La dea – in collaborazione con Kinkynora

Le collaborazioni sono sempre molto piacevoli e se a scrivere è Kinkynora, che ringrazio, il risultato è assicurato. Dopo il suo racconto per Gola di velluto abbiamo deciso di riprovarci. Questo è il risultato, frutto della sua capacità narrativa e di un mio disegno.

Apre gli occhi e si ritrova in un ambiente sconosciuto, oscuro, sente gli arti legati, prova a muoversi ma non riesce. Riprende coscienza di sé lentamente e capisce di essere legata ad un letto, un bavaglio le chiude la bocca, solleva appena la testa per controllare il suo corpo e si intravede completamente nuda, ai polsi e alle caviglie delle corde che la trattengono agli angoli del letto. Si guarda intorno, sopra di lei un lussuoso baldacchino adornato di pesanti drappi color porpora trattenuti da nastri neri di raso. La stanza è in penombra, solo una piccola lampada illumina l’ambiente, le finestre sono oscurate da lunghe tende. La stanza è vuota, anonima, forse una stanza d’albergo ma non ha memoria di come ci sia arrivata e chi l’abbia legata al letto.

La donna in silenzio le porge un corsetto di pizzo nero. si alza dal letto e le va incontro, lo prende tra le mani e in un attimo lo ha già sul suo corpo. Le stringe la vita, si sente a disagio in quel pizzo, il corpo della donna davanti a sé è molto più sinuoso ed elegante, piacevole alla vista avvolta in una morbida vestaglia dai motivi orientali, lunghi spacchi sui fianchi mostrano le sue gambe candide, lunghe e affusolate, impreziosite da autoreggenti scure, deve essere una Dea. Le loro immagini riflesse nello specchio. Il confronto con quel fisico statuario la intimorisce, non ha il coraggio di guardarla in volto. La donna sbatte nervosamente il frustino sul palmo della mano opposta. Lei sente il suo sguardo addosso, si sente studiata, misurata, analizzata. Il disagio è insopportabile. Si volta di schiena e nasconde il volto fra le mani.

Carponi sul letto, pronta a ricevere la sua punizione. Davanti ai suoi occhi un uomo dal viso deforme la fissa e ride, può vedere solo il suo volto dall’altro lato del letto, ride sguaiato e la sua risata fa crescere in lei un moto di sdegno, di disprezzo profondo. Sente scivolare sulla pelle nuda il frustino, freddo e liscio. Scivola piano sulla sua schiena, segue la linea curva dei glutei esposti, si infila nella piega fra le natiche e indugia sul suo sesso. Il contatto con l’oggetto si perde per un attimo, il colpo arriva netto, feroce e inaspettato. Il suo corpo si irrigidisce, il dolore arriva veloce al cervello come un lampo, si espande caldo e violento, quasi liquido fra le sue gambe. Trattiene a malapena un gemito. Seguono altri colpi, veloci e ravvicinati, violenti e imperterriti a colpire sempre la stessa parte. Le lacrime scivolano senza controllo sul suo viso, i singhiozzi echeggiano nella stanza.

Inginocchiata sul letto osserva la Dea avvicinarsi. Le parla ma le sue labbra non si muovono, sente la sua voce soave scioglierle qualcosa dentro. Ti toglierò tutta la tua libertà, tutta. La guarda in viso, un viso dolce e materno, solo gli occhiali la rendono più austera. La sua voce è miele che scivola vischioso e si attacca alle pareti del suo animo. Richiedo disciplina. Occorre tempo. Occorre che io ti entri dentro. La Dea arriva alle sue spalle, il frustino ora è solo una lieve carezza sul suo petto, la cinge, la protegge. Lei si abbandona alla sua Dea, chiude gli occhi e si lascia andare.

Il buio.

Il vuoto.

Si sente cadere nel vuoto.

Atterra pesantemente. Riapre gli occhi di scatto. Nel suo letto, nella sua stanza. Il sole entra prepotente dalle fessure delle persiane. Una mano fra le gambe, dentro le mutandine, dentro di lei due dita strette nella sua calda umidità, strette ancora fra gli ultimi spasmi del piacere.

Intercity notte – Gola di velluto #14

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Una blogger, che preferisce rimanere anonima, mi ha inviato questa sua storia / fantasia.  Mio il tentativo di illustrarla con un disegno ispiratomi dalla lettura.


Salendo sull’Intercity notte per Torino non avrei immaginato che mi sarei trovata alle due del mattino chiusa in uno scompartimento con le gambe aperte, gli slip abbandonati alle caviglie e due dita di donna, non mie, tra le gambe, infilate completamente nella figa, bagnata e gonfia e calda da ustione e aperta dalla voglia di accogliere ben altre dimensioni, mentre una bocca, stessa proprietaria delle dita, mi copriva, succhiandolo, il capezzolo liberato in fretta dal reggiseno abbassato.

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La Festa – Gola di velluto #13

Una blogger, che preferisce rimanere anonima, mi ha inviato tempo fa questa sua storia / fantasia. 


Si trattava di una cena? Non ricordo. Mi dicesti che era una specie di festa e che avevi organizzato tutto tu.

Ti eri vestito parecchio elegante per i tuoi canoni: giacca, cravatta, calze blu lunghe fino al ginocchio, scarpe inglesi. Chi si stava festeggiando? Io che di solito lavoro dietro le quinte e mi prodigo ad organizzare eventi, mi ritrovo ad un party senza sapere che pesci pigliare? A chi facciamo la festa?

Mi dicesti col tuo fare non curante, togliti i vestiti, non ne hai bisogno, ti basti un intimo striminzito, un leggero trucco e il collare.

Ero eccitata. Sapere di essere alla tua mercè mi faceva morire.

Arrivavano gli ospiti. Uomini, donne. Alcuni eleganti, altri anche in jeans. L’aria di festa si respirava nell’aria, percepivo l’allegria, la spensieratezza. Anche la malizia.

Non era così umiliante scorrazzare dietro di te, mezza nuda. Mi guardavano, sì, ma io ero con te, cosa potevo desiderare di più? Ero il tuo giocattolo, da portare in giro, mostrare quasi indifesa. L’unica cosa che davvero mi premeva era dimostrare a tutti che ero una schiava ubbidiente, consapevole della grande fortuna di essere legata a te da un laccio di pelle. Alla fine ero io che ti avevo scelto, che ti avevo corteggiato. Quante ore dedicate a te nella speranza, sempre traballante, di pensarti mio. Che sciocca! Ma a volte ci si auto convince anche dei fatti più assurdi.

E poi tu ti accomodi sulla poltrona e mi ordini di accucciarmi accanto te. Sono disciplinata, mansueta e soprattutto calma. Seguo con gli occhi il tuo sguardo e senza parole so già cosa pensi, cosa inscena la tua mente, cosa desideri.

Ti metti a chiacchierare del più e del meno con gli altri ospiti, sprofondato in questo finto pellame, mente mi appoggi la mano sul capo. La scena la conosco: mi avvicino inarcando la schiena e con somma lentezza accompagno la zip verso il basso. In pochi secondi mi balza in bocca. Lo annuso, lo lecco, lo adoro. Mi occupo di lui mentre tu racconti chissà che aneddoto. Sembra divertente, tutti ridono. Quello che sembra la scena più assurda del mondo è la nostra normalità. Un gioco di ruoli in cui sono perfettamente a mio agio.

E tu parli, parli ed io ti accompagno all’orgasmo. Ma la vera festa non è ancora iniziata.


Se volete mandarmi la vostra storia o la vostra fantasia vi ricordo che potete farlo scrivendomi una mail a alidivellutoblu@yahoo.it o, in modo assolutamente anonimo, tramite questo form.

Buon anniversario – Gola di velluto #10

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Una blogger o un blogger mi ha inviato tramite il form questa sua storia / fantasia.


Sto preparando la cena per il nostro anniversario, qualcosa di veloce e stuzzicante prima di andare al cinema. È passato tanto tempo dall’ultima volta che abbiamo fatto qualcosa insieme, sei sempre in viaggio o perso in riunioni ed è diventato difficile riuscire a vederci. Per questo abbiamo pianificato la serata con largo anticipo.

Sento sbattere la porta d’ingresso, ti arrivo alle spalle, mi appoggio alla tua schiena, infilo le mani dentro i pantaloni e ti accarezzo. Sei al telefono, mi fai un gesto brusco di rifiuto e continui a parlare.

Torno in cucina con un sospiro di delusione e dopo poco arrivi, spettinato, la cravatta allentata sul collo della camicia stazzonata, uno sguardo perplesso negli occhi che diventa un lampo di contrizione quando ti ricordi del nostro impegno.

Inizi a balbettare una serie di scuse su di una conference call, che ti terrà impegnato per buona parte della serata con un interlocutore oltreoceano.

Deglutisco con calma, spengo il fuoco sotto la pentola, slaccio il grembiule e lo piego con cura appoggiandolo sulla sedia.

Mi piazzo davanti a te, sollevo le mani dietro la schiena per tirare giù la lampo del vestito che scivola in un mucchietto fluido ai miei piedi. Slaccio il reggiseno, lo lascio cadere a terra, poi sfilo il perizoma di pizzo, lo piego a triangolo e te lo infilo nel taschino della giacca.

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Olive taggiasche – Gola di velluto #5

Lemniar mi ha inviato questa sua bellissima storia / fantasia, quasi a voler completare questo suo post.

Suo cugino mi manda a cercare delle olive taggiasche nella dispensa che non ho idea di dove sia. Ho i nervi a fior di pelle perché mi ha portata a casa dei suoi cugini e io non conosco bene nessuno.

Abbiamo discusso tanto durante tutta la settimana senza mai riuscire a scaricare la tensione. Ho poi l’idea fissa che Lui legga il mio quaderno, ma non ho le prove e questo non fa che accrescere la mia agitazione.

La dispensa è appena oltre la porta d’ingresso.
La luce con cui mi metto a cercare è quella che proviene dal resto della casa, alzo le mani per prendere il vaso di vetro e una mano, la sua, mi spinge a fare un passo in avanti verso lo scaffale.

La porta si chiude.

Buio.

Sento il suo profumo, provo a girarmi abbassando le braccia, ma le sue mani risalgono verso i miei gomiti, mi fa appendere al bordo di un ripiano, le labbra raggiungono il mio collo.

Rimango razionale solo per pochi secondi, il tempo che ci vuole per inumidirmi il collo e il sesso e poi smetto di pensare.

Mi piace quando non si rade.

Sbottona la camicia solo fino a sotto il seno e abbassa il pizzo del reggiseno per pizzicarmi i capezzoli mentre continua ad arrossarmi il collo con la barba. Mi dice di non fiatare e che sarà solo il primo round, ma io aspetto solo che mi sbottoni i pantaloni e che con la mano mi entri nelle mutande. E lo fa, e anche se le dita sono fredde, gliele scaldo in fretta e inarcando la schiena aspetto che mi accarezzi, che muova le dita come sa: in su, in giù, in circolo e che si faccia strada dentro di me.

Mi accorgo di aspettare da una settimana questo momento e questo piacere che arriva rapido io, non sono in grado di soffocarlo.

La sua mano si allontana da me, mi giro, ci baciamo mentre io abbottono i pantaloni e lui sistema reggiseno e camicia. Lui apre la porta e la luce che entra gli fa dire sorridendo che sono spettinata.

Le olive dalla dispensa le porta via Lui.

Se volete mandarmi la vostra storia o la vostra fantasia vi ricordo che potete farlo scrivendomi una mail a alidivellutoblu@yahoo.it o, in modo assolutamente anonimo, tramite questo form.

Ti chiedo di godere – in collaborazione con Nyno

Masturbazione

Ancora una volta Nyno mi regala un suo scritto. Grazie.

Non ho compreso il motivo, non ho bisogno di andare a cercare logiche che poi alla fine mi danno noia, sono strano e ho sempre bisogno, bisogno di te.
Ti fai trovare nuda a letto, con le gambe aperte. Sei bella, sei bellissima, sei una delle più belle, sei la mia puttana. Prima di avvicinarmi a te, sposto la tenda che da noia alla finestra, non si riesce ad aprire completamente.

Due candele sopra al comodino, si vogliono spegnere, ma aspettano, l’orgasmo piace a tutti. Ti ho portato un regalo, lo scarto dalla scatola e lo tiro fuori.

Ti ho comprato un vibratore.

Lo tieni in mano, lo metti in funzione, vibra. Vicino al tuo letto, hai messo una sedia, come ti ho chiesto, sono esigente, su certe cose, non transigo. Voglio che tu cominci questo spettacolo. Delicatamente lo posi sul clitoride e cominci a stimolarlo.

Il tuo viso cambia espressione, tu cambi mondo, cambi situazione. Parlo a voce bassa e, ti eccita, ti ho chiesto se, quello che adesso ti sta penetrando è il mio pene e tu mi hai detto di no, mi hai detto che di quel tipo che tutte le vote che ti guarda ti fa bagnare, ti fa eccitare come una porca.

Te lo vorresti scopare, lo vorresti dentro di te, dentro la tua vagina calda e consumata. Ti chiedo di quanti peni hai bisogno, quanti ne vuoi. Sorridendo e guardandomi mi dici che quattro possono bastare e finisci la frase dicendo che io sono il tuo cornuto.

Il mio sesso è duro, mi piacerebbe vederti mentre ti fai penetrare la bocca, da ogni spettatore, da ogni perverso attore, da ogni perversa compulsione che adesso mi fa battere forte il cuore.

Godi, ogni volta che ti parlo di altri uomini, tu godi, godi senza limite. Ti chiedo di godere per me, ti chiedo di mettere l’oggetto dentro l’ano e con l’altra mano di accarezzarti il clitoride.

Lo fai subito, penetri il tuo ano, lo penetri con fermezza, lo penetri chiudendo gli occhi e, spingendo sempre di più, lo muovi lentamente come se fosse un pene dotato. Ad un certo punto, non ti sento più respirare, ti vedo tremare, ti vedo stringere le gambe, poi, ti sento ritornare, ti sento respirare forte, ti sento stringere il tuo seno, io ti guardo, io sorrido e, ti dico che sei brava, sei stata bravissima.

Ti bacio e mi ringrazi, mi ringrazi di esistere, mi ami, mi desideri, adori anche la parte più sporca di me. Chiudi le gambe.

Chiudo la finestra, spengo le candele, mi spoglio, stringo il tuo corpo caldo, stringo il tuo corpo eccitato. La mia puttana è stata bravissima.

Leccatevi – in collaborazione con Nyno

Quando ho inviato questo disegno a Nyno avevo immaginato una situazione completamente diversa da quanto lui  ha scritto. Ma qui risiede il fascino dei disegni e delle collaborazioni. Ognuno ci “vede” quello che vuole, che desidera e in base a ciò lo interpreta.

Ti immobilizzo su una sedia, ho aperto la porta prima, mi guardi, ti ci porto a morire con me, te l’ho promesso.

Sorridi, ma non sai cosa ti ho preparato.

Faccio entrare un’altra donna, tu non la conosci. Si presenta, vestita bene, elegante, piena di profumi vari, ti guarda e sorride.

Tu non capisci cosa sta per accadere. Con il nastro adesivo ti chiudo la bocca. Lei si avvicina a me, comincio a spogliarla, lentamente.

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Ci stiamo scopando la vita – in collaborazione con Nyno

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Altro appuntamento con la collaborazione tra Nyno e me. Sono stato io a creare il disegno leggendo le parole del racconto di Nyno. 

Al buio, io e te, regaliamo cibo ai nostri corpi usati e rovinati.

La stanza è piccola e dentro ci si può trovare, un letto, una scrivania e l’armadio. Dipendo dai tuoi respiri caldi che trovano sempre spazio dentro le mie masturbazioni notturne. Finiamo a letto, io sotto e tu sopra, stai sopra di me.

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Cena per due

Dedicato a te.

Ci prepariamo per uscire, ho prenotato il nostro ristorante preferito, il menù scritto a mano con i pennelli e le nostre scelte di piatti che in realtà non cambiano mai, perché tu non sai rinunciare al salmone marinato e io all’unagi.

Esco dalla doccia, il vestito gessato grigio mi attende sul letto, so cosa ti piace che indossi e io amo renderti felice. Ti sento in bagno, mentre ti prepari. La porta chiusa.

Non entrerò, ascolto i rumori, cerco di interpretarli. Questo è il rossetto, appoggiato sul vassoio di vetro, accanto allo specchio. Un rumore più tenue, il rimmel forse o quello smalto rosso scuro che adoro. Sento il rumore dei cassetti, dove tieni l’intimo, so che stai scegliendo che cosa indossare. Aspettarti, immaginarti è come una piccola piacevole tortura, un rituale che ti piace compiere. Sento il rumore dei tacchi sul pavimento di marmo del bagno. La porta si apre ed entri in stanza.

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Scambio di figurine

Tumblr è diventato l’evoluzione dello scambio di figurine che tutti abbiamo fatto da piccoli.

Celo, celo, manca.

Le figu si sono un po’ evolute. E così, in buona tradizione #zozzolercia, M3mango oggi mi ha mandato una figu molto interessante vista la mia palesata passione per Catwoman.

Non ho potuto trattenermi dal rebloggarla su Tumblr e disegnarla qui.

Grazie m3mango!