Scogliera

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Raramente mi ricordo i miei sogni. A volte ne riesco a rammentare qualche frammento appena sveglio che mi sfugge immediatamente.
Questo lo ricordo, lo voglio scrivere prima che svanisca.

Il mare è di un blu, intenso e profondo, screziato dal bianco delle increspature delle onde.

La spuma bianca sbatte fragorosa contro il nero lucido della scogliera, l’acqua si insinua tra le rocce, come le mani tra i cuscini e tra le coperte.

Ti avverto, ti sento anche se non ti vedo. Risali lungo la parete di roccia, piccoli anfratti, spinose piante di cardo che testarde si ostinano a vivere nonostante tutto aggrappate alle rocce.

Pare un sentiero, a mezza costa, ma sono solo piccoli anfratti, la parete si fa nuovamente verticale. Salgo, ti sento, voglio afferrarti ed aiutarti a salire fino al piano.

In cima un’impervia mulattiera, grandi rocce dissestate, ciottoli scomposti e terra. Vedo i passi, procedi a fatica sui tuoi alti tacchi a spillo.

Vedo le tue caviglie piegarsi in modo innaturale. So che sto provando a sorreggerti per le spalle pur vedendo solo i tuoi piedi.

Man mano la strada si fa più liscia, cammini più veloce, più sicura.

Continuo a vedere solo le scarpe, le caviglie, ma sono certo che siano le tue.

La strada ora è di bianche lastre di marmo.

Corri veloce, senza peso. Grazia infinita sui tuoi tacchi alti. Mi distanzi.

Corro e mi affanno, ma non riesco a raggiungerti.

Il ricordo del sogno se ne è andato. Non sono riuscito a scrivere tutto, so che ho perso dei pezzi, delle immagini. Svanite come te alla fine del sogno, elegante e sinuosa sui tuoi tacchi a spillo.

Quel biglietto di andata e ritorno offerto da Ciajkovskij – In collaborazione con Orso Romeo

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Tanto tempo fa inviai a Orso Romeo il disegno di una ballerina. Lui ci creò attorno un post meraviglioso. Provando a sperimentare con la matita sanguigna ne è venuta fuori un’altra ballerina. Potevo non mandarla nuovamente a lui? Questa volta ne è uscito un racconto dalla bellezza struggente che mi ha commosso. Grazie Romeo, davvero!


Sono arrivato.

Forse questa è l’occasione giusta. È la prima volta, da quel maledetto giorno, che riesco a giungere fino alla stazione.

Oggi forse posso finalmente partire anch’io per il mio viaggio.

Corro. Prima che sia troppo tardi. Sento il cuore esplodere nel mio petto. Mi sembra di vedere la camicia andare avanti e indietro, che segue il tempo indispettito del mio battito cardiaco. Sento della musica. Cerco il binario. Quel treno che mi porti via da questa città, da queste buche nell’asfalto, dalla puzza di questi medicinali, da questi cassonetti stracolmi d’immondizia, da questa mia immobilità. Poi mi fermo di colpo. Guardo a un tratto una lunga fila di formiche che hanno fiutato l’odore di gocce di sciroppo d’acero tracimate dal sandwich di un bambino obeso e capriccioso e accanto una ballerina che cammina sulle punte dei piedi, con delle scarpette sporche, e con il dito m’invita a salire sul treno.

Il treno è pieno, ma da alcuni finestrini scorgo dei posti liberi. Mentre sto per salire la musica finisce e una voce improvvisamente spezza l’incantesimo.

“Allora ti è piaciuto? Secondo me sì. Ciajkovskij è meraviglioso. Domani ti porto qualcos’altro. Ok?”

È la voce di Laura. Sento le sue labbra poggiarsi sulla mia guancia.

Sono tornato. Non sono riuscito a partire nemmeno questa volta. Sono amareggiato, ma lei non lo sa. Mia moglie è l’unica che si ostina a crederci. Viene qui ogni giorno a farmi ascoltare della musica, a parlarmi della vita, dei nostri figli, degli amici. È l’unica a essere convinta che le cose cambieranno, che io ritornerò quello di prima, che ritornerò in ufficio, come prima che mi accartocciassi come un foglio di carta stagnola in quell’incidente stradale. Nessuno sa se sento le loro voci, se provo delle emozioni, se ho dei pensieri, se sono in grado di sognare, se soffro o se sono felice, se la mente ha il tasto on o off. Non lo sa il primario, che legge la mia cartella clinica con lo stesso scetticismo di uno scienziato che legge l’oroscopo. Non lo sanno nemmeno le infermiere che lavano la mia intimità, il mio cazzo moscio, prosciugato di sperma, il mio corpo inerte, pieno di piaghe, che puzza di frutta andata a male. Nemmeno loro ci credono. Solo Laura ci crede. Lei continua a farmi ascoltare la musica.

Il cielo è terso. Nell’aria aleggia un odore di albicocche fresche. Mi manca quel sapore. Il mio sguardo è rivolto alla finestra. Immobile, come il mio corpo. Aspetto il mio domani. Aspetto Laura che tornerà a raccontarmi del mondo che gira, dei panni stinti nella lavatrice, della polvere sui mobili, dei piccioni che cagano sul balcone, dei bambini che non vogliono andare a scuola, delle sue ricerche di una cura su google, della vita che malgrado tutto va avanti, mentre io qui sono fermo, che aspetto la ballerina, che mi indichi la via, sulle note sparse del pentagramma di un altro compositore che vorrà offrirmi quel viaggio che sogno, con un biglietto di sola andata.

La dea – in collaborazione con Kinkynora

Le collaborazioni sono sempre molto piacevoli e se a scrivere è Kinkynora, che ringrazio, il risultato è assicurato. Dopo il suo racconto per Gola di velluto abbiamo deciso di riprovarci. Questo è il risultato, frutto della sua capacità narrativa e di un mio disegno.

Apre gli occhi e si ritrova in un ambiente sconosciuto, oscuro, sente gli arti legati, prova a muoversi ma non riesce. Riprende coscienza di sé lentamente e capisce di essere legata ad un letto, un bavaglio le chiude la bocca, solleva appena la testa per controllare il suo corpo e si intravede completamente nuda, ai polsi e alle caviglie delle corde che la trattengono agli angoli del letto. Si guarda intorno, sopra di lei un lussuoso baldacchino adornato di pesanti drappi color porpora trattenuti da nastri neri di raso. La stanza è in penombra, solo una piccola lampada illumina l’ambiente, le finestre sono oscurate da lunghe tende. La stanza è vuota, anonima, forse una stanza d’albergo ma non ha memoria di come ci sia arrivata e chi l’abbia legata al letto.

La donna in silenzio le porge un corsetto di pizzo nero. si alza dal letto e le va incontro, lo prende tra le mani e in un attimo lo ha già sul suo corpo. Le stringe la vita, si sente a disagio in quel pizzo, il corpo della donna davanti a sé è molto più sinuoso ed elegante, piacevole alla vista avvolta in una morbida vestaglia dai motivi orientali, lunghi spacchi sui fianchi mostrano le sue gambe candide, lunghe e affusolate, impreziosite da autoreggenti scure, deve essere una Dea. Le loro immagini riflesse nello specchio. Il confronto con quel fisico statuario la intimorisce, non ha il coraggio di guardarla in volto. La donna sbatte nervosamente il frustino sul palmo della mano opposta. Lei sente il suo sguardo addosso, si sente studiata, misurata, analizzata. Il disagio è insopportabile. Si volta di schiena e nasconde il volto fra le mani.

Carponi sul letto, pronta a ricevere la sua punizione. Davanti ai suoi occhi un uomo dal viso deforme la fissa e ride, può vedere solo il suo volto dall’altro lato del letto, ride sguaiato e la sua risata fa crescere in lei un moto di sdegno, di disprezzo profondo. Sente scivolare sulla pelle nuda il frustino, freddo e liscio. Scivola piano sulla sua schiena, segue la linea curva dei glutei esposti, si infila nella piega fra le natiche e indugia sul suo sesso. Il contatto con l’oggetto si perde per un attimo, il colpo arriva netto, feroce e inaspettato. Il suo corpo si irrigidisce, il dolore arriva veloce al cervello come un lampo, si espande caldo e violento, quasi liquido fra le sue gambe. Trattiene a malapena un gemito. Seguono altri colpi, veloci e ravvicinati, violenti e imperterriti a colpire sempre la stessa parte. Le lacrime scivolano senza controllo sul suo viso, i singhiozzi echeggiano nella stanza.

Inginocchiata sul letto osserva la Dea avvicinarsi. Le parla ma le sue labbra non si muovono, sente la sua voce soave scioglierle qualcosa dentro. Ti toglierò tutta la tua libertà, tutta. La guarda in viso, un viso dolce e materno, solo gli occhiali la rendono più austera. La sua voce è miele che scivola vischioso e si attacca alle pareti del suo animo. Richiedo disciplina. Occorre tempo. Occorre che io ti entri dentro. La Dea arriva alle sue spalle, il frustino ora è solo una lieve carezza sul suo petto, la cinge, la protegge. Lei si abbandona alla sua Dea, chiude gli occhi e si lascia andare.

Il buio.

Il vuoto.

Si sente cadere nel vuoto.

Atterra pesantemente. Riapre gli occhi di scatto. Nel suo letto, nella sua stanza. Il sole entra prepotente dalle fessure delle persiane. Una mano fra le gambe, dentro le mutandine, dentro di lei due dita strette nella sua calda umidità, strette ancora fra gli ultimi spasmi del piacere.

Intercity notte – Gola di velluto #14

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Una blogger, che preferisce rimanere anonima, mi ha inviato questa sua storia / fantasia.  Mio il tentativo di illustrarla con un disegno ispiratomi dalla lettura.


Salendo sull’Intercity notte per Torino non avrei immaginato che mi sarei trovata alle due del mattino chiusa in uno scompartimento con le gambe aperte, gli slip abbandonati alle caviglie e due dita di donna, non mie, tra le gambe, infilate completamente nella figa, bagnata e gonfia e calda da ustione e aperta dalla voglia di accogliere ben altre dimensioni, mentre una bocca, stessa proprietaria delle dita, mi copriva, succhiandolo, il capezzolo liberato in fretta dal reggiseno abbassato.

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∞ – Il collaborazione con Orso Romeo

Si dice che l’orso perda il pelo ma non il vizio. E così Orso Romeo ed io abbiamo ritrovato il piacere di collaborare. Il tutto nasce da un mio disegno un po’ matto che è servito da spunto per queste sue meravigliose righe. Un immenso grazie Romeo!

Le gambe che con fatica trascina. La malattia che ha consumato lentamente le sue ossa. La danza finita per sempre, oramai una vecchia foto, non un jpg, ma una polaroid datata. Un anno ancora, diagnosticato dai medici. È questione di un attimo. Sulla terrazza delle lenzuola stese. E salta, come se stesse ballando sulle note di Ciajkovskij, con l’eleganza di un cigno. E mentre precipita vede qualcosa attraverso le finestre.

Ottavo piano. Il suo primo orgasmo, raggiunto da sola, violando quel buco.
Settimo piano. Il primo viaggio all’estero, in Irlanda, con tutti i suoi compagni di liceo.
Sesto piano. I genitori che le sorridono.
Quinto piano. Il suo diploma con il massimo dei voti all’Accademia Nazionale di Danza.
Quarto piano. Una stanza vuota. Il figlio che non è mai arrivato.
Terzo piano. La prima volta, deludente, per come si è consumata e perché non era l’uomo giusto.
Secondo piano. Il primo applauso, per il suo ruolo da protagonista, al Teatro La Scala.
Primo piano. L’amore di Luca, per vent’anni al suo fianco.

E poi tutto nero. È bastato un attimo per dimenticarsi ogni cosa e quando il corpo arriva a terra, le ossa si frantumano e dalla sua bocca esce uno strillo. E guarda quel corpo disteso a terra, che fatica a ricordare. E comincia a volare, sempre più su.

Primo piano. Alla ricerca del nido da costruire.
Secondo piano. Le trappole evitate di chi pretendeva di chiuderla in uno zoo.
Terzo piano. Quella deliziosa lepre da mangiare, dopo giorni di digiuno.
Quarto piano. La vista acutissima, sempre in allerta per avvistare pericoli.
Quinto piano. Lei e il suo maschio, fedeli per la vita, in cerca di un habitat accogliente.
Sesto piano. I proiettili evitati, per non finire imbalsamata in un museo.
Settimo piano. Il dolore nel depositare le uova.
Ottavo piano. La felicità nel vederle schiudersi alla vita.

E poi un volo maestoso verso il blu.

Da bambino ero molto sensibile – Gola di velluto #6

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Per troppo tempo i racconti che mi avete inviato sono rimasti chiusi nelle mie mail. Come già vi dicevo a luglio, me ne scuso, ma ora si ricomincia!

Un blogger, che preferisce rimanere anonimo, mi ha inviato questa sua storia / fantasia.
Piccoli refusi presenti nel testo sono stati da me volontariamente lasciati.

Già quando ero piccolo mostravo dei caratteri che poi si sarebbero resi più evidenti crescendo. Ricordo che non socializzavo bene con gli altri bambini, infatti mi divertivo di più da solo. I miei non capviano perché mi comportassi così oppure non volevano capire.
Sta di fatto che per me l’infanzia è stata sempre molto turbolenta, incasinatissima, un periodo veramente brutto!

Non riuscivo a integrarmi, non mi sono mai integrato. Così quando è arrivato il momento di scegliere ho pensato che la mia strada poteva essere quella del convento. Lì ho conoscuito i momenti più belli della mia vita.

Chiuso nello studio e nell silenzio, tra persone per bene, con gli stessi interessi miei…… Ero finalmente LIBERO!! LIBERO di esprimere quello che mi piaceva e di essere come ero, perché tutti i miei amici là dentro erano come me. Onon mi dicevano nulla se non ero come loro. D’altronde si sa, scaglia la prima pietra chi è senza peccato!

Il primo anno di studio è stato veramente bellissimo! Le lezzioni erano tutte belle ed ilavori tanto e quindi non avevo tempo per distrarmi. Poi però, al seoncdo anno, è successo il problema…..

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Lo zerbino – in collaborazione con Orso Romeo

Qualche tempo fa Orso Romeo mi ha chiesto se riuscissi a fare un disegno per un racconto che aveva in mente. Così nasce questa collaborazione e questa bellissima storia che ha voluto regalare al mio blog. Una sola parola: Grazie!

Ed ecco che arriva il mercoledì. E il mercoledì si scopa, nel solito hotel a due stelle, in una delle zone più brutte di Roma. E il gioco è sempre lo stesso. Scopare travestiti da Batman e Robin. Sono due anni che il mercoledì è il giorno dell’appuntamento fisso. Batman paga l’albergo e decide il gioco. Lui è quello più voglioso, quello che aspetta il mercoledì con lo stesso fermento di un bambino che vuole scartare i regali di Natale. A volte è talmente famelico di sesso, che non appena Davide indossa il vestito di Robin, gli salta addosso. E in un attimo lo sbatte sul letto, a faccia in giù, gli abbassa i pantaloni e comincia a scoparlo, come un cane in calore, senza sentimenti, il cui unico obiettivo è svuotare le palle. Robin urla, si dimena, tra il piacere e il dolore, ma per il suo Batman farebbe qualsiasi cosa, anche dargli un polmone se avesse difficoltà a respirare. Quando incontri un uomo che ti entra nella mente, nel cuore e nel culo in quel modo, non riesci a farne a meno. Non riesci più a pensare di poter vivere senza di lui. Non riesci più a essere lucido, perché è lui, solo lui, che rende viva la tua giornata. Anche se è una sola giornata: il mercoledì. Anche se nel profondo sa che non potrà mai esserci un futuro tra di loro, perché saranno sempre e solo due supereroi nascosti in un hotel a due stelle, senza wi-fi, fra una moquette macchiata e un bagno incrostato.

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Scopandomi te – in collaborazione con Nyno

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Nuova puntata della collaborazione tra Nyno e me. Ancora una volta è stato lui a dover mettere la sua fantasia al servizio di un mio disegno. Buona lettura.

Ti ho notato mentre bevevo un caffè, ti ho lasciato andare, ma ti ho violentato gli occhi, ho stuprato la tua mente, ho accarezzato il tuo orgasmo, le tue labbra piangevano saliva, godevi come si gode, una puttana che dispone di passioni che poi non racconterà, per il troppo piacere.

Tutto questo in un solo sguardo, sei andata via, i nostri occhi si sono incrociati per pochi attimi, quei pochi attimi che danno il suicidio a quei pensieri che la mente costantemente fa.

Sono le 23 è la penultima corsa, il bus è come il treno, non passa sempre. Ti vedo, sei in piedi che ti tieni, non ti piace sederti, non ti piace sporcarti, non ti piace quello che tutti usano, a te piace farti usare.

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Gola di velluto – preview

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Grazie a tutti! Questa è la prima cosa e la più importante.

Vi ricordate che lunedì vi ho parlato della nuova rubrica che vorrei lanciare pubblicando fantasie, confessioni o storie di altri blogger, in modo del tutto anonimo?

Volevo ringraziare tutti voi per l’entusiasmo e l’affetto che mi avete dimostrato, per l’incoraggiamento, la simpatia e il supporto.

A tutti quelli che mi hanno promesso un post e a quelli che si sono offerti come lettori.

Grazie a tutti o tutte quelli che coraggiosamente mi hanno mandato per primi i loro post! Anche se alcuni non so chi siano… grazie!

Tutto questo può funzionare solo per merito vostro!

Un grazie particolare a Mela per il bel nome che mi ha suggerito, davvero un tocco di classe.

Appuntamento per tutti a lunedì per la prima puntata!

Se volete mandarmi la vostra storia o la vostra fantasia vi ricordo che potete farlo scrivendomi una mail a alidivellutoblu@yahoo.it o, in modo assolutamente anonimo, tramite questo form.

Dai che partiamo!

Ho bisogno di voi!

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Vorrei il vostro contributo e parere su una nuova rubrica che mi piacerebbe lanciare.
L’idea è quella di pubblicare fantasie, confessioni o storie di altri blogger, in modo del tutto anonimo (a meno che l’autore non desideri che il suo nick appaia).
Non è importante che siano storie reali, di vita vissuta o solo fantasie, anzi credo che questa ambiguità renda la cosa anche più divertente.
Queste verranno pubblicate sul mio blog senza che io formuli giudizi o prenda posizione.
Se non me ne indicherete una voi sceglierò una foto o un mio disegno come accompagnamento al post.
Nei commenti poi si potrà liberamente discutere: l’autore stesso potrà intervenire senza che si sappia che è lui.
Perchè tutto ciò?
Con gli #zozzolerci ho visto che ad alcuni piacerebbe scrivere di questi argomenti, ma magari non desidera farlo sul proprio blog.
Mi piacerebbe poter creare uno spazio dove si possa discutere di sesso liberamente, senza tabù e preconcetti.
Mi aiutate in questo nostro progetto?  Si nostro perché ovviamente i protagonisti sarete solo voi.
Io ho creato un form con cui mandarmi i contributi in modo assolutamente anonimo o potete scrivermi per email a alidivellutoblu@yahoo.it
Dunque cosa ne pensate? Come chiamiamo la rubrica? Partiamo?