Non lo ero – Gola di velluto #9

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Un blogger, che preferisce rimanere anonimo, mi ha inviato questa sua storia / fantasia.


Non ero ubriaco.

No, affatto.

Qualche bicchiere di vino, sì. Poco da mangiare, sì. Ma non lo ero. Nemmeno un po’. Un mese appena, di conoscenza. Colleghi di lavoro, in qualche modo, non direttamente ma insomma, si può dire colleghi.

Poi, una sera a vedere una partita a casa sua. Finita male, peraltro, per noi. Sul divano, in una calda serata. Un vino, sì. Fresco, buono, andava giù. E poi? Poi non so, poi ci vediamo qualche foto? Va bene, con il portatile sulle gambe, foto di vacanze, per farmi capire com’è bello quel posto di mare, foto di amici, di amiche. Poi foto di un’amica, sua. La sua amica, la sua compagna. Si incazzerebbe se sapesse che me le fai vedere? Forse sì, forse no. Io comunque non glielo dico. Che ne pensi? Che ne penso? È bellissima. Continua. Ti piace? Sì. Vuoi un altro bicchiere? Sì. E poi, altre foto. Sue. Al mare. Chi le ha fatte queste? Lei, ci piace fotografarci. Ti dà fastidio se vado avanti a mostrartele? No, affatto. Non so se a lei darebbe fastidio. Allora facciamo che non ti faccio più vedere lei. Va bene. Va bene. Non farmi vedere lei. Cosa mi fai vedere? Mi fa vedere lui. Di schiena allo specchio. Nudo. Le spalle. Nude. Il petto, nudo. Che dici? Che devo dire, niente, guardo. Ma non aggiungo che mi piace guardare, che mi piace, sì. Non sono ubriaco. Per niente. Sono solo eccitato. Nudo, di fronte. Sorridente, con il cazzo di fuori. Non duro. No. Nudo. Se ti dà fastidio non vado avanti, dice. Vai avanti, non mi dà fastidio.

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Lo zerbino – in collaborazione con Orso Romeo

Qualche tempo fa Orso Romeo mi ha chiesto se riuscissi a fare un disegno per un racconto che aveva in mente. Così nasce questa collaborazione e questa bellissima storia che ha voluto regalare al mio blog. Una sola parola: Grazie!

Ed ecco che arriva il mercoledì. E il mercoledì si scopa, nel solito hotel a due stelle, in una delle zone più brutte di Roma. E il gioco è sempre lo stesso. Scopare travestiti da Batman e Robin. Sono due anni che il mercoledì è il giorno dell’appuntamento fisso. Batman paga l’albergo e decide il gioco. Lui è quello più voglioso, quello che aspetta il mercoledì con lo stesso fermento di un bambino che vuole scartare i regali di Natale. A volte è talmente famelico di sesso, che non appena Davide indossa il vestito di Robin, gli salta addosso. E in un attimo lo sbatte sul letto, a faccia in giù, gli abbassa i pantaloni e comincia a scoparlo, come un cane in calore, senza sentimenti, il cui unico obiettivo è svuotare le palle. Robin urla, si dimena, tra il piacere e il dolore, ma per il suo Batman farebbe qualsiasi cosa, anche dargli un polmone se avesse difficoltà a respirare. Quando incontri un uomo che ti entra nella mente, nel cuore e nel culo in quel modo, non riesci a farne a meno. Non riesci più a pensare di poter vivere senza di lui. Non riesci più a essere lucido, perché è lui, solo lui, che rende viva la tua giornata. Anche se è una sola giornata: il mercoledì. Anche se nel profondo sa che non potrà mai esserci un futuro tra di loro, perché saranno sempre e solo due supereroi nascosti in un hotel a due stelle, senza wi-fi, fra una moquette macchiata e un bagno incrostato.

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Estasi di un bacio – par condicio

Nel mio precedente post il caro Orso Romeo ha fatto appello alla par condicio. Non ho certo potuto tirarmi indietro e gli dedico con piacere questo disegno. Sperando che anche in Italia si possa superare qualche stupido tabù, vista anche la recente legge sulle unioni civili.

L’estasi di un bacio è troppo grande per farsi intrappolare in uno schema.

P.s.
Sul genere Bear ho dovuto googolare, lo ammetto 🙂 E non credo di averci troppo azzeccato. Apprezza l’impegno!