Tolkieggiando – 5 di 7

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Gli Argonath

«Mirate gli Argonath, le Colonne dei Re!», gridò Aragorn.

Le grandi colonne parvero ergersi come torri incontro a Frodo, trascinato verso di esse dalla corrente. Egli ebbe l’impressione di vedere dei giganti, grandi, grigi e massicci, muti e minacciosi.

Ma poi si accorse che le rocce erano effettivamente scolpite e modellate: l’arte e la forza antiche le avevano lavorate, ed esse conservavano ancora, attraverso le intemperie di lunghi anni obliati, le possenti sembianze che erano loro state date.

Su grandi piedistalli immersi nelle acque due grandi re si ergevano: immobili, con gli occhi sgretolati e le sopracciglia piene di crepe, fissavano corrucciati il Nord.

La loro mano sinistra era alzata, con il palmo rivolto verso l’esterno, in segno d’ammonimento; nella mano destra reggevano un’ascia; in testa portavano un elmo e una corona corrosi dal tempo.

Erano rivestiti ancora di una grande potenza e maestà, silenziosi guardiani di un regno scomparso da epoche immemorabili.

Tolkieggiando – 3 di 7

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Gandalf

Il vecchio chinandosi si sedette su una bassa pietra piatta. Fu allora che il suo manto grigio si aprì, ed essi videro senza dubbio possibile che l’abito sotto era completamente bianco.
“Saruman!”, gridò Gimli balzando avanti con l’ascia in pugno. “Parla! Dici dove hai nascosto i nostri amici! Che cosa hai fatto di loro? Parla, o lascerò che il tuo cappello una traccia che anche uno stregone riuscirà difficilmente a cancellare!”

Il vecchio fu più rapido di lui. Saltò in piedi, e con un balzo salì su di una grande roccia. Ivi si eresse improvvisamente, giganteggiando. Il cappuccio e gli stracci grigi giacevano in terra, e le bianche vesti brillavano.

Levò il bastone, e l’ascia sgusciò via dalle mani di Gimli, cadendo con fragore sul terreno. La spada di Aragorn, rigida nella sua mano paralizzata, sfavillò di fuoco improvviso. Legolas lanciò un urlo e scoccò una freccia in alto verso il cielo: scomparve in una vampata di fiamme.

“Mithrandir!”, gridò. “Mithrandir!”
Bentornato, ti ripeto, Legolas!”, disse il vecchio.
Lo guardavano tutti stupefatti. La sua capigliatura al sole era candida come neve, e la sua veste bianca e splendente; gli occhi sotto le folte sopracciglia erano luminosi, penetranti come raggi di sole; in mano aveva lo strumento del potere.
Paralizzati dalla meraviglia, dalla gioia e dal timore, rimasero senza parole.

Infine Aragorn si scosse “Gandalf!”, disse. “Al di là di ogni speranza tu giungi a noi nel momento del bisogno! Qual velo copriva i miei occhi? Gandalf!”

Gimli non parlò ma cadde in ginocchio portando una mano alla fronte.

“Gandalf”, ripeté il vecchio, come se avesse ritrovato fra vecchi ricordi una parola da tempo in disuso. “Sì, era questo il mio nome io ero Gandalf”.

 

Tolkieggiando – 1 di 7

Gimli, figlio di Glóin.

«Sleale è colui che si accomiata quando la via si oscura»

« Una piccola figura scura che nessuno aveva notato sbucò dalle ombre con un roco grido: Baruk Khazâd! Khazâd ai-mênu! Un’ascia oscillò e cadde. Due Orchi piombarono in terra decapitati. Gli altri fuggirono »

No questo non è YSI! – Ricaduta di un drogato

Dedicato a Mattia de Padova, i cui disegni mi piacciono davvero molto. Se non lo conoscete, seguitelo!

Draghi… ancora draghi? E basta! Adesso inizierai di nuovo con i racconti fantasy (1, 2, 3)? No ti prego, direte voi. Ma non puoi ricominciare a scrivere cose zozze come all’inizio? Mi sa che avete pure ragione, ma in questo periodo non mi vengono. Vi rassicuro comunque, questo non è il drago Ysi, e non ricomincerò con storie fantasy.

La sua “genesi” è del tutto diversa. Purtroppo (o per fortuna a seconda dei punti di vista), un paio di giorni fa, mi sono imbattuto nel post di Mattia “Il Drago è arrivato“. Credo che l’effetto sia stato molto simile alla ricaduta in una dipendenza.

E visto che la dipendenza da fumo non mi era sufficiente sono andato a cercarmene un’altra. In fondo bevo poco e mi drogo saltuariamente, poteva andare molto peggio!

Ok, ammettiamolo, il disegno da dipendenza, a me da dipendenza. Credo che se esistesse un gruppo di disegnatori anonimi potrei tranquillamente parteciparvi.

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La luce

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Dopo la prima e la seconda parte, riusciranno Aranel e il drago Ysi ad avere la meglio sul Freddo che ha conquistato il mondo?

Aranel stava indossando l’armatura e il mantello delle Dame della Luce. In mano reggeva il Bastone del Potere che fu di sua madre, alla cui sommità la Perla brillava di una luce candida.

“Lascia che venga con te, Aranel”

“Lo devo fare da sola Ysi, e lo sai! Per tanti anni mi hai addestrato per questo momento, sei stato un compagno fedele e saggio. Ma ora è giunto il momento che percorra gli ultimi passi del mio sentiero.”

“Ora vedo in te la Goccia di Luce. Che gli Dei dei primi uomini ti siano propizi!”

Aranel abbracciò il Drago con le gote rigate dalle lacrime. Sapeva che forse non lo avrebbe più rivisto, si voltò e uscì dalla Grotta della Sapienza. Fuori era solo gelo e buio, tutto quello che rimaneva del Mondo che Era era racchiuso nella Perla e nella sua volontà.

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Il volo di Ysi

Dopo la prima parte continua il viaggio di Aranel e del drago Ysi.

“Ci voglio provare Ysi” disse Aranel.
Il drago la fissò negli occhi con aria severa. “Non sei ancora pronta ragazzina, il Freddo è molto potente. Finché tu e la Perla rimarrete celate ai suoi occhi sarete al sicuro! Non possiamo rischiare.”

“Da quanto tempo sono qui? La Grotta della Sapienza è l’unica cosa che io ricordi. Io voglio vedere il Mondo che Era. Tu mi hai insegnato a combattere la Paura. Sei tu ora a tirarti indietro?”

Lo sguardo di Aranel si era fatto duro, come di sfida verso l’enorme bestia che gli stava davanti. Per la prima volta Ysi intravide in quegli occhi la Goccia di Luce che avrebbe potuto plasmare il destino di tutti.

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La Perla

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Le candele rischiaravano le pietre adornate da rune antiche e gettavano ombre danzanti sulle due figure nella Grotta della Sapienza.

“Sciocca!” disse chiudendo di scatto il pesante tomo che teneva tra gli artigli.

“Tu sei l’ultima speranza, non puoi fuggire questo tuo destino! Devi fare quello per cui sei predestinata! È il tuo sentiero, ricordi? E non sei ancora pronta.”

“Non ho chiesto io di essere quello che sono Ysi. Perché io?” chiese la ragazza con gli occhi gonfi di lacrime.

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Androide

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Oggi lo spirito di Fredric Brown (o forse in questo caso meglio di Isaac Asimov) ha preso possesso di me. E così dopo il tentativo narrativo di questa mattina di ricreare le atmosfere tipiche delle storie di fantascienza degli anni 50 e 60, oggi pomeriggio con la mia matita e la mia gomma sempre più consumata ho creato questo, chiaramente ispirato dalle copertine della serie Urania.