Scogliera

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Raramente mi ricordo i miei sogni. A volte ne riesco a rammentare qualche frammento appena sveglio che mi sfugge immediatamente.
Questo lo ricordo, lo voglio scrivere prima che svanisca.

Il mare è di un blu, intenso e profondo, screziato dal bianco delle increspature delle onde.

La spuma bianca sbatte fragorosa contro il nero lucido della scogliera, l’acqua si insinua tra le rocce, come le mani tra i cuscini e tra le coperte.

Ti avverto, ti sento anche se non ti vedo. Risali lungo la parete di roccia, piccoli anfratti, spinose piante di cardo che testarde si ostinano a vivere nonostante tutto aggrappate alle rocce.

Pare un sentiero, a mezza costa, ma sono solo piccoli anfratti, la parete si fa nuovamente verticale. Salgo, ti sento, voglio afferrarti ed aiutarti a salire fino al piano.

In cima un’impervia mulattiera, grandi rocce dissestate, ciottoli scomposti e terra. Vedo i passi, procedi a fatica sui tuoi alti tacchi a spillo.

Vedo le tue caviglie piegarsi in modo innaturale. So che sto provando a sorreggerti per le spalle pur vedendo solo i tuoi piedi.

Man mano la strada si fa più liscia, cammini più veloce, più sicura.

Continuo a vedere solo le scarpe, le caviglie, ma sono certo che siano le tue.

La strada ora è di bianche lastre di marmo.

Corri veloce, senza peso. Grazia infinita sui tuoi tacchi alti. Mi distanzi.

Corro e mi affanno, ma non riesco a raggiungerti.

Il ricordo del sogno se ne è andato. Non sono riuscito a scrivere tutto, so che ho perso dei pezzi, delle immagini. Svanite come te alla fine del sogno, elegante e sinuosa sui tuoi tacchi a spillo.

Ciottoli

corre

Cammino sulla spiaggia a piedi nudi, le onde mi lambiscono le caviglie. Osservo i piccoli ciottoli colorati del bagnasciuga. Alcuni solleticano, pungono, talvolta fanno male. So cosa sto cercando, ho uno sguardo allenato, lo facevo da bambino, lo faccio ancora.

Una pietra piatta, tonda, levigata. La raccolgo e la giro tra le mani, la accarezzo, la soppeso. Osservo le onde, la loro cadenza, il loro rumore, sento il loro profumo. Una si è appena infranta, inizia a ritirarsi lasciando solo morbida spuma bianca. La furia che diventa una carezza. Un’altra si forma più lontana, la posso vedere, so che arriverà, che si infrangerà con impeto, ma c’è ancora tempo. Il mare è piatto, liscio in quei pochi istanti sospesi.

Un rapido movimento del polso e scaglio la pietra lontano. Ruota veloce, tocca la superficie dell’acqua, ma non si arrende, non vuole inabissarsi, rimbalza, rimbalza, rimbalza. Mi piace contare i salti che fa, come da bambino, anche se ora ho il viso più duro, quando la vedo saltare sorrido.

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Nesea

mare

Lui e il mare erano sempre stati una cosa sola. Inspirò profondamente fino a che la salsedine non gli penetrò nei polmoni. Il suo respiro era un tutt’uno con quello del mare, il suo petto si muoveva ritmico assieme alle onde mentre il sole tramontava in un rosso di sangue e di passione. Sapeva che stanotte lei sarebbe venuta da lui.

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