EmozionalMente 8. A Molly e Lisa. Malinconia.

Continua la collaborazione con Lisa Molly . Malinconia.


Ci sono cose talmente belle da togliere il fiato. Ci sono momenti talmente intensi da essere perfetti.
In quei momenti siamo in armonia. Viviamo in una bolla… sospesi.

Ma sappiamo che la bellezza è fragile, delicata. Basta nulla per spezzare questo incanto. Per quanto ci è possibile ne godiamo, la preserviamo e ci muoviamo cauti per non rovinarla.

Mono no aware, così la chiamano i giapponesi. Una forte partecipazione emotiva nei confronti della bellezza della natura e della vita umana, con una conseguente sensazione di malinconia legata al suo incessante mutamento e alla sua fine.

Un concetto complesso e delicato.

La sakura ne è la rappresentazione più nota. La struggente bellezza dei fiori di ciliegio e la consapevolezza che basterà un soffio di vento per portarli via.

Questa è la mia malinconia, sulle dolci note di uno shakuhachi.

Ci sono cose a cui non so resistere

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Il disegno può essere contagioso, io ben lo so. Una persona, che molti di voi conoscono per le sue capacità nello scrivere, ha iniziato a disegnare.

In realtà era già decisamente brava, ma ha iniziato ad esercitarsi con più assiduità. Mi ha fatto il piacere di inviarmi alcuni suoi disegni e vi assicuro che sono molto belli.

Ieri mi ha mandato un disegno di Totoro. Era delizioso.

E si… ci sono cose a cui non so resistere.

Pur sapendo che un confronto tra me e Hayao Miyazaki, che con i suoi film e lo Studio Ghibli ha fatto la storia dell’animazione, non è neppure immaginabile, potevo resistere alla tentazione di cimentarmi anch’io con Totoro e Nekobasu.

… e no… non vi dirò il nome della persona che mi ha mandato i suoi disegni 🙂

La grande onda Z


Il possente corpo d’acciaio sorge dal mare davanti a Kanagawa, solo in parte nascosto dalla grande onda.

Non so resistere al bello, mi intrappola e mi rapisce. Credo di essere un’esteta alla fin dei conti. E’ successo molte volte, in visita a città e musei, che davanti a opere d’arte resti estasiato, in immobile ed assorta ammirazione. Ed è necessario che qualcuno, di solito stufo di aspettarmi o di vedermi imbambolato, venga a portarmi via a forza. Un inizio di sindrome di Stendhal credo.

Non ho particolari preferenze, “soffro” un po’ di tutto: quadri, palazzi, sculture, ma anche ponti e strade a volte.

La maschera di Agamennone e quella di Tutankhamon, la stele di Rosetta, il grattacielo Chrysler a New York, il museo Picasso a Barcellona, le opere futuriste di Balla e il Grande Nocchiere di Thayaht sono solo alcuni esempi che mi vengono in mente.

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Samurai – Ogni promessa è debito

Dedicato a Orso Romeo e ai suoi paragoni improbabili

Concludo questa mini serie dedicata ai samurai (a meno che non mi venga qualche altra idea, mai dire mai) con questa “imitazione” (per non scrivere copia che fa più brutto) di una copertina di un numero del manga “Sasuke, il piccolo ninja”.

Nel primo post, che si è poi trasformato in tutto questo, Orso Romeo comparava i miei disegni a quelli del manga e cartone Sasuke.

Perfettamente conscio del fatto che i miei disegni non sono lontanamente paragonabili a quelli di maestri che hanno fatto la storia dell’animazione (ma si sa che Romeo è sempre troppo buono con me), ma non per questo non riuscendo a trattenermi dal pisciarmi sotto dalla felicità per tale paragone, gli ho promesso che avrei provato a disegnarlo.

I manga sono fottutamente difficili da fare (almeno per me), hanno poche linee, ma nonostante questo riescono a rendere delle espressioni.

Il risultato comunque devo dire che mi soddisfa.

Postilla per quelli che si chiederanno cosa significhino gli ideogrammi.Semplice, サスケ, Sasuke!

Giusto per completare l’opera vi includo anche il link alla sigla, che ovviamente ho canticchiato tutto il tempo disegnando!

Samurai – Itto Ogami

Dedicato a Mela, a Lisa e a tutti quelli che condividono alcune mie passioni.

Appena qualche giorno fa ho pubblicato un post su un samurai.

Nei commenti Mela mi ha ricordato di una serie che guardavo da bambino.

Pensavo di essere uno dei pochi che la ricordasse, ma a volte tendo a dimenticare che qui su WP si incontrano persone straordinarie. Al Club si è poi unita anche Lisa, del cui Dojo ho avuto l’onere più volte di fare parte e magari qualcun’altro si paleserà.

La serie narrava le gesta di un samurai senza padrone, un rōnin, chiamato Itto Ogami, interpretato da Kinnosuke Yorozuya, che aveva le espressioni più “giapponesi” che si possano immaginare.

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Bushidō

Qualche tempo fa, dopo aver provato a colorare un disegno ispirato a Yuji Moriguchi, assieme a Ysingrinus e a Zeus si discuteva sul cercare di disegnare qualcosa in stile Giapponese classico.

I dipinti di quel genere sono per me meravigliosi, caratterizzati da colori tenui, volti allungati e pose di solito innaturali, ma non di meno, armoniose. Corpi e mani rugose, che ricordano la forma aggrovigliata di alcuni bonsai.

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Yuji Moriguchi

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Il disegno è nato dalle suggestioni delle tavole di Yuji Moriguchi più volte usate da m3mango nei suoi post.

Dopo averlo creato a matita l’ho mostrato al mio maestro di disegno Ysingrinus.

Ancora una volta ha provato a farmi alzare l’asticella dei miei evidenti limiti tecnici, proponendomi di provare a colorarlo.

Ho accettato la cosa solo a patto che ci provasse anche lui.

Armato di mouse e Photoshop ho iniziato a cimentarmi in questa nuova faraonica sfida. L’idea di fondo da cui sono partito era di applicare il colore solo in parte, lasciando delle evidenti parti a matita, in modo che il disegno originale risultasse ancora visibile e vivo sullo sfondo.

Questo è quanto alla fine sono riuscito a realizzare.

L’unicorno

Dedicato al cortese Mortellaro a Akira Yoshizawa e a un’antica arte.

Le era seduta di fronte e lo guardava, ma sapeva che in quel momento, per lui, non esisteva. Conosceva i suoi movimenti lenti e attenti, quello sguardo che pareva rapito, il respiro profondo. In quegli istanti stava creando un proprio mondo e ne era risucchiato all’interno, assorbito. Lei aveva imparato a rispettare questi suoi spazi, sapeva che per lui erano un modo per ritrovare la pace dopo le giornate più impegnative e aveva imparato a goderne.

Lo sguardo assorto, rapito dall’estasi. Riconosceva quello sguardo, lo aveva anche quando facevano l’amore, quando davanti al grande specchio della camera da letto lui la possedeva. E lei adorava osservare nello specchio i loro corpi intrecciati, uniti, fusi e vedere nello sguardo di lui quando stava per venire. Quello sguardo la eccitava.

Il respiro di lui si faceva più profondo man mano che procedeva nella sua creazione. Ad ogni passaggio, ad ogni movimento emetteva un sospiro, un mugolio. Lei lo sentiva respirare e poco alla volta i loro respiri prendevano lo stesso ritmo, diventavano un solo fiato.

Osservava i gesti delle sue mani. Con precisione che pareva di un orafo il suo lavoro prendeva forma. Adorava guardare le sue mani. Le dita lunghe e affusolate, le unghie curate, parevano mani femminili. Le pensava mentre la accarezzavano, mentre scorrevano sul suo corpo, mentre la toccavano e la facevano impazzire. Ne fece scivolare lenta una tra le sue gambe immaginando fosse la mano di lui e chiuse gli occhi.

Dopo l’ultima piega lui depose il delicato unicorno di carta che aveva creato sul tavolo e alzò lo sguardo verso di lei, nel medesimo istante, con un ultimo gemito, lei riaprì li riaprì. Si fissarono e si sorrisero.

Il drago, dalla pelle rosso fuoco, mostrava tutta la sua potenza. Le fauci spalancate, le ali pronte a spiccare il volo.

Solo, esile ed elegante il cigno lo fronteggiava. Di un colore bianco immacolato protendeva il suo lungo collo, come a sfidare la bestia.

Le carpe, dolci e placide parevano osservare la scena senza che nulla potesse turbare la loro quiete.

In alto l’unicorno dominava i sogni di tutti.