Lei – Gola di velluto #12

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Una blogger, che preferisce rimanere anonima, mi ha inviato tempo fa questa sua storia / fantasia. E’ rimasta troppo tempo nel cassetto della mia mail, scusa.


Mi metto a cavalcioni su un cuscino, ho voglia, il mio corpo nudo mi guarda dallo specchio, vedo come si posiziona Alex dietro di me, il suo cazzo è già duro e il suo glande sfiora il mio culo, sono ammaliata dalla sua bellezza, dal suo sguardo da predatore misto a dolcezza, dal suo essere gentile sempre, preme la sua asta contro il mio buchetto, il mio sfintere si allenta e si apre un varco dentro di me, fa male, alzo il mio culo mentre stringo forte il cuscino e spingo indietro, fa molto male, prendere un grosso cazzo nel culo risulta eccitante, ma nel momento in cui sfonda all’interno ci ripensi, sapevo che sarebbe stato difficile la prima volta, ma essere scopata da lui era un desiderio, la sua mente e il suo essere sono come sangue bollente che scorre nelle vene, come morte e la morte è bella se non hai paura.

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Sulla panchina – Gola di velluto #8

Kinkynora, che ringrazio, mi ha promesso un suo racconto per la mia rubrica a patto che io “facessi la mia parte”. Potevo forse rifiutare? Per capire quale fosse questa parte non vi resta che leggere il racconto qui sotto. Non ve ne pentirete.

Il problema di Nora e gli appuntamenti. Cerca di uscire sempre almeno mezz’ora prima di quanto farebbe una persona normale per arrivare con congruo anticipo e non rischiare ritardi, ci possono sempre essere dei contrattempi, no? Beh a volte i contrattempi sono a favore: niente traffico, tutti semafori verdi ed ecco che ora è sul luogo dell’appuntamento con più di un’ora di anticipo. Sono la solita, che cazzo ci faccio qui alle tre del pomeriggio, l’appuntamento è alle 16.15… Posso sfruttare il tempo per finire di leggere quel romanzo, mi mancano poche pagine

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Sconosciuti – Gola di velluto #7

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Una blogger, che preferisce rimanere anonima, mi ha inviato questa sua storia / fantasia.


Non so niente di te, e non voglio sapere niente, so solo che da quando ti sento al telefono mi provochi un ‘eccitazione incontenibile, che se penso al nostro incontro ti voglio nuda, e mia.
Voglio averti.
Al buio nella tua stanza alle 17.
Io e te sconosciuti.

Rimasi a fissare quella mail per qualche minuto, la rilessi e la rilessi ancora. E più la leggevo, più nella mia testa era la sua voce a pronunciare quelle parole.
Dallo stupore (un pazzo?) passai allo sdegno (come si permetteva), per passare al pensiero di un contratto sfumato e la rabbia per il tempo perso (vaffanculo stronzo!) poi esplosi in una risata (era uno scherzo?) e infine, in maniera del tutto inaspettata, mi ritrovai eccitata.
Quella morsa intensa al basso ventre, e alla bocca dello stomaco, il sesso che si contraeva, un brivido lungo la schiena e la sensazione che gli slip fossero intrisi di desiderio.
Echeggiava la sua voce nella mia testa, non più dati e termini tecnici, ma le parole di quella assurda mail.

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Da bambino ero molto sensibile – Gola di velluto #6

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Per troppo tempo i racconti che mi avete inviato sono rimasti chiusi nelle mie mail. Come già vi dicevo a luglio, me ne scuso, ma ora si ricomincia!

Un blogger, che preferisce rimanere anonimo, mi ha inviato questa sua storia / fantasia.
Piccoli refusi presenti nel testo sono stati da me volontariamente lasciati.

Già quando ero piccolo mostravo dei caratteri che poi si sarebbero resi più evidenti crescendo. Ricordo che non socializzavo bene con gli altri bambini, infatti mi divertivo di più da solo. I miei non capviano perché mi comportassi così oppure non volevano capire.
Sta di fatto che per me l’infanzia è stata sempre molto turbolenta, incasinatissima, un periodo veramente brutto!

Non riuscivo a integrarmi, non mi sono mai integrato. Così quando è arrivato il momento di scegliere ho pensato che la mia strada poteva essere quella del convento. Lì ho conoscuito i momenti più belli della mia vita.

Chiuso nello studio e nell silenzio, tra persone per bene, con gli stessi interessi miei…… Ero finalmente LIBERO!! LIBERO di esprimere quello che mi piaceva e di essere come ero, perché tutti i miei amici là dentro erano come me. Onon mi dicevano nulla se non ero come loro. D’altronde si sa, scaglia la prima pietra chi è senza peccato!

Il primo anno di studio è stato veramente bellissimo! Le lezzioni erano tutte belle ed ilavori tanto e quindi non avevo tempo per distrarmi. Poi però, al seoncdo anno, è successo il problema…..

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Nozze d’argento – in collaborazione con Orso Romeo

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Tempo fa Orso Romeo mi inviò questo meraviglioso racconto, ispirato da questo mio disegno. La sfida nasceva dal provare a scrivere qualcosa riguardo all'”altra metà del cielo”. Un periodo incasinato ha fatto si che questo testo rimanesse troppo tempo nella mia mail. E’ tempo di donarlo a voi come lui l’ha donato a me. Un immenso grazie a Romeo!

Avevano venticinque anni quando hanno deciso di sposarsi. Lei stava terminando l’università, lui aveva appena trovato un lavoro. Non c’era nessun figlio in arrivo, era la passione che decideva. Avrebbero potuto fare un update al kamasutra, erano come il cubo di Rubik, capaci di scombinare i propri colori, senza avere la minima idea di come rimetterli a posto, ma in un battito di ciglia i colori tornavano in ordine sulle sei facce del cubo.

Se i contrari si escludono a vicenda, gli opposti invece si generano e si rigenerano, e loro erano così, avevano bisogno l’uno dell’altro per esistere. Se le narici e le sue orecchie avessero avuto l’apertura della sua vagina, lei avrebbe permesso al suo cazzo di penetrare anche quegli orifizi. E in quelle scopate, sette giorni su sette, capivano che insieme erano una cosa sola.

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Olive taggiasche – Gola di velluto #5

Lemniar mi ha inviato questa sua bellissima storia / fantasia, quasi a voler completare questo suo post.

Suo cugino mi manda a cercare delle olive taggiasche nella dispensa che non ho idea di dove sia. Ho i nervi a fior di pelle perché mi ha portata a casa dei suoi cugini e io non conosco bene nessuno.

Abbiamo discusso tanto durante tutta la settimana senza mai riuscire a scaricare la tensione. Ho poi l’idea fissa che Lui legga il mio quaderno, ma non ho le prove e questo non fa che accrescere la mia agitazione.

La dispensa è appena oltre la porta d’ingresso.
La luce con cui mi metto a cercare è quella che proviene dal resto della casa, alzo le mani per prendere il vaso di vetro e una mano, la sua, mi spinge a fare un passo in avanti verso lo scaffale.

La porta si chiude.

Buio.

Sento il suo profumo, provo a girarmi abbassando le braccia, ma le sue mani risalgono verso i miei gomiti, mi fa appendere al bordo di un ripiano, le labbra raggiungono il mio collo.

Rimango razionale solo per pochi secondi, il tempo che ci vuole per inumidirmi il collo e il sesso e poi smetto di pensare.

Mi piace quando non si rade.

Sbottona la camicia solo fino a sotto il seno e abbassa il pizzo del reggiseno per pizzicarmi i capezzoli mentre continua ad arrossarmi il collo con la barba. Mi dice di non fiatare e che sarà solo il primo round, ma io aspetto solo che mi sbottoni i pantaloni e che con la mano mi entri nelle mutande. E lo fa, e anche se le dita sono fredde, gliele scaldo in fretta e inarcando la schiena aspetto che mi accarezzi, che muova le dita come sa: in su, in giù, in circolo e che si faccia strada dentro di me.

Mi accorgo di aspettare da una settimana questo momento e questo piacere che arriva rapido io, non sono in grado di soffocarlo.

La sua mano si allontana da me, mi giro, ci baciamo mentre io abbottono i pantaloni e lui sistema reggiseno e camicia. Lui apre la porta e la luce che entra gli fa dire sorridendo che sono spettinata.

Le olive dalla dispensa le porta via Lui.

Se volete mandarmi la vostra storia o la vostra fantasia vi ricordo che potete farlo scrivendomi una mail a alidivellutoblu@yahoo.it o, in modo assolutamente anonimo, tramite questo form.

Lo zerbino – in collaborazione con Orso Romeo

Qualche tempo fa Orso Romeo mi ha chiesto se riuscissi a fare un disegno per un racconto che aveva in mente. Così nasce questa collaborazione e questa bellissima storia che ha voluto regalare al mio blog. Una sola parola: Grazie!

Ed ecco che arriva il mercoledì. E il mercoledì si scopa, nel solito hotel a due stelle, in una delle zone più brutte di Roma. E il gioco è sempre lo stesso. Scopare travestiti da Batman e Robin. Sono due anni che il mercoledì è il giorno dell’appuntamento fisso. Batman paga l’albergo e decide il gioco. Lui è quello più voglioso, quello che aspetta il mercoledì con lo stesso fermento di un bambino che vuole scartare i regali di Natale. A volte è talmente famelico di sesso, che non appena Davide indossa il vestito di Robin, gli salta addosso. E in un attimo lo sbatte sul letto, a faccia in giù, gli abbassa i pantaloni e comincia a scoparlo, come un cane in calore, senza sentimenti, il cui unico obiettivo è svuotare le palle. Robin urla, si dimena, tra il piacere e il dolore, ma per il suo Batman farebbe qualsiasi cosa, anche dargli un polmone se avesse difficoltà a respirare. Quando incontri un uomo che ti entra nella mente, nel cuore e nel culo in quel modo, non riesci a farne a meno. Non riesci più a pensare di poter vivere senza di lui. Non riesci più a essere lucido, perché è lui, solo lui, che rende viva la tua giornata. Anche se è una sola giornata: il mercoledì. Anche se nel profondo sa che non potrà mai esserci un futuro tra di loro, perché saranno sempre e solo due supereroi nascosti in un hotel a due stelle, senza wi-fi, fra una moquette macchiata e un bagno incrostato.

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La prima volta non è mai perfetta – Gola di velluto #4

Una blogger o un blogger mi ha inviato tramite il form questa sua storia / fantasia.

Oramai sono mesi che la notte sogno Lui. All’inizio non capivo, i sogni erano impregnati di cose e di fatti che confondevano un po’ le acque. Poi il suo corteggiamento è diventato un po’ più esplicito, anche se sempre estremamente galante e vagamente distaccato, e i sogni di conseguenza sono diventati meno sibillini.

Lui è così comprensivo, intelligente, dolce, rilassante… Sarebbe tutto perfetto se non fosse che è sposato, ha 15 anni in più di me ed è il mio diretto superiore, uomo molto noto, stimato e rispettato mentre io… Beh, io sono io.

Cedere alle sue lusinghe sarebbe davvero sbagliato, un errore clamoroso. Se si venisse a sapere io sarei etichettata come troia arrivista e per la vergogna dovrei dare le dimissioni.
Eppure, giorno dopo giorno, sento crescere l’attrazione e l’affetto, nonostante cerchi di frenarmi in tutti i modi.

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La cicatrice – Gola di velluto #2

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Una blogger, che preferisce rimanere anonima, mi ha inviato questa sua storia / fantasia.

Finalmente è davanti a me. La posso toccare e accarezzare. È la parte del tuo corpo che più mi faceva impazzire, più mi eccitava. Appena l’ho vista in una delle foto che mi hai mandato, l’ho notata subito e l’ho trovata sexy da morire. Più di tutto il resto. Ha scatenato in me la voglia di assaggiarti, di accarezzarti proprio lì. Un particolare di te per il quale avrei fatto follie. La tua piccola cicatrice. Appoggiata, lì, sulla tua anca. Ancora ricordo la prima volta che l’ho vista: “Cosa hai sull’anca?”

“E’ una piccola cicatrice”.

“Mi piace, è sexy”.

“Non l’ha mai notata nessuna. Sai, sono attratte da altro in quella zona”.

“Immagino. A me però piace molto. Io noto i particolari”.

“E cosa ci faresti…?”

“Prima cosa, voglio sapere come te la sei fatta? Poi magari, la vorrei baciare e accarezzare”.

“Un piccolo incidente da ragazzino, nulla di che. Ah, quindi la vorresti baciare?

“Sì!”.

“Dopo che l’hai baciata, dovresti spostarti più al centro e dedicare le tue attenzioni ad altro”.

“Bah, forse! Se mi va…”.

“Oh, certo che ti andrà. Non essere impertinente come al solito. Quando sarai lì, lo farai eccome. Non potrai resistere”.

“Non essere troppo sicuro come al solito. Quello che voglio è la tua piccola imperfezione. Il resto non mi interessa più di tanto”.

Mentivo, ma non del tutto. Ma la soddisfazione non gliel’avrei mai data. La sua arroganza e la sua convinzione di capirmi, di leggermi dentro, mi eccitavano e mi facevano puntare i piedi allo stesso tempo.

Non poteva vincere sempre, un po’ di resistenza la dovevo fare. Già sarei stata in ginocchio davanti a lui… mi sembra abbastanza!

Ora, finalmente è a pochi centimetri dal mio viso, dalla mia bocca, dalle mie mani. Posso fare quello che voglio. È quello che in fondo ho sempre voluto.

Allungo la mano per toccarla, ma non ci arrivo, ti stai allontanando. “Perché ti sei allontanato? Dove vai?” penso nella mia mente. Non riesco a dirlo ad alta voce, è troppa la delusione.

“Perché non sei più a mia disposizione?”

“Dove sei finito?”

Poi, all’Improvviso tutto diventa chiaro. Non posso toccarti perché non sei lì, non esisti, non so nemmeno se sei mai esistito. Sei solo una fantasia. Sei solo un sogno. Forse è meglio così: se fossi diventato reale, probabilmente saresti stato una delusione. Avresti preso forma e consistenza e saresti stato solo un pezzo di carne. Un pezzo di carne… con una deliziosa cicatrice.

Se volete mandarmi la vostra storia o la vostra fantasia vi ricordo che potete farlo scrivendomi una mail a alidivellutoblu@yahoo.it o, in modo assolutamente anonimo, tramite questo form.

Scopandomi te – in collaborazione con Nyno

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Nuova puntata della collaborazione tra Nyno e me. Ancora una volta è stato lui a dover mettere la sua fantasia al servizio di un mio disegno. Buona lettura.

Ti ho notato mentre bevevo un caffè, ti ho lasciato andare, ma ti ho violentato gli occhi, ho stuprato la tua mente, ho accarezzato il tuo orgasmo, le tue labbra piangevano saliva, godevi come si gode, una puttana che dispone di passioni che poi non racconterà, per il troppo piacere.

Tutto questo in un solo sguardo, sei andata via, i nostri occhi si sono incrociati per pochi attimi, quei pochi attimi che danno il suicidio a quei pensieri che la mente costantemente fa.

Sono le 23 è la penultima corsa, il bus è come il treno, non passa sempre. Ti vedo, sei in piedi che ti tieni, non ti piace sederti, non ti piace sporcarti, non ti piace quello che tutti usano, a te piace farti usare.

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