EmozionalMente 8. A Molly e Lisa. Malinconia.

Continua la collaborazione con Lisa Molly . Malinconia.


Ci sono cose talmente belle da togliere il fiato. Ci sono momenti talmente intensi da essere perfetti.
In quei momenti siamo in armonia. Viviamo in una bolla… sospesi.

Ma sappiamo che la bellezza è fragile, delicata. Basta nulla per spezzare questo incanto. Per quanto ci è possibile ne godiamo, la preserviamo e ci muoviamo cauti per non rovinarla.

Mono no aware, così la chiamano i giapponesi. Una forte partecipazione emotiva nei confronti della bellezza della natura e della vita umana, con una conseguente sensazione di malinconia legata al suo incessante mutamento e alla sua fine.

Un concetto complesso e delicato.

La sakura ne è la rappresentazione più nota. La struggente bellezza dei fiori di ciliegio e la consapevolezza che basterà un soffio di vento per portarli via.

Questa è la mia malinconia, sulle dolci note di uno shakuhachi.

EmozionalMente 6. A Molly e Lisa. Appagamento.

Continua la collaborazione con Lisa Molly . Appagamento.


Una delle migliori scopate della mia vita.

Sentivo l’acqua, sentivo la risacca che andava e veniva.

Era come se stessi venendo con tutto l’oceano.

E venivo, venivo, non finiva mai. Alle fine rotolai giù.

«Oh Gesù Cristo», dissi «Oh, Gesù Cristo».

Non so come mai Gesù Cristo finisse sempre col mischiarsi a faccende del genere.

(Charles Bukowski)

Omaggio a Cecilia Gattullo

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Ci sono delle persone eccezionali, che pur vedendole solo per un paio di volte, ti trasmettono tanto, per la loro umanità e la loro arte.

Una di queste è Cecilia Gattullo.

E poi ci sono io, e i miei disegni, che una volta tanto ho l’onore di vedere a fianco di un lavoro di un artista vera.

Non potrò mai fare concorrenza a Romeo e alle sue foto ai calzini, ma vi assicuro che la soddisfazione è grande.

Grazie Cecilia.

 

Quel biglietto di andata e ritorno offerto da Ciajkovskij – In collaborazione con Orso Romeo

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Tanto tempo fa inviai a Orso Romeo il disegno di una ballerina. Lui ci creò attorno un post meraviglioso. Provando a sperimentare con la matita sanguigna ne è venuta fuori un’altra ballerina. Potevo non mandarla nuovamente a lui? Questa volta ne è uscito un racconto dalla bellezza struggente che mi ha commosso. Grazie Romeo, davvero!


Sono arrivato.

Forse questa è l’occasione giusta. È la prima volta, da quel maledetto giorno, che riesco a giungere fino alla stazione.

Oggi forse posso finalmente partire anch’io per il mio viaggio.

Corro. Prima che sia troppo tardi. Sento il cuore esplodere nel mio petto. Mi sembra di vedere la camicia andare avanti e indietro, che segue il tempo indispettito del mio battito cardiaco. Sento della musica. Cerco il binario. Quel treno che mi porti via da questa città, da queste buche nell’asfalto, dalla puzza di questi medicinali, da questi cassonetti stracolmi d’immondizia, da questa mia immobilità. Poi mi fermo di colpo. Guardo a un tratto una lunga fila di formiche che hanno fiutato l’odore di gocce di sciroppo d’acero tracimate dal sandwich di un bambino obeso e capriccioso e accanto una ballerina che cammina sulle punte dei piedi, con delle scarpette sporche, e con il dito m’invita a salire sul treno.

Il treno è pieno, ma da alcuni finestrini scorgo dei posti liberi. Mentre sto per salire la musica finisce e una voce improvvisamente spezza l’incantesimo.

“Allora ti è piaciuto? Secondo me sì. Ciajkovskij è meraviglioso. Domani ti porto qualcos’altro. Ok?”

È la voce di Laura. Sento le sue labbra poggiarsi sulla mia guancia.

Sono tornato. Non sono riuscito a partire nemmeno questa volta. Sono amareggiato, ma lei non lo sa. Mia moglie è l’unica che si ostina a crederci. Viene qui ogni giorno a farmi ascoltare della musica, a parlarmi della vita, dei nostri figli, degli amici. È l’unica a essere convinta che le cose cambieranno, che io ritornerò quello di prima, che ritornerò in ufficio, come prima che mi accartocciassi come un foglio di carta stagnola in quell’incidente stradale. Nessuno sa se sento le loro voci, se provo delle emozioni, se ho dei pensieri, se sono in grado di sognare, se soffro o se sono felice, se la mente ha il tasto on o off. Non lo sa il primario, che legge la mia cartella clinica con lo stesso scetticismo di uno scienziato che legge l’oroscopo. Non lo sanno nemmeno le infermiere che lavano la mia intimità, il mio cazzo moscio, prosciugato di sperma, il mio corpo inerte, pieno di piaghe, che puzza di frutta andata a male. Nemmeno loro ci credono. Solo Laura ci crede. Lei continua a farmi ascoltare la musica.

Il cielo è terso. Nell’aria aleggia un odore di albicocche fresche. Mi manca quel sapore. Il mio sguardo è rivolto alla finestra. Immobile, come il mio corpo. Aspetto il mio domani. Aspetto Laura che tornerà a raccontarmi del mondo che gira, dei panni stinti nella lavatrice, della polvere sui mobili, dei piccioni che cagano sul balcone, dei bambini che non vogliono andare a scuola, delle sue ricerche di una cura su google, della vita che malgrado tutto va avanti, mentre io qui sono fermo, che aspetto la ballerina, che mi indichi la via, sulle note sparse del pentagramma di un altro compositore che vorrà offrirmi quel viaggio che sogno, con un biglietto di sola andata.

∞ – Il collaborazione con Orso Romeo

Si dice che l’orso perda il pelo ma non il vizio. E così Orso Romeo ed io abbiamo ritrovato il piacere di collaborare. Il tutto nasce da un mio disegno un po’ matto che è servito da spunto per queste sue meravigliose righe. Un immenso grazie Romeo!

Le gambe che con fatica trascina. La malattia che ha consumato lentamente le sue ossa. La danza finita per sempre, oramai una vecchia foto, non un jpg, ma una polaroid datata. Un anno ancora, diagnosticato dai medici. È questione di un attimo. Sulla terrazza delle lenzuola stese. E salta, come se stesse ballando sulle note di Ciajkovskij, con l’eleganza di un cigno. E mentre precipita vede qualcosa attraverso le finestre.

Ottavo piano. Il suo primo orgasmo, raggiunto da sola, violando quel buco.
Settimo piano. Il primo viaggio all’estero, in Irlanda, con tutti i suoi compagni di liceo.
Sesto piano. I genitori che le sorridono.
Quinto piano. Il suo diploma con il massimo dei voti all’Accademia Nazionale di Danza.
Quarto piano. Una stanza vuota. Il figlio che non è mai arrivato.
Terzo piano. La prima volta, deludente, per come si è consumata e perché non era l’uomo giusto.
Secondo piano. Il primo applauso, per il suo ruolo da protagonista, al Teatro La Scala.
Primo piano. L’amore di Luca, per vent’anni al suo fianco.

E poi tutto nero. È bastato un attimo per dimenticarsi ogni cosa e quando il corpo arriva a terra, le ossa si frantumano e dalla sua bocca esce uno strillo. E guarda quel corpo disteso a terra, che fatica a ricordare. E comincia a volare, sempre più su.

Primo piano. Alla ricerca del nido da costruire.
Secondo piano. Le trappole evitate di chi pretendeva di chiuderla in uno zoo.
Terzo piano. Quella deliziosa lepre da mangiare, dopo giorni di digiuno.
Quarto piano. La vista acutissima, sempre in allerta per avvistare pericoli.
Quinto piano. Lei e il suo maschio, fedeli per la vita, in cerca di un habitat accogliente.
Sesto piano. I proiettili evitati, per non finire imbalsamata in un museo.
Settimo piano. Il dolore nel depositare le uova.
Ottavo piano. La felicità nel vederle schiudersi alla vita.

E poi un volo maestoso verso il blu.

Non lo ero – Gola di velluto #9

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Un blogger, che preferisce rimanere anonimo, mi ha inviato questa sua storia / fantasia.


Non ero ubriaco.

No, affatto.

Qualche bicchiere di vino, sì. Poco da mangiare, sì. Ma non lo ero. Nemmeno un po’. Un mese appena, di conoscenza. Colleghi di lavoro, in qualche modo, non direttamente ma insomma, si può dire colleghi.

Poi, una sera a vedere una partita a casa sua. Finita male, peraltro, per noi. Sul divano, in una calda serata. Un vino, sì. Fresco, buono, andava giù. E poi? Poi non so, poi ci vediamo qualche foto? Va bene, con il portatile sulle gambe, foto di vacanze, per farmi capire com’è bello quel posto di mare, foto di amici, di amiche. Poi foto di un’amica, sua. La sua amica, la sua compagna. Si incazzerebbe se sapesse che me le fai vedere? Forse sì, forse no. Io comunque non glielo dico. Che ne pensi? Che ne penso? È bellissima. Continua. Ti piace? Sì. Vuoi un altro bicchiere? Sì. E poi, altre foto. Sue. Al mare. Chi le ha fatte queste? Lei, ci piace fotografarci. Ti dà fastidio se vado avanti a mostrartele? No, affatto. Non so se a lei darebbe fastidio. Allora facciamo che non ti faccio più vedere lei. Va bene. Va bene. Non farmi vedere lei. Cosa mi fai vedere? Mi fa vedere lui. Di schiena allo specchio. Nudo. Le spalle. Nude. Il petto, nudo. Che dici? Che devo dire, niente, guardo. Ma non aggiungo che mi piace guardare, che mi piace, sì. Non sono ubriaco. Per niente. Sono solo eccitato. Nudo, di fronte. Sorridente, con il cazzo di fuori. Non duro. No. Nudo. Se ti dà fastidio non vado avanti, dice. Vai avanti, non mi dà fastidio.

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La via del drago (in collaborazione con La Mela sBacata)

A volte si incontrano della persone speciali delle quali leggere i post è sempre un piacere. Per come scrivono, per quello che sanno trasmettere e donarci. Mela è forse forse il miglior esempio di tutto ciò. Da qui nasce da parte mia la voglia di questa collaborazione… e lei ha saputo ancora una volta stupirmi facendomi un regalo davvero speciale, questa sua storia. Il mio unico contributo è stato quello di provare a disegnare le atmosfere che ha creato. Grazie per questo bellissimo dono.

Finì di agganciare il reggicalze e voltò la testa verso il grande specchio a parete, per controllare che la riga delle calze di seta nera fosse diritta.

Con un sussulto di dolore palpò il contorno dell’occhio, tanto bluastro che neppure il trucco pesante riusciva a celarlo completamente.
Quella sera avrebbe dovuto indossare il cappellino con la veletta, per poter cantare al jazz club e intrattenere i coraggiosi marines in partenza per l’Europa.

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No questo non è YSI! – Ricaduta di un drogato

Dedicato a Mattia de Padova, i cui disegni mi piacciono davvero molto. Se non lo conoscete, seguitelo!

Draghi… ancora draghi? E basta! Adesso inizierai di nuovo con i racconti fantasy (1, 2, 3)? No ti prego, direte voi. Ma non puoi ricominciare a scrivere cose zozze come all’inizio? Mi sa che avete pure ragione, ma in questo periodo non mi vengono. Vi rassicuro comunque, questo non è il drago Ysi, e non ricomincerò con storie fantasy.

La sua “genesi” è del tutto diversa. Purtroppo (o per fortuna a seconda dei punti di vista), un paio di giorni fa, mi sono imbattuto nel post di Mattia “Il Drago è arrivato“. Credo che l’effetto sia stato molto simile alla ricaduta in una dipendenza.

E visto che la dipendenza da fumo non mi era sufficiente sono andato a cercarmene un’altra. In fondo bevo poco e mi drogo saltuariamente, poteva andare molto peggio!

Ok, ammettiamolo, il disegno da dipendenza, a me da dipendenza. Credo che se esistesse un gruppo di disegnatori anonimi potrei tranquillamente parteciparvi.

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Nozze d’argento – in collaborazione con Orso Romeo

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Tempo fa Orso Romeo mi inviò questo meraviglioso racconto, ispirato da questo mio disegno. La sfida nasceva dal provare a scrivere qualcosa riguardo all'”altra metà del cielo”. Un periodo incasinato ha fatto si che questo testo rimanesse troppo tempo nella mia mail. E’ tempo di donarlo a voi come lui l’ha donato a me. Un immenso grazie a Romeo!

Avevano venticinque anni quando hanno deciso di sposarsi. Lei stava terminando l’università, lui aveva appena trovato un lavoro. Non c’era nessun figlio in arrivo, era la passione che decideva. Avrebbero potuto fare un update al kamasutra, erano come il cubo di Rubik, capaci di scombinare i propri colori, senza avere la minima idea di come rimetterli a posto, ma in un battito di ciglia i colori tornavano in ordine sulle sei facce del cubo.

Se i contrari si escludono a vicenda, gli opposti invece si generano e si rigenerano, e loro erano così, avevano bisogno l’uno dell’altro per esistere. Se le narici e le sue orecchie avessero avuto l’apertura della sua vagina, lei avrebbe permesso al suo cazzo di penetrare anche quegli orifizi. E in quelle scopate, sette giorni su sette, capivano che insieme erano una cosa sola.

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