

Io credo di si.

E quindi chiudo gli occhi, penso al televisore marrone e alle sedie a fiori. Chiudo gli occhi e rivedo gli scontri, i mostri guerrieri, i dischi di Vega. E’ tutto ancora li, che aspetta solo che lo metta sul foglio bianco che mi sta davanti.

Goldrake, avanti! Uscita 7!